Gaetana Padova popolare

La Gaetana, mitica signora di una “vecchia” Padova che non c’è più!


Probabilmente i padovani ne avranno sentito parlare ma oggi ho pensato di parlare della Gaetana , signora vissuta qualche tempo fa, e divenuta figura mitica quasi iconica della vecchia Padova completamente cambiata nello spirito prima che dal punto di vista urbanistico.

Penso che in ogni città si ricordi qualche persona divenuta suo malgrado “macchietta”. Personaggi particolari, divenuti popolari, menzionati con qualche nomignolo, soprannome o per qualche episodio raccontato di generazione in generazione fino a diventare quasi “mitologici”. Ecco questo post dedicato alla Gaetana dovevo necessariamente inserirlo nella categoria “Padova popolare” del blog per dare senso alla categoria stessa dedicata alla cultura popolare.

Chi è stato a Dublino avrà visto la statua di Molly Malone e magari ascoltato al pub la canzone dedicata a questa pescivendola, divenuto un po’ l’inno della capitale irlandese, così come a Bruxelles avrà visto la statua del Manneken Pis, il bambino che fa la pipì riprodotto in ogni tipo di souvenir, gadget o cartolina. La Disney, ancora nei primi anni Sessanta, rese celebre in tutto il mondo la storia di Greyfriar’s Bobby, cagnolino di Edinburgo, divenuto simbolo di fedeltà assoluta dopo aver vegliato sulla tomba del padrone per 14 anni. Io lo vidi quel film da bambino, uno di quei film programmati ogni anno sotto le feste di Natale e ne riconobbi la statua ed i luoghi del film quando da turista mi recai ad Edimburgo. Tra i personaggi illustri di una città non ci sono infatti solamente esponenti di spicco del mondo delle arti e delle scienze. A volte la cultura popolare e le storie delle persone comuni riescono ad emozionare e a diventare importanti per una comunità che le sceglie come simbolo. E noi tra i personaggi di Padova da ricordare abbiamo anche la Gaetana!

Gaetana Padova popolare

La Gaetana in un disegno di D. Gardin

Ma chi era la Gaetana?? Era una signora grande e grossa sofferente di elefantiasi alle gambe che si incontrava tra le vie di Padova e non solo tra gli anni ’30 e ’60. Originaria di Granze di Camin, nonostante la sua fama da popolana, pare avesse origini nobili. Dire che vivesse da sola non è proprio esatto, viveva con i padovani molti dei quali le volevano bene e dormiva nell’asilo notturno del Torresino. Sempre vestita allo stesso modo in tutte le stagioni con una lunga vestaglia nera fino alle caviglie appariva scontrosa ed imprecava contro i ragazzini e quelle persone che la prendevano in giro nei confronti delle quali non si faceva di certo pregare a rispondere per le rime. Leggendo da libri o ascoltando racconti su di lei, emerge che la Gaetana era una donna dal buon cuore, sensibile, insofferente alle ingiustizie e sempre disponibile a prendere le difese dei poveri e degli emarginati.

Si spostava in bicicletta o per meglio dire procedeva camminando “seduta” in sella alla sua vecchia ed inseparabile bicicletta. Davanti e dietro aveva spesso due portapacchi piena di tutti i suoi averi: stracci, verdure, bottiglie vuote, cianfrusaglie varie, cose rimediate al mercato delle piazze ed immagini sacre di Sant’Antonio. Andava a chiedere qualcosa da mangiare al convento del Seminario o a qualche caserma della città.

Ce l’aveva a morte con le automobili, mi aveva raccontato una volta il giornalista sportiva Gianni Trivellato, verso le quali lanciava improperi ed anatemi quasi in opposizione ad una modernità che non le apparteneva e contro una Padova in cambiamento in cui non si riconosceva. Volendo un po’ romanzare la cosa, potremmo proprio vedere nella Gaetana un simbolo di transizione della nostra città verso la modernità e la perdita della sua dimensione popolare. Non le è stata dedicata una canzone come alla Molly Malone di Dublino ma Tono Zancanaro, grande artista padovano, l’ha inserita nella cosmogonia dei suoi personaggi allegorici, la Gibba Gaetana e lo scultore Toni Boni l’ha raffigurata in una sua statuetta.

Gaetana Padova Toni Boni

la Gaetana secondo l’artista Toni Boni

Padova non è solo San Antonio, non sono solo i grandi artisti come Giotto e Mantegna o la scienza di Galileo. Padova è anche la sua cultura popolare e la Gaetana andrebbe omaggiata con una statua di bronzo in centro città, magari al posto della statua della “donna accoccolata” di fronte al Pedrocchi che non capisco che legame abbia con Padova!

“Questa caratteristica figura di donnona alta, grossa e vociante; con una bicicletta sgangherata e due povere gambe come tronchi d’albero, riempì di sè le strade e le piazze della vecchia Padova, tra il 1930 e il 1960.
Tutte le mattine si presentava dal giornalaio di Piazza Garibaldi che, prontamente, le porgeva il « Gazzettino », altrimenti con grande disinvoltura lei se ne appropriava; si incamminava per via S. Fermo, fermandosi a lato dell’allora Farmacia « Roveri ». Data la sua mole imponente, era subito notata dall’anziana proprietaria della Fioreria, la famosa signora Italia Mazzucato, che si affrettava a chiamare il garzone di bottega, perché portasse immediatamente una sedia alla « Gaetana» che seduta lì sul marciapiede, si leggeva tutto il giornale.
Finita la lettura, con il suo vocione chiamava: «Bocia!» e il solito garzone tornava a riprendersi la sedia, mentre lei riportava il giornale ripiegato, al giornalaio. Ritornava quindi verso la Farmacia e con una certa autorità chiedeva del «dottorino», il più giovane dei fratelli Roveri: « Dove xéo el dotorìn; vojo lù; ciamèo!». Perché doveva essere solo lui a darle un po’ di olio di vaselina. Se il dottorino era al banco, lo blandiva con voce delicata, come meglio le riusciva: «Dotorìn bèo, fame el piassére de darme un pochetìn de oio de vaselina; dopo vago via subito!». Il dottorino, che allora faceva pratica, perché non ancora laureato, si dava da fare per accontentarla. Conoscendo le sue abitudini, prendeva un bottiglione, le versava l’olio nelle mani aperte e lei si faceva una lavanda, versandoselo tutto in testa (!) Terminata l’operazione si pettinava con cura; poi andava a prendere la sua famosa bicicletta, con la sua ugualmente famosa cesta sul davanti e si «incamminava», seduta sulla sella della bicicletta, verso le piazze. Passando per i banchi di frutta e verdura, se i proprietari non erano pronti a darle qualche cosa della loro merce, con sveltezza si serviva da sola di quello che le piaceva; e guai! se qualcuno avesse osato protestare: succedeva un putiferio! Riempita la cesta, se ne andava a Città Giardino, ove vendeva la merce a qualche cameriere.
Passava spesso anche dai rivenditori di fiori e accadeva la stessa scena. Finito il giro portava tutti i fiori dal suo fioraio preferito che li vendeva a suo favore e teneva nota. Con il ricavato dei fiori venduti, la « Gaetana », il giorno della Madonna della Salute (21 Novembre) acquistava dallo stesso fioraio, tanti fiori da infiorare la chiesa dell’Immacolata al Portello!”

Tratto da “Curiosando per Padova” di Fausto Masante, Ed. Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo, Padova 1983.

 

Alberto Botton

http://about.me/abotton

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