Invasioni digitali a Padova. Questo è un post amarcord per ricordare un progetto importante e significativo che per circa dieci anni ha coinvolto moltissime persone in tutta Italia, e anche a Padova. L’obiettivo era quello di sfruttare i social network ed il digitale per raccontare il proprio territorio dal punto di vista culturale e turistico.
Facendo ordine tra i vecchi articoli del blog sono riemersi alcuni post dedicati all’iniziativa delle Invasioni Digitali, in particolare alle Invasioni Digitali a Padova. Fu un’esperienza molto gratificante dei primi anni di racconto digitale del territorio.
Le Invasioni Digitali, promosse dal basso dalla comunità di Invasioni Digitali, nacquero con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva del pubblico alla narrazione del patrimonio culturale. L’idea era semplice e oggi quasi scontata, ma allora innovativa: musei, siti culturali e luoghi di interesse potevano essere raccontati dai visitatori attraverso fotografie, video e condivisione sui social network e sui blog. Questo il manifesto dell’iniziativa.
Le tecnologie digitali permettevano così di trasformare l’esperienza di visita in un racconto collettivo, contribuendo a diffondere la conoscenza dei territori e delle città.
Quell’esperienza anticipava un concetto che oggi è al centro della categoria del Blog di Padova dedicata a “Scrivere i luoghi”: l’idea che un territorio non sia solo da visitare, ma da raccontare, vivere e condividere attraverso parole, immagini e memoria culturale.


Invasioni digitali a Padova. A partire dal 2014 anche nella nostra città
Perchè dunque questo post? Essenzialmente per mettere ordine sul mio blog e lasciare traccia comunque di un periodo interessante e fruttuoso.
I social network come Facebook ed Instagram ancora di più erano piuttosto giovani e funzionavano anche in modo molto diverso. Instagram era un social basato solo sulla condivisione delle foto. Da lì a poco si sarebbe potuto condividere anche qualche video ma niente a che vedere con la piattaforma di intrattenimento che è diventata in seguito. Niente reel e “scroll” compulsivi per tenere l’utente dentro la piattaforma. I social funzionavo essenzialmente perché mettevano in contatto le persone. Si sa che quando si incontrano persone con interessi simili o condivisi possono nascere idee e collaborazioni. E così fu.
Instagram vedeva la nascita poi di community locali che organizzavano passeggiate fotografiche, incontri ed era molto apprezzato anche per questo. Poi gli stessi blog, condividendo in forma scritta conoscenze e passioni sono efficaci perché ci mettono in relazione con altre persone. Quindi, ad un certo punto, passare dal virtuale agli incontri reali è stata la naturale conseguenza. In questi anni di blogging a Padova sono grato di aver potuto incontrare e conoscere moltissime persone e di percorrere con loro un tratto di strada.
Fondamentale poi per il successo di questa rete che andava creandosi l’intuito da parte di alcuni professionisti. Penso in particolare a Mariaclaudia Crivellaro e a Laura Favaretti della DMO di Padova. l’agenzia di promozione turistica dell’allora Provincia. Penso anche a Simonetta Pirredda, tutor del master dell’Università di Padova che avevo conseguito qualche anno prima (nella sua prima edizione) e che ora si chiama “Master in Turismo 4.0 – Design dell’offerta turistica“. Insomma, nella rete cittadina di invasori padovani facevano parte anche importanti istituzioni. Quella nell’ambito delle invasioni digitali fu solo la prima occasione con cui ho avuto modo di collaborare nel corso degli anni con queste ed altre persone.
Invasioni digitali a Padova. Alcune delle esperienze
Fu la prima delle invasioni digitali a Padova quella organizzata ai Musei civici di Padova. Nell’immagine di copertina la foto di rito ad “invasione compiuta”.
Organizzammo poi l’anno successivo un’invasioni digitali alle mura di Padova in collaborazione con il Comitato Mura di Padova, poi, non appena aperto il nuovo Giardino della Biodiversità ne facemmo una anche all’Orto Botanico.
Erano eventi gratuiti a numero chiuso perché ok invadere ma non potevamo neanche bloccare od intasare questi spazi. Ad ogni evento comunque si faceva il “tutto esauriti” e così, armati di smartphone o fotocamera digitale, si partecipava assieme a queste visite guidate. La guida presentava il luogo e la sua attrattiva mentre gli invasori erano intenti a fotografare e trasformare quanto appreso in post da condividere su facebook, twitter, instagram.
Una massa d’urto di contenuti che dava visibilità a livello nazionale ai luoghi “invasi”. In seguito facemmo lo stesso alla Rocca di Monselice e poi, negli anni a seguire, altre persone e realtà locali fecero lo stesso in altri luoghi della città e della provincia. Fummo comunque lieti di aver perso l’esclusiva, significa che l’idea era comunque passata e si stava diffondendo.
Sulla stagione delle Invasioni digitali rimane un bel ricordo
Ora da qualche anno gli eventi delle Invasioni digitali non si svolgono più, che io sappia, felice di essere smentito, probabilmente perché lo scopo per cui sono nate è stato raggiunto. Oggi, salvo rare situazioni, in Italia come nel mondo è normale fare foto, stories, reels di visite a musei e spazi culturali e condividerli sui social.
Salvo qualche mostra e opere d’arte di collezioni private non ci si pone la preoccupazione di violare qualche regolamento. E’ diventata un po’ un abitudine, forse pure troppo accentuata. Siamo diventati quasi succubi degli smartphone e per anni abbiamo condiviso tutto e di più e pure oggi, in parte, a tal punto che si parla di digital detox.
Dal 2013 ad oggi è cambiata la tecnologia e l’utilizzo degli stessi social network. Le varie piattaforme offrono un ampio ventaglio di possibilità per poter creare contenuti e farsi seguire da un ampio pubblico. Da allora è nata, e forse oggi è pure in crisi, la discussa figura dell’influencer. Da qualche tempo a questa parte è emersa la figura del content creator . il creatore di contenuti. C’è chi abbrevia in “creator” ma definirsi “creatori” mi pare eccessivo per quanto i più coinvolgenti vengano seguiti da moltissimi fedeli, pardon followers.
Forse la tecnologia stessa e le opportunità disponibili ci ha spinti ad un maggior individualismo e a concentrarci sul proprio progetto. Tuttavia, per la visione che avevo del progetto “blog” rimpiango un po’ i tempi in cui più oltre allo scrivere online c’era un impegno, una sorta di “militanza”, passatemi il termine, per il nostro territorio. Un po’ anche per questo veniva spontaneo cercare la collaborazione con altri blogger o persone attive sul web con l’idea di costruire delle reti locali. Questo atteggiamento mi portò poco dopo all’idea del progetto Padova Gotica, tour letterari ed ottocenteschi, altra grande soddisfazione.
Cosa hanno rappresentato le Invasioni digitali e cosa conservare di quell’esperienza
Guardando oggi a quell’esperienza, le Invasioni Digitali in generale e l’esperienza vissuta delle Invasioni digitali a Padova, hanno rappresentato un esempio significativo di narrazione territoriale partecipata. Non era solo la singola foto o il post a contare, ma la costruzione di un racconto condiviso, fatto di molteplici sguardi, percorsi e sensibilità, un mosaico di voci che insieme dava vita a un’immagine più ricca del patrimonio culturale.
L’iniziativa anticipava alcune tendenze del turismo culturale contemporaneo, basate sulla partecipazione attiva delle persone e sulla diffusione di esperienze culturali condivise.
In questo senso, le Invasioni Digitali si inseriscono naturalmente nella logica della categoria del blog dedicata a “Scrivere i luoghi”, uno spazio in cui territorio, patrimonio culturale e racconto si incontrano attraverso forme diverse di comunicazione. Il paesaggio, la città e i luoghi della cultura diventano così parte di un’esperienza di turismo partecipativo e di valorizzazione condivisa dell’identità territoriale.
Tant’è…Evviva le invasioni digitali e tutti quelli che hanno contributo alla stagione delle invasioni digitali a Padova!
Alberto Botton
