birra senza nome Crak

“Birra senza nome”, la nuova produzione Crak ispirata ai pini dell’A4 recentemente rimossi

La scorsa settimana ho fatto un giretto alla Tap Room del birrificio Crak di Campodarsego per toccare con mano, o meglio assaggiare, l’ultima trovata dei ragazzi che da qualche anno a questa parte si stanno facendo valere nel mondo della birra artigianale a livello nazionale ed internazionale: la “birra senza nome“!

Per la categoria “eventi e degustazioni” del blog vi parlerò quindi della produzione da parte della Crak brewery di una nuova birra in edizione limitata: la “birra senza nome” che richiama il detto popolare di Padova, città dei 3 senza di cui vi ho parlato anch’io.

Premetto che NON si tratta di un post sponsorizzato, per altro Crak non ha bisogno della mia pubblicità, semmai preferisco parlarvi di un post nato in seguito ad una bella chiacchierata con uno dei soci di Crak, Claudio Franzolin, il che è la verità. Se vero che comunicazione e blogging significa relazione, questo post ne è l’esempio.

La Crak brewery Tap room è meta degli appassionati di birra del territorio ma non solo. Ho parlato in un post del “Turismo della birra” e di come in tutto il mondo il turismo di chi viaggia per scoprire i birrifici più interessanti ed i territori di riferimento sia in crescita: ebbene, anche Campodarsego arrivano amanti della birra, anche dall’estero, ed inseriscono il birrificio Crak nel loro itinerario, spesso soggiornando proprio a Campodarsego, all’interno di “Valle Agredo”, quel territorio dell’alta padovana che si vuole promuovere anche dal punto di vista turistico. Un’opportunità da cogliere per tutto il territorio quindi!
La Tap Room rientra nei locali che suggerisco di frequentare a chi vuole degustare un’ottima birra artigianale servita da persone competenti ed appassionati in materia e che menzione nell’articolo “Dove bere birra artigianale a Padova”.

La “birra senza nome”, i pini dell’A4 e l’importanza del paesaggio

Ad ispirare la birra e la sua ricetta è stato un fatto recente che ha destato moltissime reazioni nei “social” a livello locale: la rimozione dei pini dell’autostrada A4 tra Padova e Venezia avvenuta il 29 giugno 2019.

Zitti, zitti, con la loro presenza discreta nel corso di 60 anni, quei pini erano diventati un punto di riferimento costante del nostro paesaggio.

In un paesaggio “poco emozionante”, un “non luogo” che potrebbe essere uguale lungo tutto il tracciato autostradale italiano, quei due pini hanno rappresentato per i padovani un segno ben distinguibile.
A chi partiva erano lì ad augurare buon viaggio, “Ciao, buon viaggio, vai piano, ci vediamo!” , probabilmente avrebbero detto se avessero avuto il dono della parola, e al tuo ritorno erano lì a darti il “bentornato a casa!”.
E insomma, alla notizia della loro rimozione, sui social si è scatenata la reazione dei più “romantici” che nella perdita di quei pini hanno avvertito un po’ come una perdita di un qualcosa di familiare.

Erano solo due pini, intendiamoci, ma in una rete spesso piena di contenuti sempre più incattiviti è stato emozionante leggere dei commenti per i due pini dell’A4. Questo testimonia l’importanza del paesaggio e, allo stesso tempo, di come ci accorgiamo dell’importanza di certi simboli ed elementi del paesaggio solo quando ci vengono tolti.

Così Crak ha pensato bene di produrre la “Birra senza nome” ispirata proprio ai pini, una DDH IPA da 7,5% dal sapore resinoso e dalle note fruttate in grado di dare freschezza alla birra. Luppolata con Ekuanot, Citra e Amarillo.
La birra si può bere da un’elegante lattina ad edizione limitata da collezione: l’etichetta di carta è impreziosita dal disegno dei due pini dell’A4 realizzato dall’artista padovano Emanuele Panzarini, illustratore ed artista visuale in grado di realizzare grafiche di notevole impatto.

A chi piace condividere immagini di cibo e bevande sui propri canali social suggerisco di utilizzare l’hashtag #birrasenzanome per raccogliere i vostri momenti in compagnia della nuova birra Crak, l’inconfondibili birra coi pini!

Crak Brewery. Nell’alta padovana, tra i capannoni del Veneto industriale anche un birrificio locale dialoga a livello globale

Quando la scorsa settimana stato per tornarmene a casa dopo essere stato presso la Crak Brewery Tap Room, il bellissimo giardino estivo del locale di degustazione che affianca il birrificio vero e proprio, mi sono emersi chiari alcuni pensieri, in particolare due.
Se la “Birra senza nome”, nata dal radicamento sul territorio che questi due pini dell’A4 rappresentavano, mi ha fatto pensare all’importanza del paesaggio come rappresentazione del legame virtuoso tra uomo ed ambiente, il luogo in cui si trova il birrificio Crak mi ha fatto pensare anche al valore del milieu territoriale che questa parte della provincia padovana, così come il Veneto centrale, può vantare.

Il birrificio Crak si trova nella zona industriale di Campodarsego, all’interno del territorio che si vuol promuovere anche dal punto di vista turistico come “Valle Agredo”. Ci troviamo in quell’area che rientra tra quelle del “mitico Nordest” e del “Veneto locomotiva” d’Italia, una delle zone produttive più importanti d’Italia dove sono molte le aziende, in vari settori che, grazie al loro lavoro di qualità, grazie alle competenze trasmesse di generazione in generazione, sono tra i leader del loro settore a livello nazionale ed internazionale. Un territorio anche interessante ed attrattivo dal punto di vista del cosiddetto turismo industriale manifatturiero: non caso spesso le aziende dell’alta Padovana aderiscono ad iniziative quali “Open Factory” per aprire le porte delle aziende ai visitatori (ne avevo parlato anch’io qui)

Sorseggiando la mia birra ho fatto una bella chiacchierata con Claudio Franzolin, uno dei tre giovani soci e avuto il piacere di sedere al tavolo con uno dei soci fondatori Anthony Pravato e gli altri ragazzi, tutti giovani, sotto i 30 o poco più che trentenni, che lavorano in Cr/ak (perdonatemi ma ho scarsa memoria per i nomi) che mi ha raccontato la storia della nascita di questa impresa, impresa in tutti i sensi, quella di avere tanto successo e anche in tempi piuttosto rapidi.

Mi raccontava Claudio che per partire e per risparmiare si sono occupati in prima persona, facendo i muratori, per ampliare il loro capannone, che all’interno della cerchia di familiari ed amici hanno avuto un grande sostegno dal punto di vista tecnico per realizzare e riparare i macchinari e che, all’occorrenza, quando hanno bisogno di qualche attività o fornitura la trovano sempre e di altissimo livello all’interno di raggio di una trentina di km. Competenza, ambizione e attenzione alla qualità li hanno portati ad ottenere nel 2018 il riconoscimento da Union Birrai come miglior birrificio artigianale italiano, all’esportare all’estero una considerevole quantità di birra e di partecipare alle più importanti fiere di settore a livello internazionale.

Che dire? Complimenti ragazzi e avanti così, cheers!

Alberto Botton

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  1. Pingback: LA BIRRA SENZA NOME – Emmanuele Panzarini

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