La Pietra del Vituperio, condanna medievale inflitta ai debitori insolventi, testimonia come la pena consistesse in una pubblica umiliazione introdotta al posto di punizioni ben più gravi. Grazie all’intervento di Sant’Antonio.
La pietra del vituperio all’interno del Palazzo della Ragione di Padova è un blocco di porfido nero su base quadrata a tre gradini ed è posta sul lato orientale del grande Salone.
A Padova, come in altre città d’Italia, le pietre del vituperio testimoniano una procedura in vigore nel Medioevo, una modalità di espiazione per i debitori che non erano in grado di pagare. Portato generalmente in una piazza pubblica, il condannato doveva spogliarsi dei propri vestiti e restare in mutande, le famose “braghe di tela”, per poi subire un rito di umiliazione. Tuttavia, dobbiamo considerare che questa espiazione pubblica, questa “berlina”, sostituiva pene ben più gravi come frustate, tratti di corda o il carcere.
Oltre a questa su Padova tra le pietre del vituperio in Italia abbiamo quelle a Pescocostanzo e Tagliacozzo (non più esistente), in Abruzzo, a Modena e a Civitavecchia.
Indice dei contenuti
- Tratto di corda o carcere? Grazie a Frate Antonio a Padova "soltando" una pubblica umiliazione…
- L'intervento di Frate Antonio a favore dei debitori
- Pietra del vituperio ed il detto "restare in braghe di tela"
Tratto di corda o carcere? Grazie a Frate Antonio a Padova “soltando” una pubblica umiliazione…



Che si trattasse di impedimenti oggettivi, negligenza o dolo, essere debitori insolventi nella Padova del duecento era un reato preso decisamente sul serio. Lo dimostra la durezza della pena per costoro: ce lo ricorda la toponomastica di Padova presso il Palazzo della Ragione. Mi riferisco a quell’arcata di collegamento tra Piazza dei Frutti e piazza delle Erbe nota come: “volto della corda“. Esisteva sul lato occidentale del Palazzo un altro passaggio sopraelevato, l'”arco delle debite”, che collegava la sede dei tribunali al carcere, chiamato “Carcere delle debite” e qui finivano i condannati per insolvenza dei debiti senza passare dal via. Quando non era costretti anche a pene corporali come vi spiegherò di seguito…
L’angolo di Piazza dei Frutti su cui si affaccia la Torre degli Anziani e il Palazzo del Consiglio, i primi edifici pubblici della Padova dei Comuni, è invece noto come “canton delle busie“, l’angolo delle bugie frequentato dai commercianti alle prese con le loro compravendite ed affari.
Ebbene, cosa avveniva sul volto della corda? Questo era il luogo prescelto per una delle torture medievali più comuni: il tratto della corda. I debitori insolventi pagavano la loro colpa con questa pena e, nei casi più gravi, addirittura con il carcere perpetuo! Questo veniva scontato nelle vicine Carceri delle Debite o, forse, nei sotterranei del Palazzo della Ragione, stesso. Il carcere delle debite fu abbattuto nel 1873 e “trasformato” in quel bel palazzo che è il Palazzo delle Debite e che possiamo vedere tutt’oggi.
Il tratto di corda consisteva nel legare dietro la schiena i polsi dei colpevoli con una lunga corda per poi issare il corpo per mezzo di una carrucola. Sulla sommità del volto della corda erano infissi cinque anelli di pietra ai quali rimanevano appese le corde per sconsigliare ai cittadini di comportarsi in modo disonesto.
Fu grazie a Frate Antonio, noto nei secoli successivi come Sant’Antonio da Padova, che tali pene furono abolite.
L’intervento di Frate Antonio a favore dei debitori
Frate Antonio, noto in tutto il mondo dopo la sua morte come Sant’Antonio e a Padova come “Il Santo”, svolse anche un’instancabile lotta contro i governanti corrotti e contro gli usurai, a sostegno dei poveri. Sarà per questa attività che anche i non credenti o i fedeli più “tiepidi” rispettano e stimano la figura di Sant’Antonio? Mi piace pensare di si.
Ecco dunque che Frate Antonio non poteva accettare pene così pesanti e contrarie alla pietas cristiana. Abolire il tratto di corda o il carcere perpetuo nelle segrete del Carcere delle Debite , era per lui fondamentale. Un esempio di umanesimo e anche di giustizia, a maggior ragione se pensiamo che queste condanne potevano essere inflitte magari per essersi indebitati con qualche usuraio. Capita anche al giorno d’oggi che persone meno abbienti possano rischiare di indebitarsi nel provvedere al sostentamento delle propria famiglia. Figuriamoci imbattendosi in qualche usuraio senza scrupoli. A Frate Antonio questo non andava proprio giù, a maggior ragione se, nel frattempo, vedeva corrotti ed usurai arricchirsi.
Frate Antonio si presentò quindi davanti al Consiglio Maggiore (siamo nella Padova comunale) il 15 marzo 1231 al cospetto del Podestà Stefano Badoer. Era già noto in città per il fervore dei suoi sermoni rivolti contro governanti corrotti e usurai. Ancora una volta intervenne a sostegno dei poveri, si presentò con fermezza e coraggio davanti ai governanti della città e riuscì ad ottenere una modifica dello Statuto. L’azione di Frate Antonio ebbe successo. Il Consiglio abolì il tratto di corda ed il carcere perpetuo e questa pena fu trasformata nel rituale della pietra del vituperio.
Pietra del vituperio ed il detto “restare in braghe di tela”
Grazie all’intervento di Frate Antonio nel 1231, dunque, il Consiglio comunale introdusse la pietra del vituperio e relative conseguenze come pena a carico dei debitori insolventi.
La pietra del vituperio Padova era un blocco di porfido nero posizionato su una base quadrata a tre gradini. Sulla pietra possiamo leggere un’iscrizione in caratteri romani “LAPIS VITUPERII ET CESS. B° N° R° +” il cui significato è “Lapis vituperii cessionis bonorum”.
Ora la pietra si trova sul lato orientale del Salone ma subito dopo l’intervento di Antonio o poco dopo guadagnò il suo posto al centro della grande sala e lì vi rimase per secoli. In epoche successive al medioevo, in piedi sulla pietra saliva il banditore per leggere bandi ed editti pubblici.
Il rituale della pietra del vituperio a Padova e la condanna per i debitori
Come avveniva dunque il rituale e la punizione della pietra del vituperio a Padova? Funzionava così. Il condannato, debitore insolvente, era condotto dinanzi alla pietra ed obbligato a spogliarsi delle sue vesti e dei suoi averi. Restava letteralmente soltanto con una camiciola ed in mutande, da cui il detto “restare in braghe di tela” che indicava il restare senza denaro. Non solo. Il debitore doveva anche sedersi e sbattere per tre volte le natiche sulla pietra pronunciando per tre volte la formula “cedo bonis”, rinuncio ai miei beni. Tutto questo rituale doveva avvenire alla presenza di almeno 100 persone. Dopodiché il condannato doveva lasciare la città ed andarsene in esilio per rifarsi altrove una vita.
Qualora però, fosse rientrato a Padova, senza il consenso dei creditori, avrebbe dovuto subire nuovamente questa pubblica umiliazione sulla Pietra del Vituperio e in più gli sarebbero stati gettati addosso tre secchi d’acqua.
Neanche male…un’alternativa decisamente preferibile al tratto di corda o, peggio, al carcere perpetuo!
Alberto Botton



Mi fa piacere le sia risultato interessante! Ho colto l’occasione per inserire il link a Wikipedia per chi volesse approfondire la tortura medievale del “tratto di corda”.
Grazie, buona giornata,
Alberto Botton
Interessante. Grazie Alberto Botton!
Non sapevo niente del “volto della corda” e della giustizia amministrata sotto quell’arco, pur essendovi passata numerose volte.
Ignoravo pure in che cosa consistesse il “tratto della corda” come pena corporale, ma Wikipedia mi ha dato una mano.
Loris Furlan