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Bartolomeo Cristofori: l’inventore del pianoforte era padovano!

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Bartolomeo Cristofori inventore pianoforte

Tra le scoperte più clamorose che ho fatto approfondendo la conoscenza della mia città e grazie alle attenzioni necessarie per curare questo blog c’è senz’altro l’aver appreso che l’inventore del pianoforte è padovano ed è proprio di costui che vi parlerò in questo post: Bartolomeo Cristofori.


Bartolomeo Cristofori nacque a Padova il 4 maggio 1655 da Francesco Cristofori e Laura.  Non si conosce molto della sua vita padovana ed esiste solamente un suo ritratto, una fotografia da un documento distrutto a Berlino durante la seconda guerra mondiale.

Chiesa San Luca Evangelista Bartolomeo Cristofori Padova
Chiesetta di San Luca Evangelista

Si sa che venne battezzato nella chiesetta di San Luca Evangelista nell’attuale via XX settembre e che come padrini di battesimo ebbe il signor Camillo Chinoni e la signora Lina Pani che lavorava presso l’aristocratica famiglia dei Papafava. Il giovane Cristofori a Padova apprese il mestiere di cembalaro, luitaio, organaro e divenne uno dei più famosi costruttori di clavicembalo e spinette della sua epoca: si trattava di strumenti a tastiera che generano il suono pizzicando la corda. Grazie alla sua fama come cembalaro ricevette nel suo laboratorio di Padova la visita del principe Ferdinando de Medici, figlio di Cosimo III, all’epoca Granduca di Toscana, grande amatore di strumenti musicali ed apprezzato cembalista che gli propose di trasferirsi a Firenze per lavorare  come costruttore di strumenti musicali e curatore delle crescente collezione di strumenti alla corte dei Medici con la possibilità anche di lavorare su commesse provenienti da privati. Bartolomeno Cristofori accettò e nel 1688 si trasferì a Firenze.

Esistono documenti che certificano la sua attività come costruttori di strumenti musicali a Firenze e fu proprio a Firenze che, su commessa di Ferdinando de Medici, Bartolomeno Cristofori realizzò uno strumento che, anzichè pizzicare le corde, le colpiva generando un suono diverso. Ci riuscì dopo anni di tentativi, sperimentazioni e dopo molti prototipi. Da documenti presenti nella corte dei Medici risulta che in realtà il primo fortepiano, questo il nome attribuito al nuovo strumento, fu realizzato nel 1700 ma la notizia venne ufficializzata più tardi dopo la morte del suo mecenate, avvenuta il 30 ottobre 1711 e a partire dagli anni venti del Settecento sono iniziati ad uscire i primi fortepiani.

I primi fortepiani realizzati da Cristofori ed altri strumenti ancora esistenti sono conservati in musei e presso istituzioni musicali in tutto il mondo mentre a Padova non c’è nulla, almeno così mi risulta, ed è un peccato. Il più antico fortepiano, del 1720, è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, un altro del 1722 al Museo degli strumenti musicali di Roma (vedi immagine a sinistra), un altro ancora del 1726 alla Musikinstrumenten Museum, nella Karl-Marx-Universität di Lipsia. Sui suoi strumenti musicali però si legge sempre sulla striscia sopra ai tasti la sua firma, un’iscrizione con su scritto “Bartholomaeus De’ Christophoris Patavinus inventor faciebat Florentiae…” e l’anno di realizzazione in numeri romani, a dimostrazione che non aveva dimenticato la sua città e che si sentiva padovano nonostante il successo raggiunto a Firenze.

Il pianoforte che associamo alla musica classica e all’opera dei più grandi musicisti quali Mozart, Beethoven, Bach, Chopin etc etc è uno strumento musicale popolare in tutto il mondo nata dall’innovazione tecnologica del fortepiano, introdotta da Bartolomeo Cristofori a partire dal clavicembalo. Al moderno pianoforte si è arrivati grazie a migliorie nei materiali e modifiche ma di fatto si tratta dello stesso strumento del fortepiano, la cui paternità è quindi da ascrivere al “nostro” Bartolomeo Cristofori.

Ricordo di aver letto anni fa di qualche amministratore di una cittadina vicino a Nottingham il quale parlava del rinvenimento di un antico manoscritto in cui si “certificava” la nascita in quel territorio di un certo Robin Hood e si capiva che si trattava di una “macchinazione” per poter realizzare e promuovere un parco a tema in quella cittadina. Ora non dico di arrivare a tanto ma il fatto che fino ad oggi Padova non abbia pensato di valorizzare la figura di Bartolomeo Cristofori un po’ mi sconvolge, anche se il detto “Nemo propheta in patria” a Padova è particolarmente valido e anche altri personaggi illustri meriterebbero maggiori attenzioni.

Tuttavia negli ultimi tempi ho notato una certa attenzione ed interesse nel voler valorizzare Padova come città della musica classica. In attesa del nuovo auditorium una delle proposte è proprio il Festival Pianistico Internazionale di Padova “Bartolomeo Cristofori“.

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Alberto Botton

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