Padova1888 mostra fotografica ispirata al romanzo gotico "La giostra dei fiori spezzati"

#Padova1888, l’itinerario sulla Padova ottocentesca ispirato dal romanzo gotico “La Giostra dei fiori spezzati”!

Padova1888 è un’iniziativa promossa da Blog di Padova e dall’Associazione Sugarpulp ideata dal sottoscritto, Alberto Botton, da Matteo Bernardi e da Matteo Strukul con l’obiettivo di creare interesse attorno all’Ottocento padovano, a nostro avviso epoca interessante ed affascinante, partendo dalla letteratura, in particolare dal romanzo gotico/noir di Matteo Strukul “La giostra dei fiori spezzati. Il caso della’angelo sterminatore” uscito lo scorso anno, edito da Mondadori ma ambientato proprio nel 1888.  Insomma giusto recuperare la memoria e valorizzare lo straordinario patrimonio artistico della Padova carrarese ma la Padova di oggi è figlia anche e soprattutto delle epoche più recenti e delle trasformazioni che le hanno attraversate.

Oggi l’iniziativa è diventata una vera e propria proposta culturale e turistica, il Tour nella Padova Gotica dell’800!

Se Matteo Bernardi ha realizzato delle bellissime fotografie ispirate al romanzo “La giostra dei fiori spezzati”, in mostra al Sottopasso della Stua dal 21 febbraio al 15 marzo, io ho pensato di selezionare i luoghi più significativi e rappresentativi sia della città sia del romanzo stesso e di proporre ai lettori della pagina facebook del blog prima e al pubblico della mostra poi, un possibile itinerario, percorso attraverso il quale, grazie a foto storiche e brevi post e citando inoltre alcuni brani del romanzo, dare un piccolo e personale contributo alla riscoperta dell’800 padovano .

L’itinerario che potete leggere dall’album #Padova1888 sulla pagina facebook del Blog di Padova, parte da Piazza Unità d’Italia (1), così si chiamava Piazza dei Signori nel 1888 ed è proprio qui che ha sede “L’Euganeo”, il quotidiano al quale lavora Giorgio Fanton, uno dei protagonista della storia, che così come gli altri, Roberto Pastello, l’ispettore di pubblica sicurezza e l’alienista Alexander Sweisz, in primis, si muove in una città imbiancata da una notevole nevicata durante un freddo inverno. I protagonisti si muovono però, in particolare lungo vie e piazze che, per nome e conformazione oggi faremmo fatica a riconoscere. Nel’800 Padova era ancora la città d’acque per cui era nota, lungo i molti canali i barcari esercitavano la loro professione, ormai in crisi per l’avvento della linea ferroviaria, le vie della vecchia città e dei borghi più popolari erano illuminate appena appena da qualche lanterna a gas e con il buio l’atmosfera tra le viuzze del ghetto o di Borgo S. Lucia doveva essere inquietante per non parlare al Portello, borgo che nel romanzo viene definito “La pancia del diavolo”. Da Piazza Unità d’Italia quindi percorriamo via Boccalerie e Contrada delle Zattere (2.) , un parte dell’odierna via S. Lucia per poi dirigerci verso via Altinate in direzione del Portello (3), quartiere malfamato, pieno di postriboli e losche taverne mal frequentate. Torniamo poi all’Università, al Palazzo del Bo (4), citando dibattiti attorno al positivismo giuridico del Prof. Ardigò in opposizione alle tesi di Lombroso e ipotizzando che anche a Padova, come in quell’Edinburgo narrata da scrittori thriller e noir quali Louis Stevenson, ed altre città universitarie europee accadessero fatti quali quelli raccontati nel film di John Landis, “Ladri di cadaveri”. Partendo dall’Università suggerisco una lunga passeggiata (trekking urbano della “giostra”. 5) che dall’ex ghetto ebraico e lungo canali e vie poco frequentate conduce in Borgo Savonarola, “location” di un crimine efferato, l’ennesimo, da parte dell’angelo sterminatore.  Da qui attraversando un’isola, l’isola che non c’è (più) di Padova arriviamo in Piazza Mazzini laddove c’era la Barriera Codalunga (6.), presso la quale i nostri “amici” nel romanzo se la vedono davvero brutta. Da qui ci avviamo verso Ponte e Porta Molino (7.) dalla quale entreremo per percorrere Stra Maggiore (così si chiamava via Dante essendo storicamente la strada principale di Padova, da quando fu creata come “cardo” della vecchia Patavium romana. Nel 1888 i mulini non ci sono più, distrutti da una violenta inondazione di pochi anni prima e quindi definitivamente tolti. Percorriamo via Dante e ci dirigiamo verso il Teatro Verdi (8)., il teatro principale della città dove qui i nostri protagonisti hanno modo di gustarsi uno spettacolo della divina Duse. Con il punto successivo, “La giostra da gustare” (9.) potete inoltre farvi venire l’acquolina in bocca poiché seguendo i protagonisti del romanzo pure io, seppure con la fantasia, ho potuto fare delle esperienze gastronomiche interessanti prima di concludere in un luogo simbolo di Padova e dell’800 padovano, il Caffè Pedrocchi (10), significativo come rilevanza architettonica del secolo in questione, come eccellenza culturale visto che era luogo di ritrovo di intellettuali ed artisti, per il valore storico visto che il Caffè Pedrocchi è stato un luogo importante per il Risorgimento ed ovviamente uno dei monumenti europei a quella che era una nuova moda, quella del caffè. Padova 1888 si conclude inevitabilmente assaggiando lo squisito “Pedrocchino”, il noto caffè alla menta specialità dello Stabilimento Pedrocchi.

Alberto Botton

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