Sala dei Giganti Padova

La ”Sala dei giganti” e gli affreschi cinquecenteschi omaggio agli eroi della storia romana

Tra i luoghi di interesse artistico di Padova c’è senz’altro anche la Sala dei giganti oggi inglobata nel Palazzo del Liviano, edificio novecentesco di proprietà dell’Università degli Studi di Padova e sede di vari dipartimenti di studi umanistici.

La splendida Sala dei Giganti è una delle attrazioni di Padova città d’arte grazie ai suoi affreschi ed è per questo che è menzionata nel mio post sulla Padova città dell’affresco.

Questa sala rientra quindi è proprietà dell’Università ma soprattutto è patrimonio culturale della città di grande rilevanza storica, oltre che culturale. La Sala dei Giganti infatti è quel che resta, assieme alla Loggia dei Carraresi, dell’antica Reggia dei Da Carrara signori di Padova del Trecento, dal 1318 e fino al 1405 quando Padova cadde sotto il governo della Serenissima Repubblica di Venezia. Per approfondire sulla Reggia dei Carraresi vi invito a leggere qui dal sito web del Comitato Mura.

La “Sala degli eroi” ed il ciclo degli affreschi trecenteschi

Nel Trecento questa sala era chiamata Sala degli Eroi, ed era una delle principali sale di rappresentanza della Reggia dei Carraresi. Era magnificamente affrescata dagli artisti di corte quali Guariento, Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzi che ritroviamo in altri cicli affrescati della città. La Signoria dei Carraresi, in particolare Francesco il Vecchio (signore dal 1354 al 1388) fece della Padova del Trecento una delle capitali europee della cultura chiamando a corte pittori, letterati, scultori e scienziati. Tra questi possiamo citare Francesco Petrarca, artisti quali Guariento, Giusto dei Menabuoi, e lo scultore Andriolo de Santi e molti altri.

Ebbene la Sala degli Eroi fu decorata probabilmente negli anni Settanta del Trecento da Altichiero da Zevio e Jacopo Avanzi con un ciclo di affreschi dedicati a personalità famose della storia antica presenti nell’opera “De viris illustribus” (“Sugli uomini illustri”) di Francesco Petrarca, a sua volta ispirata agli scritti antichi di Tito Livio, padovano, e il più famoso storico dell’Antica Roma.

La Sala dei Giganti rientra quindi a pieno titolo in quei luoghi che, sotto il “marchio” Padova Urbs Picta, sono inclusi nel patrimonio artistico degli affreschi della Padova del Trecento per i quali la nostra città è candidata a diventare città patrimonio culturale dell’umanità Unesco.

Purtroppo degli affreschi del Trecento rimangono solo due affreschi sulla parete occidentale: uno dedicato all’umanista padovano Lombardo della Seta ed un altro dedicato al suo amico Francesco Petrarca. Tutto il resto a metà del Cinquecento era ridotto in un pietoso stato di conservazione dopo che i Veneziani, giunti al potere nel 1405 dopo aver sterminato i membri della famiglia dei Carraresi condannandola alla “damnatio memoriae” e cercando di cancellarne i simboli, trasformarono la Reggia dei Carraresi nel Palazzo del Capitanio, sede dell’autorità preposta al comando militare di Padova. La stessa Torre dell’Orologio di Piazza dei Signori fu realizzata in epoca veneziana, a partire dal 1426 (del 15231 l’Arco del Falconetto), rivolta verso est quindi verso Venezia regalando centralità alla Piazza dei Signori. In epoca carrarese, la torre con l’antico orologio-astrario di Jacopo Dondi dell’Orologio, distrutta nel 1390 in un incendio in seguito ad una battaglia con i Visconti, era rivolta verso Piazza Duomo ed il Vescovado.

La Sala dei Giganti ed i ciclo di affreschi cinquecenteschi

Fu tra il 1539 ed il 1541 che la decorazione della sala fu ripristinata con un nuovo ciclo di affreschi ed allora prese il nome di Sala dei Giganti. A promuovere l’iniziativa fu Girolamo Corner, capitano di Padova, appartenente ad un’importante famiglia veneziana. Pur con significative modifiche ed una diversa selezione dei personaggi, l’impronta del ciclo degli affreschi cinquecenteschi della Sala dei Giganti rimase la stessa con la scelta di celebrare e rendere omaggio ai grandi personaggi della storia romana e della classicità, a parte Dante, unico superstite degli affreschi trecenteschi.

A realizzzare gli affreschi della Sala dei Giganti furono Domenico Campagnola, Stefano dell’Arzere, pare anche Gualtiero Padovano mentre si ipotizzano la partecipazione di Giuseppe Porta Salviati e dell’olandese Lambert Sustris, autore degli splendidi affreschi di Villa dei Vescovi in località Luvigliano, immersa tra i Colli Euganei.

Questi personaggi illustri raffigurati nella Sala sono disposti lungo i due lati lunghi della stessa: si succedono re ed imperatori (da Romolo a Carlo Magno, compresi i “mitici” sette re di Roma che si imparavano (si imparano ancora?) come una filastrocca alle elementari ma anche personaggi dell’età repubblicana, omaggiati per il loro valore militare e come esempio di buon governo, giustizia e pace. Sulle parete brevi della Sala ci sono invece gli uomini di cultura, sei celebri uomini di lettere padovani, questo per ribadire l’importanza culturale di Padova e della sua Università all’interno del territorio veneto.

L’uso della Sala dei giganti di Padova nel corso dei secoli

Se nel Trecento l’allora Sala degli Eroi veniva utilizzata come Sala di Rappresentanza della Reggia dei Carraresi allo stesso modo veniva utilizzata successivamente anche durante l’epoca veneziana e qui vi si organizzavano anche le feste ed i balli in maschera del carnevale degli studenti dell’Università.

Questo uso della Sala dei Giganti durò fino a quando il magistrato veneziano Alvise Vallaresso, nominato capitano di Padova nel 1631, in anni in cui la peste flagellava l’Italia settentrionale ed oltre, decise di chiudere gli ambienti alle iniziative che prevedessero un eccessivo assembramento di persone, questo per contenere il contagio. La Sala dei Giganti divenne sede della Biblioteca Universitaria e lo fu fino al 1912.

A Padova la peste fu particolarmente aggressiva falciando metà della popolazione cittadina e questo in pochi mesi. Questo massacrò influenzò anche la toponomastica. Pensate che il nome del quartiere Mortise viene dal fatto che da quelle parti morirono tutti e quindi “Morti i xe”. Vallaresso affrontò la peste n modo scientifico imponendo la quarantena ai malati, spostando i camposanti fuori dalle mura, anticipando di due secoli le ordinanze napoleoniche, ed istituì il lazzaretto cittadino, zona San Lazzaro. Il risultato dei provvedimenti di Vallaresso non tardò ad arrivare e nel 1632 la peste si poteva dire debellata. Fu così che Giovan Battista della Scala eresse nel 1632 un vero e proprio arco di trionfo a lui dedicato, l’Arco Vallaresso attraverso il quale potete accedere per raggiungere la scalinata esterna che porta alla Sala dei Giganti.

Lo splendido soffitto di legno cinquecentesco è stata restaurato nel 1999 grazie al contributo dell’Associazione degli Amici dell’Università e nel 2003 è stato ultimato il restauro dello scalone esterno. L’ultimo restauro della pareti affrescati risale al 2008, quindi abbastanza recente e così che la Sala dei Giganti oggi appare in tutto il suo splendore.

La Sala dei Giganti viene attualmente utilizzata per concerti e convegni ed è aperta al pubblico per visite guidate organizzate dall’Università degli Studi di Padova.

Come visitare la Sala dei giganti

La Sala dei giganti è aperta il primo sabato di ogni mese e si può visitare partecipando alle visite guidate organizzate dall’Università su due turni alle ore 10,30 e alle ore 11,30. La visita oltre alla visita della Sala dei Giganti comprende la visita all’atrio novecentesco del Palazzo Liviano realizzato da Gio Ponti con il grande affresco di Massimo Campigli e la scultura di Arturo Martini raffigurante Tito Livio ma di questo luogo parlerò in un altro post.

E’ possibile visitare la Sala prenotando una visita per gruppi di almeno 10 persone.

Per informazioni ufficiali su orari e prezzi della visita guidatahttps://www.unipd.it/visite-sala-giganti

 

Alberto Botton

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