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Itinerario alla scoperta dei luoghi e della storia della Padova ebraica

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itinerario alla scoperta dei luoghi e della storia della comunità ebraica di Padova

Per la rubrica dedicata ai “tour ed itinerari” ho pensato di pubblicare questo post/invito alla scoperta della storia e dei luoghi della Padova ebraica.

A volte in una città ci sono muri e barriere invisibili che nascono per una serie di motivi e che limitano l’incontro e la reciproca conoscenza tra culture diverse. E’ il caso, secondo me, delle comunità ebraiche, che dopo oltre 70 anni dalla grande tragedia dell’Olocausto, e comunque dopo secoli di persecuzioni, queste barriere stanno provando ad abbattere cercando una maggiore apertura ed occasioni per far conoscere la propria cultura millenaria.

Nel giugno 2015 , negli spazi dell’antica sinagoga di rito tedesco in via delle Piazze, 26, ha aperto infatti il Museo ebraico di Padova , un’opportunità per i padovani ed i turisti di conoscere la storia della comunità ebraica di Padova presente in città sin dal medioevo e che nella nostra città ha potuto prosperare e contribuire allo sviluppo culturale e sociale della stessa. Il Museo della Padova Ebraica è il punto di riferimento e di partenza per chi fosse interessato a scoprire la comunità ebraica di Padova!

Attualmente la comunità ebraica di Padova può contare su circa 200 persone ma in passato è stata ben più popolosa e in molti membri della società si sono saputi distinguere in ruoli di grande importanza e prestigio.

L’epoca d’oro della Padova ebraica si ebbe agli anni inizi del Novecento e fino alle leggi razziali del 1938 quando molti degli esponenti della comunità ricoprivano posizioni di prestigio nella società e fino a ruoli di vertice della classe dirigente tra cui Giacomo Levi Civita, parlamentare e sindaco di Padova (1904-1910), Leone Romanin Jacur, politico e parlamentare, Leone Wollemberg, economista e deputato, Vittorio Polacco, giurista rettore universitario e senatore ed altri.

L’itinerario alla scoperta dei luoghi della Padova ebraica che vi suggerisco di fare è quello proposto dal Museo della Padova ebraica. Visita al Museo ebraico e se lo desiderate anche alla sinagoga, passeggiata per le vie dell’antico ghetto ebraico per finire con la visita all’antico cimitero via Wiel. Sia la visita guidata alla sinagoga sia quella al cimitero partono dal Museo, presso il quale si possono acquistare i biglietti.

Il Museo è aperto solo in pochi giorni della settimana, il venerdì, la domenica ed il lunedì dalle 10 alle 18 (dunte il periodo estivo dal 1 giugno al 30 settembre) e il giovedì (14-18), il venerdì (9,30-13,30), la domenica (10-18) dal 1 ottobre al 31 maggio. Ovviamente in ogni caso, anche per visite guidate a richiesta, il sabato è chiuso per rispettare il precetto ebraico dello shabbat.

Per info e prenotazioni: https://www.facebook.com/pg/JewisheritagePadua/about/

I primi insediamenti della Padova ebraica

I primi insediamenti ebraici risalgono al XII secolo ma la crescita e lo sviluppo della Padova ebraica si ebbe nel Trecento grazie anche all’Università che, a differenza delle altre, accoglieva studenti di tutte le religiosi dimostrando così un’apertura e una tolleranza che spiegano il motto stesso dell’università “Universa Universis Patavina Libertas”. In epoca carrarese, la vocazione commerciale della città attrasse poi anche prestatori di denaro e venditori di oggetti di seconda mano.

Gli insediamenti ebraici originali erano in zona borgo Savonarola nei pressi del Ponte San Leonardo, lungo il fiume Bacchiglione (oggi tronco maestro) ed in questa zona ci sono i tre cimiteri più antichi su un totale di sei o forse sette cimiteri, in via Wiel,il più antico, in via Campagnola, via Canal. Un tempo la zona era nota come Borgo Zodio. Le foto nella galleria sopra sono relativa a quell’area decisamente suggestiva ed interessante della vecchia Padova, una zona residenziale, esterna ai normali itinerari turistici ma, a mio avviso, di grande fascino. In queste vie, infatti, intersechiamo un altro itinerario che ho proposto su questo blog, una lunga passeggiata nella vecchia Padova.

Negli anni successivi, vista anche la lontananza dal cuore del commercio e della vitalità cittadina, nacquero nuovi insediamenti in zone più centrali.

L’importanza culturale di Padova per l’ebraismo è data dal fatto che qui ebbero modo di incontrarsi e convivere diverse culture ebraiche, la tedesca ashkenazita si insediò nel quattrocento con l’arrivo di diversi esponenti da Treviso, quella spagnola sefardita in seguito ai decreti che in Spagna portarono alla confisca dei beni e all’espulsione e che in Italia, in particolare in Toscana e nella Repubblica di Venezia, trovarono una legislazione più tollerante ed accogliente. Nello stesso secolo, le rigidità dello Stato della Chiesa spinsero molti ebrei romani a raggiungere queste zone e a scegliere Padova come primo insediamento. Gli ebrei italiani vivevano nella zona vicina a Porta Altinate mentre “spagnoli” (sefarditi) e “tedeschi” (ashkenaziti) a sud della chiesetta di S. Canziano raggiunti dagli italiani con l’istituzione del ghetto. In seguito all’assedio di Padova da parte della Lega di Cambrai in guerra contro la Repubblica Veneta ed i continui attacchi tra il 1509 ed il 1513 la comunità ebraica italiana si trasferisce nella zona a ridosso di Piazza delle Erbe.

Se i membri della comunità ebraica, prima dell’istituzione dei ghetti, vivevano comunque diffusamente in varie zone della città, le sinagoghe di Padova erano comunque concentrate nella zona del ghetto tranne quella che si ritiene probabilmente come la più antica sinagoga, pare in quella che si chiamava Piazza della Legna, l’attuale Piazza Cavour.

L’antico ghetto di Padova

antico ghetto di PadovaIn giallo le vie che costituivano l’antico ghetto di Padova

Il museo della Padova Ebraica si trova quindi all’interno dell’area che delimitava l’antico ghetto ebraico della città, un’area angusta in cui la comunità ebraica fu costretta a vivere dal seicento fino all’arrivo di Napoleone che decretò l’abbattimento delle porte nel 1797.

Le porte del ghetto, custodite ciascuna da due persone, una di religione ebraica e l’altra cristiana, che impedivano agli ebrei di uscire dopo le due di notte  erano a nord all’imbocco di via delle Piazze vicino alla Chiesetta di San Canziano, a Sud, in via dell’Arco angolo via Marsala, ad est all’inizio di via S. Martino e Solferino da via Roma mentre ad ovest nella stessa via all’altezza dell’incrocio con via dei Fabbri. Gli ebrei potevano uscire dal ghetto durante il giorno solo esibendo il “segno giudaico” (una rotella gialla o bianca e rossa, o cappello giallo, o con nastri gialli o velo giallo). Soltanto la Repubblica Veneta permetteva agli Ebrei di passaggio di girare tre giorni senza.

L’antico ghetto ebraico di Padova sorgeva in un’area di circa 8000 mq in cui vissero anche più di 800 persone contemporaneamente con una densità abitativa incredibile. Non a caso le abitazioni crebbero in altezza e le cosiddette case-torri sono visibili in via dell’Arco. All’interno dell’attuale Hotel Toscanelli, un tempo sede dell’accademia rabbinica, si può ancora vedere un caminetto con lo stemma della famiglia Salom.

Essendo loro interdetto alle corporazioni delle Arti e dei mestieri gli ebrei si dedicavano al prestito di denaro e alla “strazzeria”, il commercio dell’usato. All’interno del ghetto si arrivò a poter contare 63 botteghe.

Se il Museo è ospitato in quella che fu la sinagoga ashkenazita di rito tedesco, sorta nel 1682, e distrutta quasi completamente dalle fiamme di un pogrom fascista nel 1943 (l’edificio è stata restaurato dalla comunità ebraica di Padova e restituito alla città nel 1998), nell’edificio  d’angolo tra via delle Piazze e via San Martino e Solferino, all’ultimo piano c’era la sinagoga sefardita di rito spagnolo, proprio di fronte alla sinagoga di rito italiano, l’unica rimasta in uso alla comunità e aperta alle visite guidate.

Dal sottoportico di via San Martino e Solferino, all’altezza dell’Hotel Toscanelli, sulla destra, si accedeva alla Corte Lenguazza, ora privata. Un tempo questa corte era la piazza del ghetto e rappresentava il cuore della comunità ebraica padovana: qui si potevano trovare gli azzimi e la carne macellata e preparata secondo i rigidi precetti religiosi.

Le vie dell’antico ghetto ebraico di Padova e le vie limitrofe, testimonianza dell’impianto urbano della Padova medievale, oltre a meritare di essere ammirate e godute passeggiando sono anche decisamente animate di sera, a partire dall’orario dell’aperitivo. In queste strade infatti sono molti i bar, le enoteche, i pub dove bere un bicchiere in relax, magari prima di cena, magari propria in uno dei ristoranti ed osterie della zona.

Visita alla sinagoga di Padova

Dopo aver visitato il Museo della Padova Ebraica e passeggiato per le strette e suggestive dell’antico ghetto di Padova è possibile visitare anche la sinagoga di Padova, in via San Martino e Solferino, 9. La sinagoga italiana, l’unica rimasta aperta per le celebrazioni religiose della comunità ebraica di Padova e per le visite guidate, fu fondata nel 1548 e ricollocata nel 1617, è un luogo di culto di grande pregio e di interesse, caratterizzata dall’Aron in marmi policromi e da un Pulpito in legno di olmo, pianta dell’Orto Botanico che fu colpita ed abbattuta da un fulmine.

Le visite guidate sono organizzate dal Museo della Padova Ebraica, in orario di apertura del museo o su prenotazione.

Visita all’antico cimitero ebraico di Padova

Dei sette cimiteri ebraici di Padova, alcuni non più esistenti, è attualmente possibile visitarne solo due. Quello contemporaneo, in via Sorio, a Brusegana, è interessante perché si possono vedere le tombe che sono testimonianza diretta del ruolo e del prestigio di molti esponenti della comunità nell’Ottocento, ed il cimitero più antico, in via Wiel, nella zona dei primi insediamenti ebraici a Padova in quello che era chiamato Borgo Zodio nei pressi dell’attuale via Savonarola e Ponte San Leonardo.

Anche la visita all’antico cimitero ebraico di Padova di via Wiel è gestita dal Museo della Padova Ebraica ed è in programma la domenica mattina alle ore 10,00. Il biglietto si acquista direttamente al Museo ed una guida del museo vi accompagnerà al cimitero con una passeggiata di circa 15 minuti.

Questa area, fuori le mura di Padova, era stata deputata ad area cimiteriale della comunità ebraica fin dal 1527. Precedentemente il cimitero era nella zona dell’attuale cavalcavia Borgomagno ma fu abbandonato in seguito ai danni e alla distruzione determinata dagli assedi a Padova della Lega di Cambrai in guerra contro la repubblica Veneta.

Durante la visita all’antico cimitero la guida vi parlerà gli elementi più importanti del rito funebre nella comunità ebraiche e risponderà alle vostre domande. Le tombe ebraiche si presentano a dir poco semplici e spartane, poiché non sono previste decorazioni e monumentalizzazioni particolari a testimonianza del fatto per la cultura ebraica il prestigio ed il successo riguardano la vita terrena mentre dopo la morte “si torna alla polvere”, tutti, indistintamente allo stesso modo, il commerciante, l’operaio, lo studioso, il politico: la “livella” direbbe Totò.

Se avete visitato il celebre antico museo ebraico di Praga, quello di Padova, non è così “spettacolare” per quanto possa essere spettacolare un cimitero. Tuttavia sarà la zona circostante, una vecchia Padova in cui si respira un’atmosfera d’altri tempi e lontana da quella delle zone più centrali, sarà la vecchia mura dietro le quale si trovano le casette colorate di via Savonarola, ma questo cimitero con queste lastre di pietra su un prato semplice trasmettono una suggestione particolare. Durante la visita al cimitero visiterete le tombe di studiosi, rabbini, talmudisti e cabalisti molto noti nella comunità ebraica mondiale. Tra questi qui sono sepolti Don Itzhak Abravanel, ministro di Ferdinando II re di Spagna, il ceco Meir Katzenellenbogen un intellettuale morto a Padova nel 1565, grande studioso dell’Ebraismo e fondatore di una scuola di pensiero, che conta numerosi discepoli negli Stati Uniti ed altri. Sono i nomi di cui sentirete parlare al Museo della Padova Ebraica e di cui sentirete la loro storia narrata dalle loro stesse voci nel filmato “Generazione va, generazione viene”.

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Per concludere vi segnalo la pagina dedicata al museo ebraico di Padova sul sito web della comunità ebraica e la pagina facebook del museo della Padova Ebraica per restare aggiornati sulle iniziative del museo e per seguire gli approfondimenti e le curiosità sulla cultura ebraica, sull’arte, sui piatti tipici e i personaggi illustri della comunità ebraica di Padova e del mondo: https://www.facebook.com/JewisheritagePadua/ 

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Alberto Botton

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Appassionato di territorio, turismo e della mia città, Padova, di cui parlo sul blog: http://www.blogdipadova.it/

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