Galileo Galilei insegnò all’Università degli Studi di Padova dal 1592 al 1610. “Consumai li diciotto anni migliori di tutta la mia età” (dalla lettera a Fortunio Liceti a Padova, Arcetri, 23 giugno 1640).
In questo articolo vi racconto di Galileo Galilei a Padova, uno dei personaggi più illustri della città, figura centrale nella sua identità di città della scienza.
Padova è una città dalle molte anime: arte, fede, medicina, diritto… ma la scienza è senza dubbio uno degli elementi più forti e riconoscibili, anche grazie a Galileo Galilei, che vi insegnò all’Università per ben 18 anni, dal 1592 al 1610.
Durante il suo periodo padovano, Galileo perfezionò il cannocchiale e grazie ai suoi calcoli matematici e alle osservazioni celesti poté dimostrare la validità delle teorie copernicane, di cui era un convinto sostenitore. Le sue scoperte ebbero una portata rivoluzionaria, capace di sovvertire la visione del mondo rimasta immutata per oltre duemila anni, fondata su un sistema geocentrico e aristotelico, in sintonia con la dottrina della Chiesa.
Quella rivoluzione scientifica mise in crisi l’intero assetto del pensiero dominante, tanto che la Chiesa reagì con la condanna e l’Inquisizione. Costretto ad abiurare, Galileo vide comunque le sue teorie circolare e guadagnare sempre più credibilità. Nel 1664, Papa Alessandro VII ritirò il decreto che aveva messo all’indice, nel 1616, il De revolutionibus di Niccolò Copernico, sancendo di fatto la lenta ma inesorabile riabilitazione del pensiero galileiano.
Un’opera che restituisce con grande efficacia la sua figura è “ITIS Galileo” di Marco Paolini, spettacolo teatrale e grande esempio di divulgazione scientifica. Ne emerge il ritratto di uno scienziato appassionato, curioso, pieno di energia, ma anche uomo del suo tempo, amante del buon vino, della compagnia femminile, dotato di una fervida immaginazione e di un solido spirito pratico. Fu proprio questa sua concretezza, questa urgenza di osservare e sperimentare, a renderlo il padre della scienza moderna.
Galileo Galilei a Padova: scienza, luoghi da scoprire e vita quotidiana
Nel 2009, proclamato dall’ONU Anno Internazionale dell’Astronomia, Padova celebrò con orgoglio i quattrocento anni dalle prime osservazioni astronomiche galileiane. Non poteva essere altrimenti. Galileo Galilei a Padova visse e insegnò per ben 18 anni, dal 1592 al 1610, un periodo da lui stesso definito come “i più belli della sua vita”.
A raccontare proprio il periodo di Galileo Galilei a Padova è il libro “I 18 anni migliori della mia vita”, pubblicato da Castelvecchi editore (2021), scritto da Alessandro De Angelis, astrofisico e professore ordinario dell’Università di Padova: un testo prezioso per conoscere meglio l’uomo, lo scienziato e il contesto dell’epoca. Dello stesso autore il libro “Padova Guida Galileiana“, un “viaggio” alla scoperta di Padova con gli occhi dello scienziato pisano, tra passato e presente.
Gli anni padovani: la scienza moderna nasce sotto il cielo di Padova
Proveniente dall’Università di Pisa, Galilei approdò all’Università degli Studi di Padova, dove ricoprì la cattedra di matematica e fisica. Le sue lezioni, note per chiarezza ed efficacia comunicativa, erano così apprezzate che, si dice, nessuno si lamentasse per eventuali ritardi o assenze.
Padova ha restituito a Galileo molto più che un incarico accademico. Gli offrì un ambiente fertile per la ricerca, una comunità intellettuale stimolante e una certa libertà di pensiero, prima che i contrasti con la Chiesa diventassero troppo forti. La città ha ricevuto in cambio una fondamentale eredità: l’affermazione del metodo scientifico moderno.
Ancora oggi, visitando il Palazzo del Bo, sede storica dell’Università, è possibile ammirare nella Sala dei Quaranta la cattedra di Galilei. Pare proprio essere la cattedra originale da cui in Aula Magna Galilei teneva le sue lezioni. Un semplice podio in legno grezzo, logorato dal tempo, che però suscita emozione profonda: proprio lì ha parlato il padre della scienza moderna.
Una curiosità insolita si nasconde all’interno della stessa Sala dei Quaranta: un’urna contenente una vertebra di Galilei. Si tratta di una vertebra lombare, la L5, attribuita proprio a Galileo! Fu trafugata nel XVIII secolo da Antonio Cocchi, docente di anatomia, durante la traslazione del corpo dello scienziato nella basilica di Santa Croce a Firenze. Dall’aspetto consumato dell’osso si ipotizza che Galilei soffrisse di artrite. Una vera e propria “reliquia laica”.
I luoghi galileiani di Padova
Galileo Galilei visse a Padova per 18 anni ma quali sono, oltre al Palazzo del Bo, i luoghi maggiormente legati a lui?
Iniziamo dalle case in cui visse Galilei a Padova. Proveniente dall’Università di Pisa, appena giunto in città, Galileo andò a vivere in via del Santo n. 127 a casa di Gianvincenzo Pinelli, l’amico umanista che lo ospitò per quasi dieci anni. E’ questa la prima casa in cui Galileo dimorò a Padova, dal 1592 al 1601. Nella biblioteca Pinelli Galileo preparò la sua prima lezione per l’Università di Padova.
Fu solo successivamente che si trasferì nella casa dell’odierna via Galilei oggi segnalata da una targa affissa nel 1959. A quei tempi la strada era nota come via dei Vignali, per via della presenza di numerose vigne. La zona era inserita in un borgo noto come Contrada Antenore. Qui Galilei visse dal 1601 al 1610. È proprio da questo orto che puntò il cannocchiale al cielo e scoprì, nel 1610, le lune di Giove: un evento destinato a cambiare la visione dell’universo.
Fu dal giardino di questa casa che lo scienziato pisano effettuava le sue osservazioni alla volta celeste. E quindi va da sé che devo qui smentire una delle più note leggende metropolitane su Padova, secondo cui Galileo avrebbe osservato le stelle dalla Torre della Specola o da Porta Molino (dove una targa errata lo ricorda). Falsissimo, fake news ante litteram. All’epoca, l’odierna Torre della Specola non era ancora Osservatorio Astronomico ma era la Torlonga. La torre del castello carrarese , assieme a tutto il castello era già stata sequestrata dai governanti veneziani ed utilizzata come deposito di materiali e non accessibile.
Anche se non usò mai la Torre della Specola per le sue osservazioni, la visita all’Osservatorio Astronomico, oggi museo, è parte imprescindibile di un itinerario galileiano padovano. Lo stesso si può dire sul Musme Padova, Museo della Storia della Medicina, che documenta il profondo impatto delle sue scoperte sulla medicina moderna.
Nella proprietà di Casa Galilei a Padova si scoprì una porticina murata che collegava il giardino privato con l’Odeo Cornaro.
Questo edificio, voluto da Alvise Cornaro nel Cinquecento per ospitare spettacoli di musica e teatro, vide le esibizioni anche di Angelo Beolco detto Ruzzante, amatissimo da Galileo. A tal punto che lo scienziato volle apprendere la lingua “pavana”, il dialetto contadino dell’epoca.
Il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, opera cardine del pensiero scientifico moderno, risente proprio di questa influenza teatrale e popolare. Questa è una grandissima opera letteraria e filosofica, scritta in lingua volgare, in forma di dialogo. Di fatto una commedia teatrale in cui personaggi si prestano a confutare la teorie tolematico-aristoteliche.
Galileo Galilei a Padova. Vita quotidiana tra vino, ospiti e strumenti scientifici



Ma Galileo non fu solo scienziato. I suoi anni padovani furono pieni anche di quotidianità concreta.
Iniziamo dalla famiglia. I due figli di Galilei furono battezzati nella Chiesa di Santa Caterina in via Cesare Battisti. Il fonte battesimale di questa chiesa ora si trova all’interno della più nota Chiesa di Santa Sofia.
Galilei amava partecipare a serate culturali e spettacoli e si dedicava ai suoi interessi.
Oltre a essere un genio della fisica e della matematica, Galileo Galilei era un uomo dai molti talenti. Il padre Vincenzo, noto musicista, gli trasmise l’amore per la musica, e pare che Galileo fosse un eccellente suonatore di liuto. Aveva anche un talento naturale per la scrittura: il suo stile era chiaro, incisivo e divulgativo, proprio come quello che ammirava in Ariosto, mentre non apprezzava il manierismo di Tasso.
Il Galilei di tutti i giorni, inoltre pare amasse anche i piaceri della tavola. Amava il vino e vivere in via dei Vignali non lo distoglieva certo da questo suo piacere. Pare apprezzasse il bollito alla padovana, allora già accompagnato da mostarde e senape.
Galileo Galilei a Padova si circondava di studenti e collaboratori. Nella sua ampia abitazione con orto, vigne, pollaio e cantina, trovavano posto anche alcuni coinquilini. Tra questi il meccanico Marcantonio Mazzoleni lo aiutava a costruire strumenti didattici come compassi militari e lenti per il cannocchiale. La casa fungeva da vera e propria “foresteria accademica”, grazie alla quale Galileo riusciva ad arrotondare uno stipendio da docente, all’epoca tutt’altro che ricco. Non si sposò mai, ma ebbe tre figli con Marina Gamba, che continuò a vivere a Venezia.
Molte curiosità sulla casa di Galilei a Padova in quest’articolo.
Il Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica
Il Premio Letterario Galileo, giunto alla sua 15° edizione, promosso dal Comune di Padova, premia infatti i migliori libri di divulgazione scientifica. A selezionarli è una prestigiosa giuria scientifica, prima, e votata da una giuria popolare dopo. La giuria popolare è composta da studenti universitari di tutta Italia e dagli studenti delle scuole superiori di secondo grado rappresentative delle 110 province italiane.
Allo scienziato pisano è intitolata l’Accademia Galileiana di Scienze Lettere ed Arti, un tempo Accademia Patavina. Questa importante istituzione era erede della “Accademia dei Ricovrati”, costituitasi il 25 novembre 1599. La sede è ospitata presso quella presso il trecentesco palazzo dei Signori da Carrara, alla Loggia Carrarese. La Scuola Galileiana di Studi Superiori di oggi è stata istituita nel 2004. Può contare sulla collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa di cui segue il modello.
Alberto Botton


