"Padova città della comunicazione" di Philippe Daverio

“Padova città della comunicazione”, il docufilm di Philippe Daverio!

In occasione dell’inaugurazione della programmazione estiva ai Giardini dell’Arena Romana, il noto critico d’arte Philippe Daverio ha presentato il suo ultimo lavoro, il film “Padova città della comunicazione” realizzato a più riprese lo scorso inverno.

Accolto come una rockstar ed assediato da fans in cerca di un autografo o una foto, a dimostrazione della grande stima ed ammirazione di cui gode, Daverio ha inizialmente presentato assieme all’Assessore alla cultura e al turismo del Comune di Padova, Flavio Rodeghiero il lavoro svolto per poi lasciare spazio alla proiezione. Ascoltando i commenti entusiastici di amici, di alcune persone presenti alla proiezione e i commenti sulla nostra pagina facebook, “Padova, città della comunicazione” ha letteralmente incantato dimostrando una grande potenzialità nell’arduo compito di trasmettere ai padovani un maggior senso di appartenenza, “L’autostima permette di costruire il futuro” dice Daverio, e far percepire maggiormente Padova come destinazione di turismo culturale.

"Padova città della comunicazione" di Philippe DaverioMa parliamo un po’ del docu-film relativamente al quale ancora si sta pensando a come distribuirlo…Pare verrà trasmesso prossimamente anche su Rai5 ma ancora non si sa quando.

Perchè “Padova città della comunicazione”?? Il progetto è nato con l’idea di sostenere la candidatura di Padova come città dell’affresco ma il film sottolinea come l’intuizione di Daverio di Padova città della comunicazione riesca a tenere assieme molti più elementi storici e culturali della città.

Gli affreschi e quindi la pittura parietale (pittura sulle pareti e quindi fissa) furono resi possibili quando dopo la peste nera che ridusse drasticamente la popolazione europea e mondiale si fece largo in Italia l’idea che le case in mattone ed intonacate fossero più salubri rispetto a quelle in pietra ed è su queste pareti che iniziò la rinascita culturale ed artistica in tutta la penisola italiana. Padova ed i suoi edifici del potere e religiosi già durante il Trecento sotto il governo dei Da Carrara iniziarono ad essere decorati con maestria da grandi artisti, Guariento, Giotto (“Scrovegni da usuraio verrà ricordato come “sponsor”) e i suoi seguaci quali Giusto de Menabuoi, Altichiero, Jacopo Avanzi etcet , opere mostrate nel corso del film tramite riprese a dir poco spettacolari e commentate da Daverio. Gli affreschi erano “biblia pauperum“, uno strumento di insegnamento per chi non sapeva leggere e quindi per tutti, e Padova ne diventerà un centro mondiale. In questo periodo un certo Francesco Petrarca era sotto la protezione della Signoria padovana e successivamente nel Quattrocento altri grandi artisti tra i quali il padovano Mantegna, il fiorentino Donatello impreziosirono anche il Rinascimento.

La veduta trecentesca di Padova di Giusto de Menabuoi nella cappella Belludi della Basilica del Santo. Sant'Antonio appare a Luca Belludi predicendogli la liberazione di Padova dal tiranno Ezzelino da Romano

La veduta trecentesca di Padova di Giusto de Menabuoi nella cappella Belludi della Basilica del Santo. Sant’Antonio appare a Luca Belludi predicendogli la liberazione di Padova dal tiranno Ezzelino da Romano

Padova Città del Santo, presso la quale grazie a San Antonio l’ordine francescano affiancò quello domenicano, entrambi ordini mendicanti che vivevano di questua e che soprattutto abbandonarono la vita conventuale per andare tra la gente per cercarne la salvezza attraverso la predicazione. Sant’Antonio, portoghese viaggio da Nord Africa, Francia e Nord Italia e eccelleva proprio nell’arte oratoria. La sua reliquia più famosa è la lingua, la stessa che in vita utilizzò per scagliarsi contro usurai e i nemici del popolo.

A Padova nacque una delle più antiche Università d’Europa, sotto il governo veneziano che preferiva tenere lontani studenti ed intellettuali dal centro politico. Qui arrivarono a studiare da tutto il mondo conosciuto, anche studenti ebrei ai quali era ovunque interdetto il diritto allo studio e qui si laureò la prima donna del mondo, Elena Lucrezia Cornaro, fondata da docenti dell’Università di Bologna stanchi della rigidità e dalla chiusura che vigeva allora. Il motto dell’Università di Padova è davvero azzeccato “Universa Universis Patavina Libertas”.

La cattedra di Galileo Galilei (foto Matteo Danesin)

Nicolò Copernico studiò a Padova, Galileo Galilei e con loro moltissimi altri intellettuali passarono di qui: tra questi Gabriele Falloppio, quello che da il nome all’organo dell’apparato uditivo e pure Bartolomeno Eustachi, quello delle trombe di Eustachio pare aver visitato l’Università di Padova. Anche qui immagini spettacolari dell’Aula Magna, del teatro anatomico, della cattedra di Galileo ma anche giusto risalto è stato dato alle opere novecentesche del Rettorato del Palazzo del Bo decorato da Gio Ponti per finire al Palazzo Liviano con gli affreschi di Campigli e la scultura di Arturo Martini raffigurante Tito Livio.

Immagini anche dall’Orto Botanico, il più antico orto botanico universitario del mondo (1545) e della nuovissima serra “Giardino della biodiversità”, del Prato della Valle ma anche del Caffè Pedrocchi con la comunicazione “a segnali” tra cameriere al banco dello storico Caffè e addetto alla macchina del caffè a seconda del posizionamento del cucchiaino sul piattino.

Tutto questo e molto altro ancora poichè A Padova tutto è linguaggio, sentenzia Philippe Daverio e se “Padova città della comunicazione” saprà confermarsi tale dovrà per forza di cose riuscire valorizzare al massimo questo film che davvero rappresenta una splendida occasione per promuovere efficacemente la nostra città ed i suoi tesori!

Alberto Botton

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