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Alla scoperta dei casoni della Saccisica, testimonianza del Veneto rurale che fu

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Casoni veneti della Saccisica

Tra i segni rimasti a testimonianza della civiltà rurale del Veneto del passato ci sono senz’altro i casoni, le povere e caratteristiche abitazioni con il tetto di paglia e canne palustri dei mezzadri che lavoravano le nostre campagne.

I casoni veneti sono stati a lungo l’icona della miseria e dell’indigenza delle famiglie più povere da quel Veneto agricolo da cui partirono in molti già durante l’Ottocento falcidiato anche dalla pellagra.

A dire il vero ne sono rimasti davvero pochi, per lo più restaurati proprio a scopo etnografico a testimonianza del Veneto contadino del passato, ed è possibile visitarli e vederli in occasione di eventi, visite guidate ed escursioni alla scoperta della Saccisica, ampia area tra le province di Padova e Venezia, tra campagna, fiumi, corsi d’acqua e la laguna veneta meridionale nelle vicinanze della stessa Venezia e di Chioggia.

I Casoni rappresentano un forte elemento identitario di questo territorio tant’è che una delle iniziative più rappresentative è il festival “Scene di paglia. Festival dei casoni e delle acque” giunta alla sua unidicesima edizione, quest’anno in programma dal 21 giugno al 7 luglio 2019. Si tratta di un festival culturale che propone un ricco appuntamento di concerti e spettacoli teatrali e di danza. Per info: https://www.scenedipaglia.net/

Per informazioni ed eventi in Saccisica segnalo la pagina facebook dell’ufficio informazioni turistiche IAT Saccisica e il mio articolo dedicato a Villa Roberti a Brugine, altro punto di riferimento del territorio così come l’articolo sulla Corte benedettina di Correzzola.

Storia di queste costruzioni rurali. Com’erano costruite, quando si diffusero

Il casone era una costruzione rurale per lo più a pianta rettangolare con il tetto spiovente di paglia e canne palustri con inizialmente pareti di rami e paglia e successivamente muratura, ottenendo mattoni irregolari dall’impasto di argilla ed acqua esposta e solidificata al sole.
I casoni veneti si sviluppavano in pochi ambienti tra cui la cucina con il camino (detto “cavarzerana”) era il fulcro e non era raro che dalle faville si propagasse un incendio distruttivo. I pavimenti erano per lo più in terra battuta e spesso si condividevano gli spazi con gli animali, da corte, una mucca per avere il latte e un asino che aveva varie funzioni.

Leggi dall’interessante blog di Paolo Zatta un approfondimento sulle tecniche di costruzione dei casoni: http://www.gastrosofia.it/architettura/casone/

storia dei casoni veneti
Famiglia davanti al proprio casone nei primi anni del Novecento

Questi edifici assomigliano e ricordano un po’ i cottages della campagna inglese ed irlandese.

Il cambiamento dell’economia veneta del Quattrocento passata sotto il dominio della Serenissima modifica anche il lavoro nei campi modificandone l’agricoltura. Il Veneto, compresa la campagna padovano diviene il “granaio” della Saccisica e l’agricoltura locale è finalizzata allo “sfruttamento” commerciale. I nuovi proprietari terrieri, i patrizi veneziani vendevano infatti i prodotti del raccolto della terraferma a Venezia per il fabbisogno dei cittadini veneziani.
Si rese così necessario fornire un’abitazione semplice, funzionale e poco costosa, ai numerosi mezzadri ai quali fu dato in concessione appezzamenti di terra affinché la potessero lavorare.
La maggioranza dei casoni si diffusero nelle vicinanze delle zone lagunari e palustri ed ecco spiegato il motivo perché, tra i molti casoni presenti nella campagna padovana, da nord a sud della provincia, quelli della Saccisica, nei pressi della laguna veneta, fossero particolarmente numerosi.

Fu durante il ventennio fascista che si diffuse l’idea che si trattasse di abitazioni insalubri, oltre che poco dignitose, in realtà ad essere poco dignitosa era la povertà delle persone che abitavano i casoni più che i casoni stessi, realizzati con materiali naturali, freschi d’estate e caldi d’inverno.

Fatto sta che si iniziò a trasferire le persone in case popolari in muratura. Lo stesso duce Mussolini, in visita a Padova, partecipò all’inaugurazione di case popolari anche in Saccisica. Nel 1933 in provincia di Padova c’erano ancora 2644 casoni sparsi nei vari comuni. I casoni veneti della provincia di Padova non erano solo in Saccisica ma anche nella Bassa Padovana e nell’Alta, nella zona del Campiosampierese, ma il numero maggiore era a Piove di Sacco dove si passò infatti dagli oltre trecento ancora presenti negli anni Trenta al centinaio dei primi anni Quaranta.
L’abbandono, la dismissione e la distruzione dei casoni veneti proseguì poi nel Dopoguerra a tal punto che tra gli anni Cinquanta e Sessanta furono per lo più tutti distrutti e in pochissimi sopravvissero.

I casoni della Saccisica di terra e quelli di laguna in Valle Millecampi

Nella zona della Saccisica, ed in particolare nel territorio di Piove di Sacco, sono stati restaurati alcuni di questi casoni veneti, aperti e visitabili in occasione di eventi, feste popolari e visite guidate pensate per mantenere viva la memoria di come vivevano i nostri avi e di quale fossero nei tempi passati il tenore di vita e le attività quotidiane nella campagna padovana.

Eccovi di seguito i casoni della Saccisica, quelli di terra e quelli di laguna, in Valle Millecampi, il piccolo ed unico lembo di laguna veneta in provincia di Padova, a sud di Venezia e nelle vicinanze di Chioggia, paradiso di biodiversità e di numerose specie di animali di terra, acqua e cielo. Valle Millecampi assieme a Venezia e alla laguna è stata riconosciuta nel 2012 tra i  patrimoni Unesco ed inserita nella rete europea Natura 2000.

Il Casone rosso

casoni veneti della Saccisica - Casone rosso

Tra gli ultimi casoni veneti rimasti c’è il suggestivo Casone Rosa, meglio noto come “Casone rosso” per via dell’ultima colorazione. Siamo a Corte, frazione del Comune di Piove di Sacco, in via Fiumicello, 44 (vai a google maps)  e comodamente raggiungibile a piedi dal centro storico di Piove di Sacco.
Fu eretto nel 1800 ed abitato addirittura fino al 1990. 
Prende il nome dall’argilla rossa usata come intonaco dato durante un accurato restauro del 1993 dopo che il casone fu in parte vittima di un incendio: il colore originario era rosa.
Di piccole dimensioni lo si può ammirare nel suo splendore attuale dopo l’ulteriore restauro del 1998, accurato e rispettoso dei materiali originari, con il suo caratteristico tetto in paglia. Visto che è stato abitato fino a tempi piuttosto recenti negli anni Settanta la struttura originaria che prevedeva solo quattro ambienti, cucina, due camerette ed uno sgabuzzino fu integrata con altre stanze. Le finestre dei casoni sono per lo più di piccole dimensioni per mantenere le stanze calde d’inverno e fresche d’estate.

Il Casone rosso è anche dotato di un bel giardino dove sono esposti attrezzi agricoli e di uso quotidiano dei tempi andati.

E’ aperto solo in occasione di visite guidate, eventi ed escursioni organizzate.

Il Casone Bianco

casone bianco casone ramei Piove di Sacco

Il Casone bianco o “Casone Ramei”  si trova in via Ramei, 16 (vai a google maps), a Piove di Sacco a circa 15-20 minuti a piedi dal Casone rosso.

Fu costruito sul finire dell’Ottocento ed abitato dalla famiglia Zecchin fino al 1979. Fu successivamente acquisito e restaurato dal Comune di Piove di Sacco negli anni Ottanta. Le caratteristiche sono quelle tipiche del casone veneto ed è particolarmente interessante perché ospita il “Museo della cultura popolare e della civiltà contadina“. 

La proprietà è costituita da due edifici. Il primo è il casone originario, su due piani, seppur molto basso, il cui cuore era rappresentato dalla cucina e dal gran focolare tradizionale (detto “cavarzerana” dalla cittadina di Cavarzere). Il secondo casone, originariamente era il deposito degli attrezzi e fungeva da cantina mentre il fienile era ricavato nel sottotetto, fu restaurato ed ampliato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale per ospitare la famiglia allargata.

Oggi il Casone bianco è gestito dai volontari dell’associazione “Gruppo del Cason” di Piove di Sacco che dal 1996 rende possibile l’apertura del casone e del parco attiguo promuovendo visite guidate. incontri e promuovendo iniziative  assieme ad altre realtà del territorio.

Il Casone bianco o Casone di via Ramei è aperto al pubblico la domenica dal 1 aprile al 30 settembre dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 18,30 e in occasione delle seguenti festività:  25 aprile, 2 giugno, 15 agosto.
E’ possibile visitare il Casone in altri momenti su prenotazione.

Il Casone azzurro

casone azzurro Vallonga Arzergrande

Il Casone azzurro di Vallonga, località del comune di Arzergrande, che si trova in Strada San Marco, 9 (vai a google maps) è un tipico casone della Saccisica che mantiene tutte le caratteristiche dell’architettura orignale. Fu abitato fino al 2006 e ristrutturato nel 2008 per ospitare iniziative per la comunità locale e i visitatori.

Il Casone azzurro si fa notare per il colore dell’intonaco da cui prende il nome e per la sua conformazione tipica con il caratteristico tetto in canne palustri appoggiato e legato a travi di legno, il pavimento in terra battuta, il sottotetto utilizzato come deposito di paglia e/o fieno e le pareti costruite rivestendo di argilla un’intelaiatura di graticci e pali. Per dipingere l’esterno veniva, come in questo caso utilizzata la calce. In genere i casoni venivano costruiti senza fondamenta o con fondamenta piuttosto 
Il casone azzurro di Arzergrande, toponimo che parla di un territorio modellato da fiumi e da alvei antichi di corsi d’acqua, è inserito in un’area verde che ospita eventi ed iniziative.  

Dai casoni di terra passiamo ai casoni di laguna che si trovano in Valle Millecampi, nel territorio del comune di Codevigo.

Il Cason delle Sacche

casone delle sacche Valle Millecampi

Tra questi il Casone delle Sacche, costruito come rifugio per cacciatori nell’Ottocento, è proprietà della Provincia di Padova che ha provveduto al suo recupero. Curiosità su questo casone è il suo utilizzo come set del film “La moglie del prete” (1970) di Dino Risi  con Marcello Mastroianni e Sofia Loren (vai all’estratto vide su youtube).

Questo casone della laguna veneta sud si raggiunge percorrendo fino in fondo via Cason delle Sacche (vai su google maps), toponimo che richiama la conformazione geografica della zona con le insenature (sacche) che si insinuano rispetto alle lingue di terra.
E’ una continua sfida tra terra ed acqua, un gioco di maree che rende il paesaggio vivo e visto il grande interesse naturalistico qui potete trovare pannelli illustrativi sulla flora e fauna del territorio.

Al Casone delle Sacche c’è un piccolo parcheggio da cui è possibile iniziare delle escursioni a piedi, in bicicletta e anche canoa alla scoperta di questa zona della laguna, per vedere anche il Casone Millecampi e raggiungibile solo via acqua o addentrarsi nella Valle Millecampi e quelli limitrofe quali Valle Morosina e Ghebo storto (in realtà quest’ultime due di proprietà privata).
Nelle vicinanze e da visitare c’è anche la spiaggia della Boschettona, molto apprezzata dagli amanti del kite surf.

I Casoni della Fogolana

casoni della Fogolana

I Casoni della Fogolana sono 4 casoni recentemente costruiti in Valle Millecampi in via Cason delle Sacche, 8 (vai a google maps) a poche centinaia i metri dal Cason delle Sacche.
Gestiti dalla cooperativa Terra di Mezzo si tratta di casoni simili a quelli originari della Saccisica ma realizzati a scopo di educazione ambientale e come luogo deputato ad iniziative culturali e turistiche.

Aperti dal 7 aprile al 3 novembre ospitano anche dei Bed & Breakfast per chi desiderasse pernottare qui per poi dedicarsi ad escursioni alla scoperta di un territorio immerso nella natura.

Su prenotazione è anche locanda dove poter gustare piatti locali aperta il venerdì a cena, il sabato a pranzo e a cena, la domenica a pranzo.

Per informazioni e restare informati sulle molte proposte di eventi vi segnalo la pagina facebook de I casoni della Fogolana.

Itinerario in bici

itinerario dei casoni della Saccisica

Se siete interessati a fare un bel giro in bicicletta vi suggerisco l’itinerario dei casoni della Saccisica in GPX che potete scaricare dal portale di Visit Saccisica.

Alberto Botton

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