Monumento equestre al Gattamelata. In restauro e visitabile l’opera di Donatello a Padova

monumento equestre al gattamelata Donatello Padova

Monumento equestre al Gattamelata, capitano di ventura e condottiero. Attualmente in restauro, la statua del Gattamelata a Padova è un importante opera di Donatello, maestro del Rinascimento.


Tra le opere d’arte più importanti da vedere a Padova c’è senz’altro il monumento equestre al Gattamelata, statua in bronzo realizzata da Donatello. Situato sul sagrato della Basilica di Sant’Antonio fu realizzato tra il 1446 ed il 1453 come un omaggio celebrativo ad Erasmo da Narni detto il Gattamelata, condottiero della Repubblica di Venezia e capitano di ventura.

Attualmente l’opera è in restauro, come vi spiegherò più avanti all’interno di questo articolo, ed il monumento è messo in sicurezza ed “incelofanato” come un pacco pronto per essere spedito chissà dove. Per fortuna però, per il momento, il nostro Erasmo non andrà da nessuna parte, anzi, è possibile visitare il cantiere del restauro della statua del Gattamelata e vedere l’opera da vicino come mai prima.

Donatello (1386-1466), uno dei grandi maestri del Rinascimento italiano, era già un’artista affermato e per un decennio, tra il 1443 ed il 1453, lavorò a Padova.

Il monumento al Gattamelata rappresenta un’opera di fondamentale importanza per il Rinascimento italiano. Rappresentò il punto di partenza per la ripresa del monumento equestre in Occidente. Alla statua del Gattamelata di Donatello si ispirarono Verrocchio per il monumento a Bartolomeo Colleoni e Gianbologna per statua equestre di Cosimo I de’ Medici.

Prima dell’apertura di via Belludi, che collega la grande piazza del Prato della Valle alla Basilica di Sant’Antonio, si giungeva alla Basilica da nord. I devoti di Sant’Antonio che si recavano in pellegrinaggio percorrevano l’attuale via del Santo fino a trovarsi di fronte alla statua ed il “nostro” Gattamelata faceva da comitato di benvenuto!

La statua del Gattamelata è situata infatti di fronte a via del Santo in quella zona del sagrato della Basilica del Santo che un tempo era adibita ad area cimiteriale. Qui trovavano posto infatti anche sarcofagi e tombe di esponenti delle più importanti famiglie nobili padovane.

Tuttavia il monumento equestre del Gattamelata non è propriamente un monumento funebre. Il progetto dell’opera non prevedeva un monumento-masuoleo che ospitasse il corpo di Erasmo da Narni né si tratta di un monumento funebre religioso. L’opera voleva proprio rappresentare un omaggio laico e celebrativo.

I contenuti dell’articolo

Chi era Erasmo da Narni il Gattamelata?

monumento equestre al gattamelata Donatello Padova

Chi era il Gattamelata, omaggiato dall’opera di Donatello e ritratto come un carismatico condottiero dell’epoca?

Erasmo da Narni detto appunto il Gattamelata, anzi Erasmo Stefano da Narni, nacque a Narni in provincia di Terni nel 1370 da una famiglia di umili origini. Il padre Paolo Angeloni era fornaio di Todi, così come di Todi era pure la madre, Melania Gattelli.

Erasmo fu un valoroso condottiero e capitano di ventura (clicca e leggi la spiegazione dal sito della Treccani). Chi erano i capitani di ventura? I capitani di ventura, tra Medioevo e Rinascimento, erano comandanti a capo di gruppi di soldati mercenari riuniti in compagnie di ventura. Praticamente erano delle milizie che vendevano i propri servizi a quei governatori che ne avessero bisogno.

Il Gattamelata con la sua compagnia di ventura fu al servizio della Repubblica di Firenze, poi dello Stato Pontificio e infine della Repubblica di Venezia. Quest’ultima gli conferì la carica di capitano generale. Questo testimonia la valenza del Gattamelata, fedele ai Signori che serviva, a differenza della proverbiale volubilità dei mercenari.

Nel corso della sua lunga carriera di uomo d’armi il Gattamelata partecipò a molte operazioni e campagne militari. Il suo contributo fu fondamentale per la difesa di Venezia dagli attacchi dei Visconti e per la riconquista dei Verona. Quando si ritirò, malato ed infermo, si stabilì a Padova, dove morì il 16 gennaio 1443.

Erasmo Stefano da Narni si sposò nel 1410 con Giacoma da Leonessa il cui fratello Gentile Da Leonessa fu un compagno d’armi del Gattamelata. La moglie era nativa di Montagnana, nella bassa padovana, dove si trova Palazzo Magnavin, presunta residenza della coppia.

I due ebbero un figlio, Giannantonio da Narni, anch’egli uomo d’armi, morto nel 1457, e fu proprio lui, per omaggiare il padre, a commissionare il monumento equestre di Donatello.
L’opera del monumento fu poi pagata dalla famiglia e in parte anche dal Senato della Repubblica di Venezia. Il costo? 1650 ducati d’oro!

Perché si chiama Gattamelata? L’origine del soprannome

Secondo un biografo, Giovanni Eroli, l’appellativo di Gattamelata gli fu affibbiato “per la dolcezza de’ suoi modi congiunta a grande astuzia e furberia, di cui giovossi molto in guerra a uccellare e corre in agguato i mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e mite dolce e soave“. Praticamente era furbo come un gatto e dolce come il miele.

Altri ritengono che il nomignolo provenga dal nome della madre, Melania Gattelli.

Secondo altri ancora il nome Gattamelata deriverebbe dal cimiero che utilizzava in battaglia con la forma di una gatta dal colore miele.

La tomba del Gattamelata e del figlio Giannantonio da Narni si trova all’interno della Basilica di Sant’Antonio, all’interno della Cappella del Santissimo, poste una di fronte all’altra.

Monumento equestre al Gattamelata , prima statua equestre dai tempi dell’antichità

Statua del Gattamelata Donatello Padova

L’opera di Donatello è interessante ed importante anche per un primato che la rende “unica”. Il monumento equestre al Gattamelata è la prima statua equestre di grandi dimensioni dai tempi della classicità ed è ispirata alla statua equestre di Marco Aurelio del II secolo d.C , eretta sul Campidoglio a Roma.

L’artista fiorentino ritrae il Gattamelata con le insegne del comando. Senza elmo, la postura di Erasmo appare solenne e l’espressione del volto intensa quasi a caratterizzare il rigore morale e la decisione del condottiero. Le forme curvilinea del gruppo equestre esprimono movimento e suggeriscono un lento avanzare, quasi nell’atto di avanzare incontro al nemico e al pericolo.

Il ritratto di Erasmo da Narni, il condottiero

Il Monumento equestre al Gattamelata, per quanto si ispiri al Marco Aurelio dell’antica Roma racchiude in sé riferimenti che vanno oltre la classicità nell’arte.

Il condottiero è rivestito da un’antica e raffinata armatura. La corazza, su cui rappresentata la Gorgone, ed un gonnellino, questi si, sono elementi che richiamano le armature di epoca romana. Dal fianco sinistro pende una lunga spada con ampia impugnatura, e l’armatura è completata da lunghi speroni ai piedi.

Il volto non è protetto da un elmo, come sarebbe avvenuto nel Medioevo e non raffigura il viso di un giovane bello ed atletico, come nella classicità. Piuttosto il ritratto valorizza la sua umanità, il suo essere uomo di età avanzata, seppur non ancora vecchio e malato. Erasmo da Nardi appare come un eroe moderno in cui emerge la sua integrità morale, la sua attitudine al comando, la sua forza interiore. Un uomo concentrato, con lo sguardo fiero e deciso, un condottiero dalla grande forza di volontà, un eroe moderno che non nasconde la sua umanità e non una macchina da guerra.

Il ritratto del cavallo

Per quanto riguarda il cavallo, Donatello utilizzò come modelli i cavalli della Basilica di San Marco del II e III secolo d.C.
Altri elementi sono invece contemporanee e quindi rinascimentali, come le briglie, la sella e le decorazioni.
L’animale appare robusto e vigoroso con le zampe aperte al passo. La zampa anteriore sinistra del cavallo è sollevata e lo zoccolo poggia su una sfera, forse una palla di cannone, espediente utilizzato per garantire un equilibrio statico all’opera.
Anche l’espressione del cavallo esprime un carattere esuberante e fremente , testimoniando un temperamento selvaggio. Il cavallo si discosta insomma dal Ronzinante di Don Chiosciotte così come dal cavallo di Cocco Bill. Temperamento che il suo condottiero riesce a controllare con mano leggera ma ferma.

Tecnica ed estetica del monumento equestre al Gattamelata

La statua del Gattamelata fu fusa da Donatello con la tecnica antica della cera persa, unendo assieme ben 36 pezzi separati. Questa tecnica fu riscoperta su dimensioni monumentali dallo scultore Ghiberti nella realizzazione del suo San Giovanni Battista. Nel caso del monumento al Gattamelata, Donatello applicò questa tecnica ad un gruppo scultoreo di notevoli dimensioni e per la prima volta dai tempi della classicità ad un monumento equestre.

La tecnica della cera persa era già diffusa nel III millennio a.C di cui maestra fu l’antica civiltà sarda che fiorì nella scultura greca e romana. I bronzi di Riace furono realizzati con questa tecnica.

Nel suo insieme il gruppo equestre appare dalle forme equilibrate ed armoniche, soppesata da esatti rapporti geometrici. Il bastone e la spada formano una linea diagonale che unisce gli angoli di un quadrato che contiene l’intera statua. La massa corporea del cavallo forma un triangolo rettangolo. Forme così ordinate e regolamentate offrono a chi guarda l’intero gruppo scultoreo un’immagine di chiarezza, razionalità e di precisione nella composizione.

Il restauro del Monumento equestre al Gattamelata e la visita guidata

restauro statua del Gattamelata Padova

Attualmente è in corso il restauro della statua del Gattamelata ma si può continuare a vederlo, anzi, è possibile vedere il monumento equestre al Gattamelata da molto vicino grazie alla visite guidate al monumento del Gattamelata, al “cantiere” di restauro del Gattamelata.

Fino a questo momento sono state fatte degli studi per comprendere lo stato e le condizioni di usura del monumento. Le indagini diagnostiche sono state promosse dalla Delegazione Pontificia per la Basilica di Sant’Antonio da Padova e dalla Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso con il contributo finanziario del Ministero della Cultura.

Le condizioni del monumento e l’ipotesi di sostituirlo con una copia per poi conservare l’originale all’interno di qualche museo ha sollevato delle polemiche. Vittorio Sgarbi stesso ritiene che prima di toglierlo dal godimento pubblico si debbano fare tutte le opportune verifiche.

Lo stato di conservazione non è dei migliori ma più fragile del bronzo pare essere il basamento. D’altra parte è stato sotto le intemperie per 5 secoli e mezzo, oltre all’inquinamento, non è mai stata fatto un intervento di manutenzione e fu spostato in occasione delle due guerre mondiali, preoccupati che potesse essere colpito dai bombardamenti nemici e/o alleati.

Attualmente ancora non si conoscono tempistiche, modalità di restauro e costi necessari per l’intervento perché la fase di studio è ancora in corso ed il restauro sarà comunque complesso.

Visita guidata al monumento equestre del Gattamelata. A tu per tu con Erasmo!

A condurre le visite guidate è il personale dell’associazione Scatola Cultura. Grazie a questa opportunità unica è possibile avvicinarsi al Gattamelata come poterono fare soltanto coloro i quali lo installarono fisicamente nel 1453 e si occuparono di rimuoverlo durante le due guerre mondiali.

Personalmente l’ho fatto e devo dire che, da padovano, è stato molto emozionante! Elmetto da cantiere in testa, sarete accompagnati sui ponteggi che si sviluppano su quattro livelli. Poter vedere da vicino un’opera d’arte così importante e guardare negli occhi il buon vecchio Erasmo è stata un’esperienza che consiglio a tutti di fare.

La visita guidata consente di vedere da vicino i bassorilievi sul basamento in trachite, in realtà copie, con gli stemmi del Gattamelata. Non solo. Due porte, finte, una chiusa ed una socchiusa, raffigurate sul basamento, rappresentano il passaggio tra la vita e la morte.

Potete inoltre soddisfare tutte le vostre curiosità sull’opera rivolgendo le vostre domande agli storici dell’arte che vi guideranno, appassionati e competenti come Sergio Frenna e Claudio Biundo che ringrazio e che hanno accompagnato il sottoscritto.

Donatello a Padova

Donatello a Padova si fermerà per portare a termine importanti commissioni per un decennio tra il 1443 ed il 1453. Quando giunse in città aveva 57 anni ed era già un artista affermato e famoso, noto per aver rinnovato i canoni della scultura.

Secondo alcuni la commissione per il monumento giunse a Donatello mentre l’artista toscano si trovava già in città. Era infatti impegnato nella realizzazione di opere e decorazioni per la Basilica di Sant’Antonio. Tuttavia, Giorgio Vasari, importante storico dell’arte, oltre che artista ed architetto a sua volta, riteneva diversamente. Secondo Vasari Donatello decise di venire a Padova proprio per la commissione del monumento equestre al Gattamelata, evidentemente precedente alle altre.

Sulle opere di Donatello a Padova scriverò senz’altro un altro post prossimamente. In breve da ricordare il Crocifisso della Basilica di Sant’Antonio, realizzato tra il 1444 ed il 1447, prima opera del maestro del Rinascimento a Padova. Laltare della Basilica di Sant’Antonio, realizzato tra il 1446 ed il 1453. Anche se si è persa la conformazione originale permangono le statue bronzee che componevano il gruppo scultoreo. Ne facevano parte le statue a tutto tondo della Madonna con il bambino e di sei Santi. Tra questi San Ludovico, Santa Giustina, San Francesco, Sant’Antonio, San Daniele, San Prosdocimo). Più misteriosa la storia invece di un’altra opera: il crocifisso ligneo. Il Crocifisso ligneo di Donatello a Padova si può ammirare nella Chiesa di Santa Maria dei Servi in via Roma.

Dopo il soggiorno di Donatello a Padova si sviluppò una situazione simile a quella derivante da Giotto a Padova. Se Giotto a Padova determinò la successiva scena degli artisti “giotteschi”, dopo Donatello si sviluppò a Padova una fiorente scuola del bronzetto.

Alberto Botton

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