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Il Calcio Padova di Rocco. Gli anni Cinquanta e il “mitico” terzo posto

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Calcio Padova di Rocco

Per i tifosi biancoscudati gli anni Cinquanta, quelli del “Paron” Nereo Rocco con i suoi “Panzer”, rappresentano un “mito” fondativo, un’ “epopea” in cui riconoscersi e paragonabile alla conquista del “selvaggio” West per gli statunitensi, l’atterraggio sulla Luna e per immergersi in un’idea romantica dello sport alla rivalità tra Coppi e Bartali.


E’ da tempo che avrei voluto scrivere questo post sul Calcio Padova ma per un tifoso biancoscudato doc come il sottoscritto parlare del mitico Calcio Padova di Rocco è una questione delicata perché si avverte un po’ la responsabilità di scegliere le giuste parole per dare il giusto valore al periodo più esaltante della storia di un club che si avvia a compiere 110 anni (leggi il post sulla fondazione del Calcio Padova il 29 gennaio 1910).

Il sottotitolo può far pensare ad un post dai toni esagerati, autoreferenziali, tipici del tifoso che vede solo i successi della propria squadra. Ora, il Padova, non è che abbia avuto tutti questi successi, tutt’altro, ed è forse per questo che sento l’esigenza di provare a fermare nel tempo, che inizia a farsi sempre più lontano, specie per i più giovani, e ricordare l’epoca d’oro del Calcio Padova, sperando che la Padova pallonara possa rivivere un giorno quelle emozioni.

Il terzo posto del ’58 non fu un caso isolato: il Padova era una tra 5-6 squadre più forti d’Italia in quegli anni! Il calcio allora era una diversissimo rispetto ad oggi, anche una squadra “provinciale” come il Padova poteva permettersi di impensierire seriamente i grandi squadroni, anche se è vero che oggigiorno altre provinciali come l’Atalanta riescono a farsi valere, ma è indubbio che al tempo il calcio era più vicino al concetto di “gioco” più che di “business” qual è oggi. Ripensando ai quei tempi possiamo parlare di “calcio romantico”. E quel Padova che, si presentava di fronte a Milan, Juventus, Inter con la tuta “sdrucita” da sembrare dei giovani raccattapalle (questo dissero i giocatori dell’Inter del Mago Herrera, salvo poi perdere sia a Padova sia a Milano) si toglieva spesso la soddisfazione di battere queste grandi squadre e di metterle in difficoltà.

Lo Stadio Appiani allora, grazie alla carica del suo pubblico, veniva definito la “Fossa dei leoni”, ed era un fortino difficilmente espugnabile.

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L’input per questo post me la dato un video dell’epoca trovato su YouTube che vi metto qui sopra e, forse ancor di più la musica in sottofondo, una sorta di vivace bossa nova che richiama anche una sorta di esotica spensieratezza, tale forse perché ormai parliamo di oltre 60 anni fa. Si vede uno Stadio Appiani gremito per un Padova-Milan del 6 aprile 1958 che finirà 3-2 ma più che il risultato sportivo e i gesti tecnici dei calciatori in campo, quella musica, quelle immagini in bianco e nero mi hanno proprio portato via nel tempo.

Gli anni Cinquanta: con il boom economico quello del Calcio Padova

Il Calcio di Padova di Nereo Rocco, l’allenatore triestino che dopo aver allenato Triestina e Padova raccolse grandi successi con il Milan, è in serie A dalla stagione 1955-56 e, prima del miglior risultato di sempre, nel 1957-58, aveva comunque ottenuto un ottavo posto, ed un onorevole undicesimo posto. Altrettanto soddisfacenti furono le successive annate in cui il Padova conquistò un settimo, un quinto ed un sesto posto.
Quando poi Rocco passò al Milan, il mito dei biancoscudati crollò e la nostra squadra precipitò in serie B.

Un po’ del legame tra Padova e Calcio Padova ho parlato nel post sui luoghi biancoscudati di Padova ma sul Padova di Rocco vanno ricordati alcuni dettagli, noti ai tifosi, ma che che davvero, secondo me, sembrano scene da film. Prima di ogni partita interna infatti, l’affiatato gruppo di giocatori andava a messa alla Basilica di Sant’Antonio dopodiché percorreva via Del Santo, svoltava a sinistra in via San Francesco, attraversava il ponte San Lorenzo (erano quegli gli anni in cui si iniziava ad interrare anche i principali canali del centro storico, in nome del progresso che portò a quanto, con gli occhi di oggi, giudichiamo uno scempio, leggi il post sulla Padova sparita) per poi giungere in Piazza delle Erbe ed andare a pranzare, leggeri, alla Trattoria da Cavalca. E dopo pranzo, sempre a piedi lungo via Roma, Prato della Valle fino allo Stadio Appiani. Io mi immagino la scena di questo gruppo di giovani baldanzosi, orgoglio cittadino, che attraversava il centro storico magari fermata da gruppi di tifosi desiderosi di incoraggiarli per la partita del pomeriggio, quando non tra due ali di folla nelle partite più importanti. Ditemi se non è scena da film.
Altra scena da film è la folla che attende alla stazione dei treni l’arrivo di Sergio Brighenti e Amos Mariani per portarli in trionfo per le vie del centro il giorno dopo un’impresa eccezionale. 6 maggio 1959, nello stadio di Wembley davanti a 92.000 spettatori nell’amichevole contro l’Inghilterra, l’Italia va sotto di due gol nel primo tempo ma nella ripresa prima Brighenti e poi Mariani agguantano il pareggio, il primo in assoluto della nazionale italiana conquistato oltre Manica.

Di aneddoti sul Padova degli anni Cinquanta e sul Calcio Padova di Rocco e i vari calciatori ce ne sono moltissimi, ma indubbiamente tutto ruotava attorno alla figura di Nereo Rocco, uomo dalla grande personalità, semplicità ed umanità. Se siete appassionati di Calcio vi suggerisco la splendida biografia La leggenda del Paron” (2013) di Gigi Garanzini, se in particolare siete curiosi di leggere un bel libro sugli anni di Padova allora il consiglio va sul libro Vinca il migliore? Speriamo di no(2015) di Guido Barbato, edizioni Cleup, un bellissimo libro organizzato in molti racconti ognuno dei quali narrato anche attraverso dialoghi dei protagonisti e che raccoglie moltissime curiosità su episodi e i protagonisti di quegli anni.
Poi di libri sul Calcio Padova ne sono usciti diversi ma suggerisco anche “Amarcord Biancoscudato. Emozioni, vicende e protagonisti della storia del Calcio Padova” (2016) di Alessandro Vinci, edizioni Cleup.

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Il Padova del “Paròn” e l’Appiani: uno “spaccato” sugli anni Cinquanta a Padova.

Al di là dell’aspetto sportivo mi piace immaginare a com’era la Padova degli anni Cinquanta e come vivevano il loro essere tifosi biancoscudati i padovani. Sarà la colonna sonora del video o le immagini in bianco e nero delle irresistibili azioni offensive dei nostri, dei tifosi in abiti eleganti, con soprabito e cappello sugli spalti dell’Appiani che mi vedo la Padova di quegli anni come un film.

Ma torniamo a quel 6 aprile 1958 e al video. Guardatele quelle tribune piene di gente: all’epoca si andava allo stadio in giacca e cravatta, con eleganti soprabiti e cappelli. Che fossero impiegati nei vari uffici del centro, operai nelle fabbriche più importanti come le Officine Meccaniche Stanga, Viscosa o magari lavoratori della birreria Itala Pilsen in Piazza Insurrezione, docenti, ricercatori o studenti universitari tutti attendevano la domenica per vedere le imprese dei biancoscudati e gremivano lo stadio cittadino. Se guardate vecchie immagini di allora, 9/10 dei cartelli pubblicitari promuovevano marche di liquori e di alcolici vari. Nel video, guardatele i cartelloni pubblicitari: Cinzano, Campari, Kranebet, Pedavena, Cynar, Itala Pilsen, Kina Kina della distilleria Pizzolotto, Rabarabaro Zucca e magari qualcuno me lo sono perso! D’altra parte erano gli anni in cui l’Aperol dei F.lli Barbieri era promosso come rinvigorente, lo stesso vale per il Vov di G.b Pezziol.

Siamo nel secondo dopoguerra e l’Italia, almeno nei principali centri urbani, è già in pieno boom economico. Anche a Padova si guarda al futuro e al progresso con fiducia, sono gli anni in cui si interrano le Riviere per lasciare spazio alle automobili e in quegli anni o in quelli immediatamente successivi si compiono quelli che oggi giudichiamo degli scempi urbanistici (leggi il post sulla Padova Sparita) ma troppo facile giudicare con gli occhi di oggi.
Guardando tutte quelle persone allo stadio, vestiti in quel mondo vengono in mente altre immagini d’epoca di quel periodo e i film ambientati in quegli anni. Mi sembra di sentire le loro voci, quelle no non proprio “da cinema”. Quando mai abbiamo visto film in cui si parlasse veneto prima della commedia all’italiana in cui il “veneto” era spesso la macchietta, ignorante e che si rivolgeva a tutti con un “Comandi, sior Paron..“. E sarà proprio il triestino Nereo Rocco, soprannominato “Paròn” a rappresentare la perfetta sintesi del Calcio Padova di allora, genuino, pane al pane e vino al vino ma allo stesso tempo psicologo e capace di tenere assieme il gruppo e senza farsi mancare un linguaggio “colorito”.

Se non il cinema, a tratteggiare qualche immagine della Padova degli anni Cinquanta fu lo scrittore vicentino Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia” (1957) descrive così (ascolta da una vecchia trasmissione radio sul sito di Teche Rai l’intero brano dedicato a Padova ).

Alberto Botton

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