Vittoria Aganoor poetessa

Vittoria Aganoor, poetessa romantica della Belle Epoque

All’interno della nostra rubrica dedicata ai personaggi illustri di Padova non può mancare la poetessa Vittoria Aganoor. Anche se il suo nome non è in città così popolare, come del resto quello di molte altre personalità, la sua vita e la sua opera sono assolutamente degne di nota.

Per conoscere la sua storia torniamo a metà Ottocento. Vittoria Aganoor nacque a Padova il 26 maggio 1855 da una famiglia agiata, aristocratica, di origini armene. La famiglia paterna era infatti emigrata dall’Armenia in Persia già nel 1600 e poi in India quando il nonno di Vittoria decise di emigrare in Europa nel 1835 prima a Parigi, poi a Venezia e quindi a Padova per avvicinarsi ai mechitaristi dell’Isola di San Lazzaro (Isola degli Armeni) a Venezia con cui la famiglia era in stretti rapporti.

Palazzo Zacco Padova

Palazzo Zacco, già Collegio Moorat (Casa degli armeni) sede del Circolo ufficiali

Vittoria Aganoor nacque in un’abitazione presso gli attuali civici 42/44 di Prato della Valle, alla quale dedicherà una poesia tra le più ispirate, sul lato opposto della piazza di quella che era nota “Casa degli Armeni” e cioè Palazzo Zacco, sede del Circolo Ufficiali che fa angolo con via Cavalletto. Qui il 15 agosto 1834 Samuel Mooratian della Congregazione Mechitarista Armena, istituì il Collegio Moorat che ospitava gli studenti armeni che frequentavano l’Università di Padova. Il Collegio fu destituito dagli Austriaci e si spostò quindi a Parigi e poi a Venezia dove si fuse con il Raphael di Ca’ Zenobio.

La giovane Vittoria seguì per un quindicennio gli insegnamenti di G. Zanella, la cui influenza fu determinante nell’avviarla nella carriera letteraria e per seguire le sue lezioni tornò a frequentare la sua casa natia di Prato della Valle dove vivevano i nonni anche quando i genitori si trasferirono a Venezia, una casa, quella  degli Aganoor, che fu un salotto letterario di riferimento di Padova, frequentato tra gli altri da Andrea Maffei e Antonio Fogazzaro.

La famiglia di trasferì anche a Napoli ma dopo la morte del padre cui era profondamente legata tornò a Venezia per accudire meglio la madre in precarie condizioni di salute e dedicarsi alla sua attività di poetessa intrapresa in precocissima età. Faceva però leggere le sue liriche solo ad amici e conoscenti cercando i pareri di insigni letterari dell’epoca mostrando tutta la sua aristocratica discrezione a cui teneva molto a tal punto che il suo primo libro “Leggenda eterna” (1900) lo pubblicò solo a 45 anni su consiglio di chi ne riconosceva il talento. Era considerata da Benedetto Croce una scrittrice spontanea e fresca e così venne valutata dalla critica fin quando negli anni Settanta dell’Ottocento ne fu compresa la complessità e i richiami alle correnti del tempo e ad autori quali Gabriele d’Annunzio, Giacomo Leopardi e ai Crepuscolari.

Soffrì molto della morte anche della madre e dell’amico poeta di cui era innamorata Domenico Gnoli che la spinse in uno stato d’animo malinconico e pieno di rimpianti e fu grazie all’interesse suscitato dalla sua opera letteraria riuscì a risollevarsi.

Aganoor PompiljSposò nel 1901 Guido Pompilj, un uomo politico umbro e si trasferì a Perugia, lungo le rive del Lago Trasimeno e, a suggello di un decennio da Belle Epoque, al centro di circoli culturali, ambienti diplomatici e di corte, pubblicò il nuovo libro “Nuove liriche” (1908). L’ammirazione di cui godeva amplificò ancora il dramma, quasi una tragedia romantica, che mise fine alla sua vita e a quella del marito. Vittoria Aganoor infatti morì tra il 9 ed il 10 maggio 1910 in una clinica di Roma in seguito ad un intervento chirurgico, necessario forse per l’insorgenza di un cancro. Poche ore dopo, il marito Guido Pompilj per mantenere fede a quanto promesso all’amata si sparò di fianco al cadavere della moglie. I due “riposano” nel cimitero monumentale di Perugia. Nel 1912 fu pubblicata, postuma, l’intera opera “Poesie complete”.

Nel 2005, fu celebrato il 150° anniversario dalla nascita con una serie di iniziative e convegni tra Padova ed i Colli Euganei. Leggi qui per approfondire mentre nel 2010 a cento anni dalla morte la compagnia teatrale Teatrortaet ha reso omaggio a questa coppia romantica con lo spettacolo “Una leggenda dall’Oriente alla Bella Epoque”.

Ogni anno a Monte del Lago di Magione (PG) presso la villa Aganoor-Pompilj vengono premiati i vincitori del Premio Vittoria Aganoor Pompilj, premio letterario riservato a carteggi e corrispondenze epistolari.

Per chi è curioso relativamente alla comunità armena l’invito è quello di consultare questa bibliografia e di leggere. In via Altinate 116 a Padova ha sede l’associazione ItaliArmenia per l’amicizia Italo-Armena.

Vittoria Aganoor, dunque, una donna misteriosa ed affascinante, assieme alla famosa scrittrice Antonia Arslan (il romanzo più famoso “La masseria delle allodole” 2004 venne trasposto dai fratelli Taviani sul Grande Schermo) una figura importante che ben rappresenta la vivacità della comunità armena mostrando, ancora una volta, come da sempre l’apertura di Padova ai popoli e alle culture del mondo restituisca lustro alla nostra città.

tra i civici 42-44 in Prato della Valle si estendeva la casa degli Aganoor

tra i civici 42-44 in Prato della Valle si estendeva la casa degli Aganoor

Casa Natale

Vecchia casa lontana, | aperta su quel prato | che il fiumicel chiudea come un monile | tremulo, rispecchiante | statue brune dal muscoso plinto; | e di là dal recinto, | di pennuti cantor reggia felice, | le folte, antiche piante, | verdi asili romiti, | per me, già sognatrice, | dispensieri di fascino e d’inviti; || vecchia casa non sai | fra le tue mura, quanto | albergasti fulgor di primavere! | I primi studi, il primo amore, il primo | schianto e il tesoro opimo | delle speranze, vergini immortali, | nemiche d’ogni pianto, | benedette chimere | di bellezza sovrane | che t’ornavan di fiori, e d’astri, e d’ali, | vecchia casa lontana. || Se talor voci o risa | di fanciulli odo in festa, | o d’usignoli canti nella notte; | se d’alberi fragranze, o reca il vento | dolce, velato, lento, | come a quei vespri suono di campana; | l’ore fuggite e rotte | riedono a me, vivace si ridesta | la memoria del mio primo soggiorno, | a te penso, te piango, a te ritorno, | vecchia casa lontana.

Alberto Botton

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