Un’escursione dalle atmosfere romantiche verso le rovine del Monastero degli Olivetani, un antico monastero benedettino sul Monte Venda, il più alto dei Colli Euganei.
C’è un momento, al termine della salita verso la cima del Monte Venda, in cui il bosco si apre e il vento cambia, il sentiero esce dall’ombra dei castagni, la pianura veneta si distende sotto gli occhi e, tra gli alberi, compaiono le pietre di un antico monastero: sono i ruderi dell’antico monastero degli Olivetani.
È facile immaginare che quasi mille anni fa qualcuno salisse da questi stessi versanti con un mulo carico di pane, vino e legna. Lassù, sulla sommità del colle più alto dei Colli Euganei, vivevano i monaci.
Era da tempo che avevo in mente di raggiungere i ruderi dell’antico monastero degli Olivetani. Le foto viste negli anni mi avevano sempre affascinato e domenica scorsa ho deciso che era arrivato il momento. Ho preso l’auto e sono salito fino a Casa Marina, ai piedi del Monte Venda. Da lì ho parcheggiato e mi sono incamminato lungo uno dei sentieri dei Colli Euganei: il sentiero Lorenzoni.
Questa è una delle escursioni sui Colli Euganei che mi sento di consigliare senza esitazioni. Lo è per il fascino del luogo e per la vista panoramica che si gode dalla cima. Nelle giornate più limpide lo sguardo può arrivare fino alla laguna di Venezia e, se siete fortunati, distinguere persino il campanile di San Marco.
I Colli Euganei non sono l’Himalaya e il Monte Venda, con i suoi 601 metri, non è certo l’Everest. Tuttavia, per una persona un po’ fuori allenamento come il sottoscritto, un minimo di impegno nella salita bisogna metterlo in conto. Nulla di proibitivo, sia chiaro. E soprattutto ne vale assolutamente la pena.
Sono molti i sentieri che attraversano il Parco Regionale dei Colli Euganei e questa escursione è senza dubbio una delle più belle e suggestive per l’interesse naturalistico, storico e anche letterario. Parliamo inoltre di un sito di interesse per gli interessati al turismo religioso.
Sentiero Lorenzoni sul Monte Venda. Partenza da Casa Marina

Per raggiungere l’antico monastero degli Olivetani ci sono più possibilità. Personalmente ho scelto di parcheggiare l’auto nei pressi del centro naturalistico e di educazione ambientale, nonchè ostello, “Casa Marina” .
Successivamente mi sono incamminato seguendo il sentiero n.4 Lorenzoni segnato sui numerosi pannelli informativi che troverete lungo il percorso e relativo alla fauna, alla flora e all’interesse geologico dei Colli Euganei, dalla conformazione di origine vulcanica. Se avete paura di perdervi e per una guida completa del territorio vi segnaliamo il portale ColliEuganei.it.

Una bella passeggiata nel bosco tra castagni, carpini, ontani e varie specie è possibile proprio grazie a questo sentiero sulla sommità del Monte Venda. Per tutta la Guerra Fredda ed oltre, dal 1955 al 1998 era attiva un’importante e strategica base militare Nato. Si chiamava 1° Roc ed era n grado di controllare le comunicazioni e tutto lo spazio aereo del Nord Italia ed oltre. Finché era attiva la base, ovviamente, non era possibile fare escursioni.
Negli anni scorsi emerse anche uno scandalo dopo l’apertura di un’inchiesta che evidenziava morti sospette causate dalla presenza di radon ed amianto nelle gallerie. Salendo lungo il sentiero si notano infatti le recinzioni e poi anche le strutture abbandonate della base, oltre che le antenne, un po’ di degrado a fare da contrasto alla bellezza del luogo.
Natura e poesia romantica sui Colli Euganei
“Isole in fiore si, si trovano/ nel mare della vasta Angoscia./ Fu ad una d’esse che stamane/ giunse la mia barca/ da delicati venti pilotata./ Fra i monti Euganei mi trovai, / e ascoltavo il peana /che legionit di cornacchie alzavano al maestoso sorgere del sole”
(P.B. Shelley, “Versi scritti fra i Colli Euganei” (ottobre 1818).
Salendo lungo il sentiero, e ancor più una volta giunti in cima, si apre davanti agli occhi uno dei panorami più suggestivi dei Colli Euganei. Dal Monte Venda si osserva bene il versante meridionale dei colli e si comprende la loro natura: antichi rilievi di origine vulcanica che emergono improvvisi dalla pianura veneta.
Ma se avete la fortuna, o la fortuna poetica, di salire quassù in una giornata invernale con un po’ di foschia, lo spettacolo cambia completamente. La pianura scompare sotto un mare lattiginoso e i colli affiorano come piccole terre sospese.
È esattamente l’immagine evocata dal poeta romantico inglese Percy Bysshe Shelley, che prima ancora di vederli li immaginò dal Lido di Venezia come “isole senza mare”. E quando il fenomeno dell’inversione termica riempie la pianura di nebbia, dall’alto del Venda si ha davvero l’impressione di trovarsi su un arcipelago che emerge da un oceano bianco.
Un paesaggio che sembra uscito da una tela romantica, qualcosa che ricorda l’atmosfera sospesa del celebre “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich: l’uomo fermo davanti all’immensità della natura, solo con i propri pensieri.
Fu proprio in questo scenario che Shelley arrivò nell’ottobre del 1818 assieme alla moglie, Mary Shelley, la celebre autrice di quel capolavoro della letteratura gotica che risponde al nome di “Frankenstein”. Il poeta stava attraversando uno dei momenti più dolorosi della sua vita: pochi mesi prima era morta la figlioletta Clara. Salì fino ai ruderi del monastero degli Olivetani all’alba e qui scrisse alcuni versi dedicati ai Colli Euganei, che definì “isole fiorite” capaci di confortare l’animo umano nel “mare della vasta angoscia”. Parlo di questo componimento e di questa triste vicenda privata dei coniugi Shelley anche nell’articolo “Mary Shelley e i Colli Euganei“.
Non è difficile capire perché tanti poeti e scrittori abbiano trovato ispirazione tra queste colline. Prima di Shelley, anche Francesco Petrarca aveva scelto di vivere poco distante, ad Arquà, per trovare quiete e bellezza. Non a caso oggi i Colli Euganei fanno parte del Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei e potremo parlare della casa del Petrarca ad Arquà come una delle più antiche attrazioni di turismo letterario della storia.
Rovine del Monastero degli Olivetani sul Monte Venda
Dopo l’ultima breve salita e un tratto di strada di servizio che attraversa l’area dell’ex base NATO, tra gli alberi appaiono finalmente i ruderi dell’antico monastero degli Olivetani.
Vederli dal vivo fa un certo effetto. Le pietre emergono dalla vegetazione e sembrano quasi fondersi con il paesaggio del Monte Venda. È il fascino particolare delle rovine: strutture che il tempo ha trasformato, ma che continuano a raccontare una storia. Non a caso proprio nell’Ottocento romantico abbazie e monasteri in rovina divennero un potente simbolo letterario e artistico, capace di evocare memoria, solitudine e contemplazione.
Qui, sulla cima più alta dei Colli Euganei, questa sensazione è ancora più forte. Le mura rimaste in piedi permettono infatti di intuire chiaramente la forma dell’antico complesso monastico e la vita che per secoli si svolse quassù, tra preghiera, lavoro e silenzio.
Grazie ai recenti interventi di restauro e conservazione è oggi possibile riconoscere molti elementi dell’antico monastero. Si distingue bene il perimetro della chiesa con la torre campanaria e si intuisce la disposizione dei due chiostri, attorno ai quali si organizzava la vita della comunità monastica.
Osservando con un po’ di attenzione si possono individuare anche altri dettagli. Tra questi lo spazio del refettorio con il grande focolare dove si preparavano i pasti e le piccole finestre delle celle. Le cellette erano le residenze a dir poco sobrie dei monaci. Si notano inoltre i resti del piano superiore.
Dalla chiesa si intravedono inoltre le scale che conducono alla cripta, oggi visitabile in alcune occasioni, solitamente la domenica mattina. Questo ambiente sotterraneo ha alimentato negli anni anche racconti un po’ inquietanti: in passato si parlava infatti di presunti riti esoterici che si sarebbero svolti tra queste antiche mura.
Al di là delle leggende, quello che colpisce davvero è il silenzio del luogo. Camminare tra queste pietre, a oltre seicento metri di altezza, fa intuire bene perché i monaci scelsero proprio questo punto isolato dei Colli Euganei per costruire il loro monastero.
Breve storia del monastero sul Monte Venda
L’origine del monastero risale alla seconda metà del XII secolo. Nel 1197 il monaco Adamo da Torreglia fondò sulla sommità del Monte Venda una piccola comunità eremitica. Questa prima comunità fu presto raggiunta da altri religiosi provenienti dal monastero benedettino di Santa Giustina di Padova.
Nel Medioevo la presenza dei benedettini nel territorio padovano fu fondamentale non solo dal punto di vista spirituale ma anche economico e ambientale. I monaci furono infatti protagonisti di importanti opere di bonifica e di organizzazione delle campagne, contribuendo a trasformare zone paludose o incolte in terreni coltivabili. Un esempio significativo è la Corte Benedettina di Correzzola, testimonianza della straordinaria capacità dei benedettini di modellare il paesaggio.
Non è un caso che molte comunità religiose scegliessero di stabilirsi proprio sulle alture. Fin dall’antichità monti e colline erano considerati luoghi privilegiati di incontro tra terra e cielo, spazi di isolamento ideali per la preghiera e la vita eremitica. Anche sui Colli Euganei sorsero diversi insediamenti religiosi: dal convento del Monte Rua alla comunità benedettina femminile del Monte Gemola, poi divenuta Villa Beatrice d’Este.
Sulla sommità del Monte Venda esistevano in origine due chiese. Una era dedicata a San Michele, oggi scomparsa. L’altra, intitolata a San Giovanni Battista, fu fondata da due monaci benedettini padovani: Stefano, già priore di Santa Giustina, e frate Alberico.
Nel corso dei secoli il monastero acquisì sempre maggiore importanza anche grazie al sostegno dei Maltraversi di Castelnuovo di Teolo. Questa fu una potente famiglia nobiliare del territorio che in passato aveva contribuito alla fondazione dell’Abbazia di Praglia, ai piedi dei Colli Euganei.
Nel Trecento però la comunità attraversò un periodo di crisi. Correva l’anno 1380 quando il vescovo di Padova decise quindi di affidare il monastero ai monaci olivetani. Gli olivetani sono una congregazione originata da una riforma della tradizione benedettina nata nel XIV secolo. L’arrivo degli olivetani diede nuovo slancio al complesso monastico, che tornò a prosperare e ampliò le proprie proprietà.
La storia del monastero si concluse definitivamente nel 1771, quando la Repubblica di Venezia decretò la soppressione del complesso. I monaci furono trasferiti altrove e, dopo un’asta pubblica, le proprietà passarono alla famiglia Erizzo. Gli edifici furono utilizzati come riparo per pastori e con il passare del tempo caddero lentamente in rovina, fino a diventare le suggestive testimonianze che possiamo vedere oggi sulla cima del Monte Venda.
Prima di scendere dal Monte Venda, vale la pena fermarsi ancora un momento tra queste antiche pietre. Guardando la pianura che si perde nella foschia si capisce perché poeti e monaci abbiano cercato qui silenzio e ispirazione: tra le rovine del monastero e il mare di nebbia dei Colli Euganei, il tempo sembra rallentare.
Alberto Botton




Molto interessante, grazie mille Angelo!
A partire dal XIII secolo, per oltre cinquecento anni, nel giorno della nascita del Battista i fedeli padovani, che avevano costituito una “fraglia” dedicata al santo e costruito una loro casa a fianco della chiesa, accorrevano numerosi in cima al Venda. La festa esercitava un particolare richiamo spirituale perché nel monastero era conservata un’importante reliquia: “il dito del Battista”. che per l’occasione è stata riportata sul Venda dopo essere stata a lungo dimenticata nel Tesoro del duomo di Padova.
Tratto da: ” Sulle antiche orme della civiltà collinare” degli ” Amici dei colli” Saluti, Angelo
Salve,
sono l’autore del post e gestore del blog.
Il Monte Venda appartiene al comune di Vo Euganeo mentre il punto di partenza del sentiero indicato, il centro naturalistico di Casa Marina rientra nel confinante comune di Galzignano.
Saluti
Gentilissimi sono un collezionista di Cartoline d’Italia. Ne possiedo una dove sono rappresentate le Rovine del Convento di Venda. Sapreste indicarmi a quale dei comuni dei Colli Euganei appartengono? Grazie
E voi l’avete fatta questa escursione? Consigli, pareri, commenti da aggiungere?