Le lanterne magiche sono uno dei capitoli più affascinanti della storia della luce e dell’illusione: grazie alle lanterne magiche a Padova l’eco di questo mondo ottocentesco sopravvive ancora, tra suggestioni gotiche, scienza e meraviglia.
C’era un tempo in cui bastava una stanza buia per far apparire draghi, viaggiatori, fantasmi e meraviglie lontane,: di seguito vi parlo delle lanterne magiche a Padova.
Un tempo in cui la luce tremolante di una lanterna magica trasformava il silenzio in stupore e il vetro dipinto diventava viaggio, racconto, sogno.
Prima del cinema, prima dei fratelli Lumière, prima persino dell’idea moderna di spettacolo, la lanterna magica era il cuore di un mondo di illusioni ottocentesche: un mondo poetico, scientifico e popolare al tempo stesso. Con le lanterne magiche si raccontavano storie e fiabe per la gioia dei bambini ma erano anche una modalità apprezzata per scopi didattici e divulgativi. Me li immagino i bambini a guardare ed ascoltare il Canto di Natale durante il periodo del Natale a Padova. E questa è un po’ una tradizione di ogni anno del Museo del Precinema di Padova.
A Padova questo immaginario non è mai svanito del tutto.
Vive nelle collezioni, nei ricordi, nelle atmosfere dei palazzi, nei vicoli che al calar della sera sembrano custodire ancora quelle storie di luce e ombra. E vive se si vanno a ricercare informazioni e curiosità quegli anni per scoprire la popolarità di questa prima di forma di spettacolo legata alle immagini e alle storie.
Cos’era davvero una lanterna magica?
Secondo la voce wikipedia di lanterna magica “è uno strumento di proiezione di immagini dipinte (di solito su vetro) su una parete (o uno schermo appositamente predisposto) in una stanza buia, tramite una scatola chiusa contenente una candela, la cui luce è filtrata da un foro sul quale è applicata una lente“.
La lanterna magica era dunque uno strumento ottico composto da una fonte luminosa – prima candele e lampade a olio, poi lampade a gas – e da un sistema di lenti che proiettava su una parete le immagini dipinte su vetro.
Semplice? Solo in apparenza.
In realtà era una macchina narrativa: ogni vetrino, ogni movimento, ogni gioco di ombre diventava racconto.
Si passava da scene bibliche a vedute esotiche, da animali fantastici a storie comiche.
E nella seconda metà dell’Ottocento arrivarono i vetrini animati: veri embrioni del cinema.
Le prime fonti storiche che fanno riferimento alle lanterne magiche citano una descrizione da parte del padre gesuita Athanasius Kircher del 1646 inclusa nel libro Ars magna lucis et umbrae. Pare però che all’epoca lo strumento fosse già noto nelle corti europee importato probabilmente dalla Cina grazie all’intermediazione araba. Nel 1659 il matematico Christiaan Huygens cita proprio le lanterne magiche come propria invenzione mentre l’ottico don Matteo Campani in Italia l’avrebbe costruita nel 1678.
Nonostante le sue origini fossero precedenti, fu l’Ottocento il secolo d’oro delle lanterne magiche grazie a una crescente diffusione. Nel XIX secolo la lanterna magica conquistò letteralmente l’Europa.
Si usava nelle scuole, nei gabinetti di fisica, nei salotti delle famiglie borghesi, nelle fiere, nei teatri popolari.
C’era chi la usava per educare, chi per intrattenere, e chi – specialmente in Inghilterra e Francia – per creare veri e propri spettacoli dell’orrore: le fantasmagorie, con scheletri e apparizioni che sembravano galleggiare nel buio.
E indovinate chi era appassionato di questa forma di spettacolo? Il nostro Giovanni Belzoni, l’esploratore ed avventuriero padovano, tra i protagonisti della scoperta della civiltà egizia.
Un precinema gotico, perfetto per i tuoi tour tematici.
Lanterne magiche e Padova e nel Veneto: musei e collezioni
A Padova il luogo migliore dove vedere lanterne magiche originali è il Museo del Precinema – Collezione Minici Zotti, ospitato a Palazzo Angeli. La nostra ha conservato una relazione singolare con il precinema. Non è soltanto la città che ospita una delle collezioni più ricche d’Europa, è un luogo che, per vocazione scientifica e culturale, ha sempre intrecciato innovazione e narrazione visiva. A partire dagli affreschi trecenteschi patrimonio Unesco, la cui stagione fu inaugurata da un certo Giotto di Bondone. Il noto critico d’arte Philippe Daverio realizzò un bellissimo docufilm intitolato Padova città della comunicazione.
Tra Ottocento e primi Novecento gli strumenti ottici circolavano negli ambienti accademici, nei collegi, nei circoli borghesi. La città era un crocevia: studenti, professori, inventori, viaggiatori lasciavano tracce di un mondo in cui la luce era magia.
Il suggestivo e centralissimo Teatro Garibaldi, tra i protagonisti ahinoi, del post sulla Padova Sparita, veniva occasionalmente dedicato a spettacoli pubblici di proiezioni e fantasmagorie, trasformando la città in un piccolo palcoscenico ottico. Non solo. Padova, con la sua vocazione scientifica e universitaria, ospitava gabinetti ottici e professori che utilizzavano le lanterne magiche nelle lezioni di fisica.
Il legame di questa forma di spettacolo e comunicazione con il territorio affonda quindi in epoche precedenti. Al Museo Giovanni Poleni di Padova, museo di Storia della Fisica sono conservate lanterne magiche usate per scopi scientifici già a fine Settecento. Acquistate da Giovanni Poleni, queste macchine servivano per esperimenti di ottica e per dimostrazioni pubbliche di fenomeni luminosi, sottolineando come la lanterna magica non fosse solo intrattenimento, ma anche strumento scientifico di grande fascino.
Altri esempi veneti raccontano quanto fosse diffuso e popolare questo tipo di intrattenimento: al Museo Casa Giorgione di Castelfranco Veneto si conservano strumenti ottici e vetrini storici, mentre al Museo del Precinema alcuni vetrini rievocano il celebre viaggio di Charles Dickens a Venezia, trasformato in uno spettacolo per lanterne magiche.
Queste testimonianze mostrano come l’arte del precinema abbia attraversato tutta la regione, intrecciandosi con letteratura, viaggi e collezioni scientifiche. A Venezia, gli spettacoli erano frequenti nei teatri minori e nelle fiere popolari; collezionisti e viaggiatori portavano con sé lanterne “portatili” come souvenir e simboli di prestigio.
In molte famiglie venete dell’Ottocento esistevano vetrini per raccontare storie ai bambini nelle sere d’inverno.
Giovanni Belzoni e le fantasmagorie londinesi



Giovanni Battista Belzoni, esploratore padovano celebre per le sue avventure in Egitto, fu anche un libero muratore (massone): secondo il Grande Oriente d’Italia, venne iniziato a Londra e la sua appartenenza massonica è confermata da documenti storici. Il suo nome è legato a un gioiello conservato alla Freemason’s Hall di Londra, testimonianza del suo coinvolgimento nei gradi elevati della confraternita.
Durante il suo soggiorno britannico, Belzoni si esibiva come showman e uomo di forza, ma non mancava di elementi di spettacolo ottico. Belzoni era un intrattenitore noto per i suoi spettacoli in cui usava trucchi di luce e prospettiva. Fonti biografiche raccontano che utilizzasse la lanterna magica per mettere in scena visioni spettrali e proiezioni suggestive, vere e proprie fantasmagorie. Questo mix, massoneria, spettacolo ottico e illusionismo, riflette un interessante punto di confluenza tra intrattenimento e simbolismo esoterico, tipico dell’epoca vittoriana e dell’immaginario precinematografico.
Alcune ricerche sul tema della Lanterna Magica in Veneto lo menzionano tra le figure chiave della diffusione della fantasmagoria nella regione. Questa esperienza londinese lo avvicina all’immaginario gotico e vittoriano, un ponte perfetto che unisce le atmosfere vittoriane al progetto Padova Gotica con i tour storico letterari alla scoperta della Padova ottocentesca che ho ideato e contribuito a sviluppare.
Dal precinema al cinema: la magia che continua
Il passaggio dal precinema al cinema è stato rapido ma profondo.
I movimenti, i giochi di luce, l’idea di raccontare storie per immagini: tutto nasce qui, tra vetri dipinti e piccoli meccanismi manuali.
Il cinema non ha inventato la meraviglia: l’ha soltanto resa continua, fluida, industriale.
Le lanterne magiche, però, hanno conservato qualcosa che il cinema ha perso:
quel senso artigianale, fragile, intimo della visione.
Una meraviglia che oggi vale la pena riscoprire.
Rievocare la magia e l’immaginazione riscoprendo la storia delle lanterne magiche
Oggi le lanterne magiche non sono più strumenti di massa.
Ma la loro magia persiste: a Padova, la città stessa sembra trasformarsi in un palcoscenico ottico, dove storia, scienza e immaginazione convivono.
Guardare queste luci tremolanti significa riscoprire un passato che ha insegnato a creare meraviglia. È un invito a guardare Padova con occhi nuovi:
non soltanto come luogo da visitare, ma come palcoscenico della meraviglia.
Alberto Botton
