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Come il teatro racconta cos’è l’Hospice Pediatrico di Padova

In ambito sanitario e scientifico Padova ha svariate eccellenze, di molte si può leggere sui giornali per statistiche e nomi. Ma ci sono casi in cui i numeri e i dati non riescono a trasmettere a sufficienza. Come far conoscere, ad esempio, la realtà dell’Hospice Pediatrico? Come spiegare cos’è la Casa del Bambino e cosa sono, ad esempio, le cure palliative pediatriche senza spaventare le persone per la delicatezza e la profondità dei temi trattati?

L’associazione L’isola che c’è ha deciso di provarci usando il linguaggio del teatro e affidandosi a Officine Arte Teatro, quattro professionisti nell’ambito di teatro, educazione, sociologia e psicologia che da tempo a Padova creano occasioni di incontro fra teatro e società, lavorando su temi come l’interculturalità, la salute, i quartieri di questa città.

Da mesi OAT lavora e fa ricerca sull’Hospice pediatrico, intervistando medici, infermieri, operatori sanitari, e naturalmente loro, le famiglie che sono seguite dal centro. Perchè l’Hospice pediatrico è un centro di riferimento per la regione Veneto che offre supporto ai bambini affetti da malattie inguaribili e alle loro famiglie, la cui vita particolare tenta di essere il più normale possibile. Al momento è l’unica struttura pubblica di questo genere in Italia, nata nel 2003 grazie all’esperienza, agli studi e alla forza della dottoressa Franca Benini, dirigente medico presso pediatria dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Ogni giorno l’Equipe, composta da medici, infermieri e psicologi, ha in carico più di 100 bambini che vivono la loro malattia inguaribile a casa, sparsi su tutto il territorio Veneto e oltre, e che vengono assistiti e supportati, congiuntamente ai servizi locali sanitari, sociali e scolastici, nei loro bisogni clinici, sociali, psicologici, etici e spirituali. E poi c’è l’ Hospice Pediatrico, una struttura appena fuori dalle mura dell’ Ospedale, ristrutturata e adibita all’accoglienza dei bambini e della loro famiglia, genitori, fratelli, nonni, zii, amici; si tratta di un reparto più simile ad una casa che ad un ospedale, dove i bambini vengono ricoverati per eseguire accertamenti clinici, o prima di rientrare a casa dopo un ricovero o in momenti particolari della malattia. E “casa” è proprio la parola chiave per far sentire accolto, per prendersi cura e curare, anche quando non si può guarire.

Ma nella vita di un bambino, anche se irreversibilmente malato, ci sono tante attività e tante persone. Ad esempio, per alcuni di loro, i compagni di classe. E magari questi compagni di classe non sanno come comportarsi, alcuni forse non sanno da che parte iniziare, altri magari hanno paura di sbagliare. Ed ecco che allora il teatro può essere uno strumento per sensibilizzare, per aprire riflessioni, per valorizzare la cultura dell’integrazione. Di sicuro trasmette emozioni.

“Tutta la vita che c’è” è il titolo dello spettacolo nato da questa ricerca, pronto per essere replicato in tutte le scuole superiori ma non solo. Il suo debutto infatti è aperto a tutti, e sarà mercoledì 9 novembre alle ore 21 all’Anfiteatro Camerini di Piazzola sul Brenta (Pd) all’interno del ricco programma di Shockando Festival. Ingresso gratuito.

Per maggiori info trovate tutto nei siti delle varie associazioni che vi ho linkato o nell’evento facebook che trovate qui: https://www.facebook.com/events/1257977040931622/

 

Susanna Piccin

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