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Riattiwa una proposta per rinnovare aree urbane ed edifici partendo dalle esigenze dei cittadini e dal rispetto del territorio

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Ieri sono stato ad un incontro organizzato presso l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Padova in cui un pool di professionisti impegnati come architetti e nel settore immobiliare ma non solo si presentavano agli operatori del settore e alla cittadinanza con un progetto molto ambizioso ed interessante.

Riattiwa infatti, questo il nome di questa rete di imprese, propone infatti un cambio di “paradigma” rispetto a quanto fatto finora reso necessario per superare l’attuale crisi, secondo i relatori una crisi strutturale. E come dar loro torto quando, tra i dati enumerati c’è quello di un territorio regionale sul quale negli ultimi 25 anni si è urbanizzata una superficie pari a a 7 volte e mezza quella del comune di Padova, superficie che in Veneto come in Lombardia corrisponde al 10,6% dell’intera superficie regionale, che due famiglie su tre vivono in spazi sovradimensionati rispetto alle esigenze, che il 16% del patrimonio immobiliare è invenduto o comunque non utilizzato etc etc e che il 43% dell’energia complessiva consumata è dovuta agli edifici.

Finora i costruttori edili hanno prima realizzato le loro opere per poi successivamente cercare di piazzarle sul mercato con a volte un rischio d’impresa piuttosto alto, considerato il fatto che spesso si costruisce con una certa autoreferenzialità, senza citare quelle “archistar” che calano dall’alto le loro “astronavi” senza prima comprendere le esigenze degli utilizzatori finali. Ora, perdonatemi ma io non sono del settore, tuttavia questo concetto del cambio di paradigima proposto da questi di Riattiwa mi pare assolutamente sensato.

Innanzitutto Riattiwa si propone per costruire sul costruito e quindi per il rinnovo degli edifici, il loro efficientamento, e non tanto per nuove costruzioni. Certo in alcuni casi potrà essere necessario demolire e ricostruire ma sempre sul costruito e mai su terreno non già urbanizzato. L’approccio infatti è quello di dire basta al consumo di suolo e di realizzare edifici a basso o a zero impatto ambientale.
In secondo luogo Riattiwa non intende piazzare sul mercato i propri progetti ma si propone, attraverso una fase di ascolto di cittadini e quindi potenziali utilizzatori finali (anche sul web e grazie a nuove tecnologie digitali) di intercettare i bisogni di quelli che saranno i clienti e direttamente con loro attivare un processo partecipativo per disegnare un progetto condiviso avviando i lavori con in mano già dei contratti. I cittadini ed utlizzatori finali da stakeholder diventano “assetholder”, coproduttori assieme a Riattiwa e alle imprese che a questo punto realizzeranno interventi “su misura”.

Che ne pensate? Preferite cercare una casa già pronta o partecipare e contribuire alla progettazione degli spazi abitativi o di lavoro? Ritenete interessanti soluzioni quali il cohousing/coworking con disponibilità di spazi collettivi per lavorare o per uso sociale?

riattiwa1Tra i modelli abitativi già proposti di Riattiwa ci sono complessi residenziali in co-housing, con spazi di co-working, edifici adibiti ad un mix di funzioni residenziale + start up innovative piuttosto che residenziale + bottega artigianale etc etc, soluzioni innovative che rispondono anche ad uno stile di vita contemporaneo.

Per essere concreti e pratici c’è ovviamente la consapevolezza in essere non girano molti soldi e che bisogna comunque rivolgersi ad un mercato di persone interessate a questi interventi sulle proprie abitazioni. Riattiwa attraverso i propri collaboratori ha predisposto una metologia di azione che mira a sfruttare nuove frontiere finanziarie quali l’equity crowdfunding e la finanza sostenibile. Quest’ultima sembrerà un ossimoro ma esiste effettivamente un certo fermento in questo ambito perchè ci si è resi conto che finanziare progetti sostenibili, che diano valore al territorio comporta una rendita minore ma anche un minore rischio d’impresa (visita il sito www.finanzasostenibile.it) .

Rinnovare gli edifici rendendoli più efficienti dal punto di vista energetico, risparmiare il suolo, utilizzare spazi dismessi, sono tutti vantaggi anche per la collettività e quindi di interesse pubblico. Da anni anche in sede di Comunità Europea si parla di città quali centro nevralgico per il rilancio dell’economia e quindi di qualità urbana come di un fattore strategico importante per la competitività tra le città stesse.

10801507_1514099765540521_4413078223425252768_n (1)Secondo i partner di Riattiwa, fare lobby politica da una parte, affinché le istituzioni appoggino anche fiscalmente queste operazioni, oltre che proporsi ai privati utilizzando gli strumenti finanziari di cui sopra, è necessario per dare forza a quello che può essere un nuovo “Rinascimento” del Veneto, un Veneto che decide di lasciarsi alle spalle il passato e guarda al futuro recuperando ed attribuendo valore all’ambiente, al paesaggio, al territorio.

Può sembrare, anzi è, una questione complessa per i non addetti ai lavori ma abbiamo pensato di presentarla perchè si tratta di una concretizzazione di un tema a volte un po’ troppo quale quello di “smart city” su cui noi avevamo già aperto una rubrica. Innovazione sociale, utilizzo di nuove tecnologie per l’ascolto ed il coinvolgimento dei cittadini, innovazione tecnologica per realizzare soluzioni abitative ed energetiche a basso impatto ambientale, sostenibilità economica dal momento in cui i lavori non partono se non c’è già un accordo tra ditte costruttrici e clienti finali e grazie a nuovi sistemi di finanziamento (vedi equity crowdfunding e finanza sostenibile), assoluta trasparenza di tutti i processi verificabili in tempo reale tramite piattaforma web. Sono tutti concetti che rispondono in modo concreto al tema della città “smart”, intelligente di cui si sente spesso parlare.

Per concludere vi rimando al sito ufficiale di Riattiwa e alla pagina facebook.

Alberto Botton

http://about.me/abotton