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Padova a lezione dall’urbanista Charles Landry per progettare la città creativa del futuro! (15/11)

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Venerdì 15 novembre, alle ore 17,45 si terrà presso il Centro Congressi Papa Luciani di Padova l’incontro con l’ urbanista britannico Charles Landry per la rassegna Segnavie promossa dalla Fondazione Cariparo e giunta alla sua quarta edizione.

Landry, autore di due saggi diventati molto popolari tra studiosi di città, urbanisti, pianificatori, sociologi come “The art of city making” e “The creative city”, è considerato uno dei maggiori esperti al mondo nell’analizzare i problemi che affliggono le città e nel trovarne i rimedi. In precedenza nel 1979 aveva fondato “Comedia”, una “think tank” in cui si sperimentavano connessioni tra cultura, creatività e trasformazione urbana.

logo“Generare una città creativa è un compito immensamente più complesso dell’ideazione degli spazi fisici […] a differenza di quanto avveniva nelle città industriali, oggi è essenziale spingere gli individui a diventare intraprendenti e fantasiosi, creativi: non sono più in gioco carbone o acciaio, ma la fiducia delle persone e la capacità di prendere decisioni chiare e trasparenti…è essenziale convogliare le energie e promuovere una #collaborazione estesa.” Charles Landry (2009)

Con questo incontro Landry parlerà ed includerà Padova nel suo studio sulla rivisitazione delle città storiche e sull’importanza di promuovere la creatività che, secondo l’urbanista inglese, viene stimolata da coinvolgimento psicologico generato dal connubio tra risorse materiali e componenti immateriali. In passato, Landry ha applicato il suo concetto di creatività a città come Helsinky e Bilbao, quest’ultima diventata nota per la sua riqualificazione urbana e la valorizzazione dell’arte contemporanea che ha nel Guggenheim realizzato dall’architetto Frank O. Gehry  la sua icona. Tuttavia la creatività che intende Landry va ben oltre la realizzazione di opere architettoniche delle “archistar” del momento ma è intendersi principalmente come risultato delle stimolo di tutte le componenti cittadine affinché la città possa esprimere il proprio potenziale.

Personalmente credo che questo potenziale a Padova ci sia. Come già scritto più di qualche volta in questo blog una risorsa immateriale da stimolare e che non guasterebbe è un po’ di senso di appartenenza da parte dei cittadini che consentirebbe, a mio modesto avviso, di pensare al futuro della città, partendo da noi, da Padova, dalle nostre vocazioni, senza cercare di copiare da altri, o soffrendo di deleteri complessi di inferiorità. Le realtà associative che operano nel settore della cultura e dell’espressività artistica sono varie così come vivace è la società civile attiva nel sociale e nella partecipazione alla vita pubblica. Anche nei centri storici, credo, il senso ed il significato dei luoghi varia con il cambiare degli stili di vita di chi le frequenta e quindi le identità urbane oltre ad essere il risultato di processi consolidati sono frutto di continue trasformazione e si reggono in una sorta di equilibrio dinamico. Rafforzare queste identità comporta quindi l’ideazione di progetti in grado di valorizzare storie e relazioni, osservando ed ascoltando questi luoghi e le comunità di persone che li frequentano.

644333_477806682287141_1076561538_nNegli ultimi tempi a Padova, ha fatto molto discutere il regolamento del comune sul comportamento da tenere negli spazi pubblici. Ci si è concentrati forse troppo sui singoli “divieti”, alcuni dei quali veramente odiosi come quello di sedersi per terra o di legare le biciclette su un palo, in mancanza di rastrelliere. Forse, il dibattito andrebbe allargato al tema più complessivo della gestione degli spazi pubblicicome vogliamo le piazze e le vie del nostro centro storico? Controllate ed in grado di stimolare comportamenti “standard”, regolarizzati da permessi, ordinanze, un po’ asettiche, o magari più tolleranti anche alla performance dell’artista di strada o del musicista improvvisata con un pubblico altrettanto improvvisato libero di sedersi per terra? In passato ho sentito di residenti che protestavano per il fumo delle caldarroste in Piazza della Frutta, qualche settimana fa non ho resistito dal mettermi in mezzo ad una discussione tra vigili ed un commerciante che li aveva chiamati per far spostare l’uomo dello sgabello, quello dello “speech corner” davanti al Pedrocchi…Insomma vogliamo un centro storico, aperto, tollerante, libero (sulla gestione degli spazi pubblici so che l’esempio di Copenhagen è tra i più apprezzati in giro per il mondo, guarda il video), o un centro storico controllato, asettico, gestito nei minimi termini che non lascia spazio ad improvvisazione e a slanci di passione? Certo, è giusto vietare gli eccessi come le uova e la farina usate per festeggiare il laureato, ma l’eccesso di divieti dubito possa stimolare la creatività e che possa incontrare i favori di Landry!

L’ingresso è libero, basta registrarsi qui!

Visita il sito ufficiale di Charles Landry: http://charleslandry.com/

 

Alberto Botton

http://about.me/abotton