Nell’alta padovana c’è un interessante esempio di archeologia industriale e di come da un recupero di un complesso industriale in disuso si è giunti ad un rinnovamento urbanistico di grande pregio: è il caso dell’ex jutificio di Piazzola sul Brenta
Con il post di oggi andiamo nell’alta padovana, in particolare a Piazzola sul Brenta, a circa 20 km a nord di Padova: l’occasione è quella di parlarvi dell’ex jutificio Camerini. Avevo visitato questo luogo qualche anno e ne ero rimasto molto colpito e ci sono stato più di recente in occasione di un’iniziativa enogastronomica, la prima edizione dell’Artisanal Beer Tasting.
Parliamo di un ex complesso industriale di grandi dimensioni attivo dal 1890 al 1978. Questo caratterizzava prima, quando era in funzione, e caratterizza oggi, rinnovato, la struttura urbanistica della cittadina di Piazzola sul Brenta.
Il nome Camerini ricorda anche la figura del proprietario che fortemente l’ha voluto, Paolo Camerini. Costui fu proprietario da fine Ottocento anche di Villa Contarini nella cui vicinanze realizzò il più grande polo industriale della provincia di Padova. Fino ad allora, si intende.
E non fu l’unico suo progetto.
Oggi nell’ex quartiere operario, magazzini ed edifici complementari all’attività di filatura e tessitura della juta sono diventati unità abitative e spazi commerciali. La grande sala della filatura è diventata uno spazio polivalente per mercatini, eventi ed attività culturali.
I muri perimetrali con mattoni a vista, le forme delle coperture degli edifici, a denti di sega per dare massima illuminazione ai luoghi di lavoro, ricordano l’uso industriale. L’antica roggia di origine medievale che alimentava le turbine e poi ancora l’alta ciminiera della filanda caratterizza il paesaggio e la memoria storica.
E mentre mi aggiravo attorno al complesso per scattare qualche fotografia, un’anziana signora compiaciuta, a ricordarmi che “xe un posto storico qua….’na volta i se rampegava su in alto ma snetare ea ciminiera“. Una testimonianza di come il sentimento nei confronti del luogo sia sentito ed rappresenti un punto di incontro tra le generazioni.
PS: Consentitemi una piccola digressione, da non trascurare, e relativa ad un nome illustre, figlio di questa zona della provincia di Padova. Mi riferisco al noto pittore rinascimentale Andrea Mantegna, nato nel 1431 ad Isola di Carturo, oggi Isola Mantegna, frazione di Piazzola sul Brenta.
Indice dei contenuti
- Archeologia industriale in Veneto e memoria
- Ex jutificio Camerini a Piazzola sul Brenta: cenni storici
- Il recupero dell'ex jutificio all'insegna dell'archeologia industriale
- L'ex jutificio di Piazzola sul Brenta come attrazione culturale
Archeologia industriale in Veneto e memoria
L’ex jutificio di Piazzola sul Brenta è uno dei luoghi più interessanti per quel che riguarda l’archeologia industriale in Veneto, tema che merita un articolo a parte.
Tra i più importanti siti da ricordare c’è senz’altro la Fabbrica alta del Lanificio Rossi a Schio. Sul territorio padovano, anche se qui parliamo di archeologia proto-industriale possiamo citare il borgo di Pontemanco, con suoi mulini attivi già dal medioevo e di cui vi ho già parlato.
Quando si parla di memoria si tira in ballo il vissuto delle persone e, come in questo caso, anche l’identità di un luogo. A lavorare all’ex jutificio di Piazzola erano molte persone che con questa loro attività provvedevano al sostentamento delle proprie famiglie. Qui trascorrevano gran parte della giornata, spendevano le loro energie in un’attività vitale per la zona. Ed oggi quella memoria è diventata anche il fulcro attorno alla quale è stato realizzato un meraviglioso intervento di recupero architettonico ed urbanistico.
Archeologia industriale non è solo recupero di manufatti ma è materia indisciplinare. Come si legge da wikipedia “l’archeologia industriale raccoglie più ambiti disciplinari – storico, economico, tecnologico, sociale, costruttivo, architettonico, ingegneristico – attorno alle testimonianze (materiali e immateriali, dirette e indirette) inerenti al processo d’industrializzazione fin dalle sue origini, al fine di approfondire la conoscenza della storia del passato e del presente industriale“.
Ex jutificio Camerini a Piazzola sul Brenta: cenni storici

L’ex jutificio di Piazzola sul Brenta fu costruito a partire dal 1890. Lo stabilimento per la filatura e la tessitura della juta fu possibile grazie alla costituzione della società in accomandita Scalfo Pavan e C. Una volta ultimato, nel 1895, qui lavoravano 120 operai.
Siamo negli anni della seconda rivoluzione industriale, in Italia pieno sviluppo pre-industriale. Fondamentale materia prima in uno jutificio è ovviamente la juta che arrivava dall’India, da Calcutta in particolare, attraverso il porto di Venezia….globalizzazione d’altri tempi.
Nel 1901 Camerini diventa l’unico proprietario dello jutificio. Il polo industriale da lui ideato arriva a coprire 22.000 metri quadrati completamente chiusi da un muro di mattoni rossi. E’ un po’ l’immagine tipica che abbiamo delle prime fabbriche della rivoluzione industriale nate in Inghilterra, con i mattoni a vista.
Paolo Camerini era uomo di cultura, professore universitario e, diremo oggi, un ‘industriale’ che si è fatto da sé, una sorta di antesignano ‘uomo del nord-est’ dedito al lavoro e all’impresa. Costui concepì la funzione della villa come icona padronale un po’ come i nobili veneziani utilizzavano le loro ville venete in terraferma per gestire l’attività agricola. Nel caso di Camerini “la sua”, Villa Contarini era inserita in un piano urbano di sviluppo sociale-industriale estremamente razionale. Leggere l’ex jutificio assieme alla villa è una chiave per comprendere appieno il progetto di Paolo Camerini.
Ecco dunque che il paese di Piazzola sul Brenta si trasforma in vera e propria città industriale ideale.
Ad inizio novecento, grazie anche allo jutificio Piazzola diventa un centro importante per l’alta padovana. Si provvide pertanto a realizzare il collegamento ferroviario con Padova. Non solo, la stazione di Piazzola sul Brenta fu nodo anche della linea ‘Ostiglia’, ferrovia con funzioni militari tra Treviso e Mantova. Interessanti le caratteristiche case ferroviarie e la stazione con linee di gusto eclettico-liberty. Oggi lungo quel percorso ferroviario si sviluppa la bellissima ciclovia Treviso Ostiglia.
Nel 1926 i lavoratori impegnati saranno ben 1100, numero che vi fa capire la dimensione dell’attività. La manovalanza era soprattutto composta da donne. Alle madri Camerini metteva a disposizione anche un’area per l’allattamento e la cura dei piccoli. Non solo. A rafforzare la sua visione di fabbrica intesa come luogo di progresso sociale per il territorio ci sono anche le “Case Camerini”. Alle maestranze venne donato un appezzamento di terreno con casa di abitazione, le cosiddette ‘Case Camerini’. Erano case caratterizzate da una particolare architettura, sobria e razionale e comunque di un certo pregio. L’intero territorio cittadino venne diviso secondo uno schema geometrico con gli incroci segnati da un modulo di quattro ‘Case Camerini’ ad ogni angolo. Altri lavoratori vennero sistemati invece in ‘case a schiera’ nei pressi degli opifici, le caratteristiche “carovane”.
Non si trattava di semplice filantropia questa operazione urbanistica, tutt’altro. E’ stato piuttosto un esempio sociologico di oculato investimento industriale, un po’ come farà Adriano Olivetti qualche anno dopo a Biella. L’impresa di Camerini e l’organizzazione sociale industriale non riuscì compiutamente dapprima per la pesante opposizione del regime fascista ed infine per la nuova economia globalizzata.
La juta arrivava da Calcutta, come anticipato all’inizio, ed entrava direttamente nello stabilimento tramite una linea ferroviaria. All’interno dello jutificio era stato predisposto uno snodo che consentiva al vagone di ruotare di 180° e uscire. Le macchine, come tutta la documentazione e i primi responsabili dei reparti, erano inglesi che ovviamente avevano un rapporto privilegiato con l’India. Sembra siano stati proprio gli inglesi a dare vita alla prima squadra di calcio piazzolese, l’attuale «Plateola».
La crisi della produzione iniziò già nel 1930 quando, per mancanza di smercio della juta, lo stabilimento lavorava soltanto per tre giorni alla settimana. A questo punto, nel 1933 Paolo Camerini decise di vendere lo stabilimento che rimase chiuso per pochi anni. L’attività riprese nel 1935 per proseguire negli anni successivi con progressive riduzioni di personale. Lo jutificio Camerini di Piazzola chiuse nel 1978 dopo un periodo di scioperi e difficoltà. All’epoca rimasero senza lavoro i 170 operai ancora impiegati.
Da allora, fino all’avvio della riqualificazione dell’area, l’intero complesso rimase abbandonato a se stesso, chiuso ed in via di rapido degrado, una ferita nel cuore della cittadina.
Il recupero dell’ex jutificio all’insegna dell’archeologia industriale
Il recupero dell’ex jutificio Camerini rappresenta un caso studio per l’architettura e l’urbanistica. Il progetto fu avviato nel 2000 dagli architetti V. Gabelli, T. Melito, A. Verdi, R. Verdi relativamente al quadrante orientale dello jutificio. Il progetto di recupero e conversione dell’ex jutificio sul quadrante occidentale dello stabilimento è stato firmato dallo Studio Negri & Fauro Architetti. il recupero e la conversione dell’ex jutificio.
Lo spazio attuale è dunque il risultato di una riqualificazione urbana iniziata nel 2000 ma era stata già pensata e progettata negli anni precedenti. Il polo industriale, in disuso ed abbandonato, è stata trasformata con questo intervento in una zona residenziale, commerciale e di servizi. Il tutto è stato fatto preservando le strutture e gli elementi architettonici dello stabilimento precedente e quindi la memoria di quel luogo.
Gli architetti si sono impegnati, laddove possibile a mantenere l’aspetto originale e a contrassegnare con targhe in corten, materiale dunque, molto “industrial”, le vie e le piazze con nomi che richiamano alla funzione lavorativa dei luoghi. Aggirandovi all’interno del complesso scoprirete di trovarvi nella Piazza della Filatura, nella Corte della Cucitoria, sotto al Portico della Tessitura, presso il Giardino della Tintoria o di attraversare il “Passaggio dei bagni della juta” o il “Passaggio dei turbini” etc etc.
Gli elementi di archeologia industriale che si possono ancora apprezzare sono senz’altro l’ ingresso e gli edifici laterali. Questi sono conservati esattamente come li vedevano i dipendenti dell’epoca.
La seconda sala della filatura, realizzata in cemento armato nel 1919, copre oltre 5000 mq. Si tratta di quella sala utilizzata oggi come spazio adibito agli eventi cittadini e che ospita mercatini ed iniziative temporanee. La prima sala della filatura oggi non esiste più e i suoi spazi corrispondono all’odierna “piazza della filatura”. Della sala originaria si notano ancora alcune colonne in ghisa che sbucano dalla piazza e si ergono come elementi di arredo urbano.
Si può ancora vedere la torre che conteneva l’acqua da utilizzare in caso di incendio e che serviva inoltre per umidificare gli ambienti lavorativi e per i bagni. Il teazer era il locale utilizzato per la cardatura e che oggi ospita la sede della Pro Loco di Piazzola sul Brenta. Qui c’è anche un piccolo museo con alcuni disegni tecnici restaurati dello Jutificio, visitabile durante l’orario di apertura. Ovviamente poi c’è la ciminiera della filanda ed il locale caldaie.
Vivere in un ex complesso industriale. La riconversione di magazzini ed edifici ad uso residenziale e commerciale
Ora l’ex complesso industriale è un quartiere residenziale di grande pregio architettonico e dotato di servizi. Allo stesso modo notevole è anche la qualità urbana dell’area. Le linee geometriche, i dettagli che richiamano o stile industriale di fine ottocento come i mattoni a vista, la ciminiera, i colori vivi degli edifici, gli spazi verdi, la roggia che scorre e attraversa il complesso sono davvero belli. Sembra uno di quei quartieri del nord Europa, nati da riqualificazione di aree industriali o portuali.
In particolare la roggia, il corso d’acqua che lambisce l’ex stabilimento, e creato artificialmente per far funzionare le turbine dello jutificio, dona ulteriore qualità e bellezza al quartiere. Un elemento naturale come l’acqua, con il suo “gorgoglio” sonoro è indubbiamente un altro fattore di piacevolezza che si aggiunge alla bellezza del luogo.

La grande Sala della filatura dell’ex jutificio di Piazzola del Brenta, un’ampia agorà per eventi e mercatini
La sala della filatura dell’ex jutificio di Piazzola sul Brenta è un ampio spazio utilizzato per mercatini, eventi, manifestazioni ed iniziative culturali. Grazie ad un importante restauro questa enorme sala di 5.000 metri quadrati, riscaldata, dotata di bagni, è diventata una grande agorà al chiuso, disponibile tutto l’anno.
Qui, ogni ultima domenica del mese, si tiene una parte del mercatino dell’antiquariato di Piazzola sul Brenta, considerato uno dei più importanti e suggestivi d’Italia. Dico una parte perché il mercatino si svolge anche nella grande piazza davanti a Villa Contarini e spazi limitrofi.
In questo spazio si svolgono durante l’anno anche molti altri eventi. Tra questi eventi ho partecipato alla prima edizione dell’Artisanal Beer Festival. Si tratta di un festival di birra artigianale che vede protagonisti i molti birrifici artigianali e rurali della zona e del Veneto.
L’ex jutificio di Piazzola sul Brenta come attrazione culturale
Il risultato dell’intervento urbanistico ed architettonico dell’intero complesso, il valore della memoria preservata e dell’identità fanno dell’ex jutificio di Piazzola sul Brenta uno dei luoghi più interessanti da visitare nell’Alta Padovana. Oltre alla meravigliosa villa Contarini, dall’aspetto più simile ad una reggia.
Senz’altro gli appassionati, studiosi, professionisti impegnati nell’ambito dell’architettura e dell’urbanistica apprezzeranno l’intervento allo jutificio. Lo stesso per chi si interessa di archeologia industriale.
La scoperta della figura di Paolo Camerini e della sua visione illuminata di società industriale ideale può essere un’interessante chiave di lettura per una visita. Costui acquistò la villa sul finire dell’Ottocento ed avviò appunto il suo sofisticato e razionale piano urbano di sviluppo sociale-industriale. Piazzola sul Brenta si trasforma in vera e propria città industriale ideale.
La grande Sala della filatura dell’ex jutificio Camerini è utilizzata come spazio per eventi, iniziative culturali, mercatini. Se il mercatino dell’antiquariato di Piazzola sul Brenta attrae ogni ultima domenica del mese moltissimi appassionati, anche altre eventi potrebbero svolgere lo steso ruolo attrattore.
Il nuovo festival della birra Artisanal Beer Tasting potrebbe ad esempio diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di birra artigianale. Piazzola sul Brenta, nell’alta padovana, si trova in una zona baricentrica rispetto al territorio del Veneto centrale.
Qui, oltre alle molte fabbriche protagoniste degli anni del boom economico del cosiddetto “miracolo del Nord-est”, sono davvero molti i birrifici, microbirrifici agricoli di alta qualità.
A rendere quest’area interessante anche per il turismo della birra è anche la presenza di coltivazioni di luppolo, luppoleti, che potrebbero essere inseriti in un eventuale tour dedicato. Fondamentale a questo scopo la ciclabile Treviso Ostiglia, che si estende per 85 km, collegando Treviso a Cologna Veneta e attraversando le province di Treviso, Padova e Vicenza Si tratta di una ciclabile sicura e ben segnalata, che si snoda nel cuore del Veneto lungo il tracciato di un’ex ferrovia.
Alberto Botton
