Stadio Appiani Padova

Stadio Appiani, un monumento della Padova popolare

Quest’oggi voglio parlare del Calcio Padova e di Padova celebrando un luogo che negli anni è diventato un simbolo, quasi uno spazio “sacro” passatemi l’esagerazione, per la città, anzi non è affatto un’esagerazione. Con 103 anni di età mi sembra giusto considerare la storia di questo club come parte della storia della città, una storia che tanto ha significato per i padovani quantomeno quelli orgogliosi di esserlo. Si, perchè da questo punto di vista Padova è un po’ come Milano e conta tra i proprio abitanti molte persone che sono diventati padovani d’adozione, ex studenti fuori sede rimasti in città dopo la laurea, ad esempio, e che quindi magari non si sono affezionati (per ora) ai colori biancoscudati.

Il calcio e soprattutto il tifo per la squadra della mia città è una passione che mi accompagna fin dalla più tenera età sicché eccoci a scrivere del mitico Stadio Appiani, il tempio del calcio cittadino  per 70 anni dal 19 ottobre 1924 (Padova-Andrea Doria 6-1) al 24 maggio 1994 (Padova-Palermo 0-0) in cui generazioni di padovani hanno trepidato e grondato passione per decenni.

4230053305.2Un luogo quindi che è stato vissuto da molte generazioni di padovani e, parlando con i tifosi che l’hanno vissuto, ognuno è in grado di tirare fuori i propri aneddoti, spesso legati agli anni più felici del Calcio Padova piuttosto che della propria vita che come diceva Nick Hornby nel suo bestseller Febbre a 90° è per i tifosi collegata e corre parallela a quella del proprio club. Nell’anno del Centenario del Calcio Padova, nel 2010 si celebrò il Nereo Rocco day, con partita di giovani calciatori del Padova accompagnati dai Panzer di Rocco degli anni ’50, il capitano Zanon, il campione svedese Kurt Hamrin, Humberto Rosa e altri che nell’occasione hanno ricordati i compagni che ora non ci sono più, il tutto prima della presentazione del bellissimo libro di Gigi Garanzini, “Nereo Rocco”, alla presenza appunto dei vecchi miti del passato. In quell’occasione feci alcune foto ed in particolare parlare con un anziano tifoso che orgogliosamente esibiva la sua bandiera che porta allo stadio da 40 e passa anni. Vedi le foto cliccando di seguito:foto 1foto 2foto 3foto 4

Ormai sono quasi ventanni che lo Stadio Appiani non è più lo stadio del Calcio Padova, trasferitosi nel pessimo Stadio Euganeo ma l’attaccamento a questo luogo rimane immutato proprio perchè è diventato un baluardo, uno degli ultimi, della Padova popolare, a mio avviso. Le città cambiano, certamente, ma ci sono alcuni luoghi che è giusto preservare se non altro per una questione di memoria, e di legame con le passate generazioni.

appiani2Ricordi personali:

Se penso all’Appiani la mia mente va a quando fin da ragazzino mi recavo allo stadio con mio papà o mio zio, a volte con un mio amico e il padre iscritto al mitico Club Dea Cioca della Paltana, uno stadio strapieno di gente, stretta come sardine, ricordo il profumo dell’erba del campo, e del tabacco di chi mi fumava accanto e di come a volte mio papà mi doveva alzare sulle sue spalle per farmi vedere meglio la partita. Erano i primi anni ’80 in cui ricordo ancora militavano Cerilli, il portiere Maiani, Boito, Restelli e altri. La cosa che da bambino mi faceva sorridere era che sembrano tutti uguali i giocatori del Padova, quasi tutti con i capelli ricci scuri e con i baffi (vedi Fellet, Rastelli, Fanesi, Giansanti, Perego) bah..sarà stata la moda di quegli anni. Avevo 7 anni o giù di lì e mi ricordo ancora il che è tutto dire…E poi gli annunci pubblicitari, sempre gli stessi “Trenfor, casa della poltrona a Roncaglia di Ponte S. Nicolò”, “Caffè bianco o caffè nero? Il Caffè che vale un Perù” o la simpatica macchietta che vendeva caramelle agli ingressi gridando come uno strillone “Caramelle all’anice, all’arancia, doppiamenta..per tutta la partita. ‘Na carta da mie”…

apPoi il ricordo va agli anni in cui, cresciuto, ho iniziato a frequentare la curva nord dietro lo striscione degli Hell’s Angels Ghetto. Anni in cui con la maglia del Padova passarono giocatori come Albertini, Di Livio, Benarrivo, Galderisi, Pippo Maniero e un giovanissimo Alessandro Del Piero. E la curva per me un vero luogo di aggregazione giovanile, di divertimento. Le tribune a due metri dal campo e la passione dei tifosi che incombeva sui giocatori in campo. Una vera arena che incuteva timore reverenziale nei giocatori avversari a tal punto da essere soprannominata la Fossa dei Leoni ( da cui il nome del primo gruppo ultras di Padova, Leoni della Nord).

Guardando video  e vecchie foto in bianco e nero del mitico Padova degli anni ’50, quello del Paròn Nereo Rocco, quasi quasi ci si commuove pensando a quegli anni in cui il Padova era tra le prime squadre italiane fino a raggiungere il 3° posto in serie A, miglior risultato di sempre, sul finire di quel decennio. In particolare ho in mente due foto: una in cui si vede esultare Humberto Rosa e Brighenti per un gol contro la Roma con alle loro spalle il muro di gente dei popolari e dei distinti (foto a destra che è anche la copertina  del libro di Pino Lazzaro, “La fossa dei Leoni”)  ed un altra in cui l’asso svedese Kurt Hamrin portato in trionfo dopo una vittoria in cui si vede la vecchia tribuna ovest con la copertura in legno con su disegnato lo scudo padovano. Uno stadio suggestivo, all’inglese, che abbinava una perfetta visibilità e che vista la vicinanza del campo dava ai tifosi un ruolo attivo, da 12° uomo in campo, cosa che non può avvenire in uno stadio come l’Euganeo.

Appiani21-604x400L’Appiani è tornato a rivivere, seppur parzialmente, grazie al bell’intervento di restauro della Tribuna ovest ma nelle intenzioni del Calcio Padova e dei tifosi ci sono le intenzioni di completare l’opera in modo tale da tutelare questo luogo, come luogo del cuore e della memoria sportiva, ma anche per campo di gioco dei giovani, nel cuore della città.

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Michele Toniato

Quando il destino dell’Appiani sembrava, anni fa, segnato da una prossima dismissione e distruzione, la reazione di alcuni tifosi ne ha scongiurato l’esecuzione di una così sciagurata decisione. Successivamente, grazie all’impegno di un consigliere comunale di allora, Michele Toniato, infatti, nonostante l’incredulità di molti, uno sponsor molto legato alla città, l’azienda Interbrau/Birra Antoniana decise di finanziare il primo stralcio dei lavori

Per finire, a beneficio di chi non lo sapesse, ricordo che Silvio Appiani fu un giocatore del Calcio Padova, un giovane bomber che morì durante la 1° Guerra Mondiale all’età di 19 anni sul Carso. Leggi da wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Silvio_Appiani


Alberto Botton

http://about.me/abotton

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  1. ferdinando

    carissimo alberto,
    approvo tutto quello che hai raccontato….
    la mia prima all’Appiani primavera 1983 con Padova – Carrarese 2-1 e il leggendario rigore di manzin che ci fece vincere la partita e mi pare la promozione in B (in panchina quel galantuomo di Bruno Giorgi)
    poi ancora diverse all’appiani e una o due all’euganeo, lo stadio più brutto del mondo…

    ma l’appiani, lo stadio di padova, sempre nel cuore…. per sempre
    (pronti la doppia menta, all’anice …. ahahahaah grandeeeeeeee)
    aloha