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Via Cesare Battisti

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via Cesare Battisti Padova

Per la rubrica “Le strade di Padova” ispirata all’omonimo libro di Giuseppe Toffanin, quest’oggi, dopo via 8 febbraio 1848, percorriamo assieme via Cesare Battisti, una via piuttosto lunga che collega via 8 febbraio 1848 a via Ospedale Civile, incorociando Riviera Ponti Romani, via Zabarella e via S. Sofia. Dalla statua de “la grande figura accoccolata” di Emilio Greco che, personalmente ho sempre contestato (in quel luogo ci poteva stare una statua o un memoriale dedicato ai fatti dell’8 febbraio 1848, come ricordato anche dalla targa addossata al Palazzo del Bo, sulla vostra destra), iniziamo a scendere giù lungo via Cesare Battisti e dico scendere visto che il primo tratto di questa via è in leggera discesa. Come detto nel post dedicato a via 8 febbraio, infatti, i primi insediamenti abitativi della Padova preistorica erano in posizione rialzata rispetto al corso del fiume sottostante, che in antichità aveva una notevole portata d’acqua, e quindi più a riparo dalle frequenti inondazioni. Ricordo infatti che i primi villaggi nacquero lungo l’ansa di questo fiume, poi canale interno della città, tombinato lungo le odierne “Riviere” negli anni sessanta del secolo scorso.

150229_10202911098637883_227544417_nSulla sinistra, laddove oggi c’è un negozio di abbigliamento, c’era la pasticceria “Dalla Baratta”, sorta nel 1887 che può essere considerato il primo bar di Padova vista la nuova consuetudine di consumare in piedi. Dalla pensilina dai vetri colorati ho scattato la foto qui sopra. Morto il proprietario ci furono altre gestioni tra cui la Pezziol e Chiumenti. Il primo tratto di via Cesare Battisti fino all’incrocio con Riviera Ponti Romani, laddove sotto il manto stradale c’è appunto uno dei ponti romani, Ponte Falaroto, denominato in seguito, dal 1389, “Ponte delle Beccherie”  quando Francesco II da Carrara istituì sulla sponda del naviglio, il macello pubblico da cui sorsero tutte quelle attività che connotarono la zona come Contrada delle Beccherie. Era situato alla porta della città (detta “della Vacca”) o delle Beccherie. Qui sorgeva la più antica cinta muraria cittadina (se ne possono vedere i resti nella Porta Altinate poco lontana). Questa vocazione legata alle macellerie ha un forte legame con la storia dell’Università, fondata già nel 1222, per il fatto che in quella zona esisteva quell’ Hospitio Bovis, amplia locanda il cui “bucranio” posizionato all’ingresso a mo’ di insegna finì per dare il nome al Palazzo del Bo, prima sede centrale dell’Università degli Studi di Padova.  A partire dal 1492 queste furono riunite nell’attuale sede che venne ampliata con l’acquisto dei palazzi adiacenti fino ad occupare tutto l’attuale isolato. Verso la fine del 1300, dove oggi sorge la sede centrale dell ‘Università del Bò, vi erano tre case di proprietà della famiglia Papafava (una delle famiglie più potenti dell’epoca):la Ca’ Bianca, la Ca’ della Moneta e la Ca’ Nova. Queste verso la metà del 300, furono trasformate in un Albergo che aveva come segno di riconoscimento un bucranio (un teschio di bue). Era di così tale bellezza che il medico Michele Savonarola sostenne che”quo nullum in Italia pulchrius aut magnificentius existit”. L’ albergo fu chiamato dunque “Hospitium Bovis”. Dopo essere più volte passato di mano, in seguito ai conflitti fra i Papafava e i Carraresi, l’Albergo del Bue venne acquistato nel 1405 da un macellaio Jacopo Marcolini. Un secolo dopo un suo discendente lo cedette al Rettore dei Giuristi Bernardo Gil di Valenza : l’hospitium diventava la sede per le scuole di Giurisprudenza. Nel 1539 l’antico albergo (conglobando anche la domus alba dei Carraresi con tanto di Torre ,tuttora esistente. Vedi foto d’epoca a sinistra dal ponte Fallarotto/Porta della Vacca (o delle Beccherie)) ospitava anche l’Università degli Artisti e prendeva il nome di Schole del Bò. Nel cortile vecchio, il Moroni adoperava il Bucranio cinto da festoni sulle corna, come ornamento della trabeazione,creando così un simbolo immortale assunto oggi dalla goliardia padovana

La porta di ingresso al Bo dall’ala settentrionale in via Cesare Battisti è detta per l’appunto “Porta della Vacca” . Sul portale sono raffigurati gli stemmi delle città che erano sotto la repubblica serenissima e che facevano riferimento a Padova come Università. C’è zara, Fiume, Trento ecc. forse anche Ragusa (l’attuale Dubrovnick).

968123431Scendendo giù fino all’incrocio con le Riviere, guardate verso sinistra dove ora ci sono le fermate del tram e degli autobus, li c’erano le pescherie. Attraversiamo la strada e iniziamo a percorrere il secondo tratto di via Cesare Battisti. La strada, dedicata al patriota trentino che visse a Padova per diversi anni con la famiglia e che fu impiccato dagli austriaci nel Castello del Buon Consiglio nell’estate del 1916, ebbe nel corso della storia diverse denominazioni. Fu dedicata a Cesare Battisti nell’usanza comune di intitolare strade e piazze ad eroi e patrioti e personaggi rilevanti nella storia nazionale. Il primo tratto era in passato la Contrada delle Beccherie mentre questo secondo tratto fino all’incrocio con via Zabarella era denominato via Pozzo Dipinto (fu chiuso un pozzo che era lungo la strada, lo si dipinse sulla facciata di una casa) e via S. Caterina il tratto successivo fino a giungere all’incrocio con via Ospedale Civile dal nome della Chiesa di origine medievale che qui sorge e dedicata a S. Caterina d’Alessandria il cui culto era molto diffuso in tutta Europa e a Padova in particolare.

downloadSi tratta di una via tranquilla, quasi tutta porticata, attraversata molto anche dagli studenti vista la presenza del Dipartimento di Statistica proprio nei pressi di S. Caterina, con pochi palazzi e molte case borghesi, negozietti di antiquariato, artigianato. Il complesso religioso di origine medievale della Chiesa di Santa Caterina ed il Conservatorio del Soccorso (per accogliere le giovani desiderose di abbandonare la mala vita) è interessante anche per il fatto che qui furono battezzati i figli di Galileo Galilei e soprattutto perchè qui sono custoditi i resti di Giuseppe Tartini, violinista e compositore morto a Padova il 26 febbraio 1770 e della moglie.

Sigillo Università di PadovaSanta Caterina è una delle due figure che compaiono sul sigillo dell’Università, l’altra è il Cristo risorto ovvero i patroni delle due singole e distinte università esistenti a Padova nel Medioevo prima dell’unificazione sancita dalla nuova sede di Palazzo del Bo. Il Cristo Risorto era considerato il patrono dei medici mentre S. Caterina d’Alessandria era la patrona dei giuristi perchè secondo la tradizione si rifiutò di partecipare a riti pagani in occasione di una festa e da sola argomentò con profondità filosofica la sua scelta di un unico Dio, chiedendo ai romani stessi di riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità. La Santa viene raffigurata con lo strumento di supplizio cui fu sottoposta (la ruota dentata) prima di essere decapitata e con la palma, simbolo con il quale l’iconografia cattolica identifica i martiri. E’ tradizione, nel giorno della festa della Santa, il 25 novembre la processione dei giuristi. Secondo uno statuto dell’Università datato 1377 era d’obbligo, per gli studenti, prendere parte con tutte le loro insegne a quella che era una grande processione occasione in cui veniva inaugurato l’anno accademico.

Sulle parete della casa di fronte alla Chiesa, della famiglia Zancan, è stata recentemente messa una targa a ricordo dell’impegno del Rettore Concetto Marchesi e dell’università di Padova nella lotta antifascista e per la libertà sancito con la consegna della medaglia d’oro all’Unipd. La targa recita: “In questa casa, ospite di Lanfranco Zancan e dei suoi famigliari, il rettore Concetto Marchesi stese l’appello agli studenti dell’ Università di Padova del 1 dicembre 1943 esortandoli alla resistenza contro il fascismo ed il nazismo”.

Dal 1900 al 1916, anno della morte di Cesare Battisti, la via era denominata “via Cassa di Risparmio“, avendovi sede all’interno di Palazzo Dondi, l’istituto di credito.

 

Alberto Botton

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