Nereo Rocco Calcio Padova anni Cinquanta

I luoghi del Calcio Padova. Passato e presente di una città in biancoscudato!

Chi scrive è tifoso della squadra della propria città e provincia fin da piccino, e cioè del Calcio Padova ovviamente, ed in questo post vi parlerò dei luoghi del Calcio Padova.
Ma quale Milan, Juventus, Inter o Roma?! Di queste grandi squadre potrò apprezzare il bel gioco ed ammirare le gesta tecniche dei grandi campioni che vi giocano e vi hanno giocato nei tempi passati ma niente di più personale che mi possa coinvolgere più di tanto come il mio Padova. Che poi capirai che soddisfazione gioire per le vittorie di squadre scelte a tavolino da piccoli in quanto le più forti. “Tutti vogliono viaggiare in prima” cantava Ligabue, tutti vogliono sentirsi partecipi di grande vittorie? Ma in quanto padovano che mi frega se una squadra di Milano o Torino dovesse vincere una competizione nazionale o internazionale?

Padova è la mia città e come è normale che sia ne seguo le sorti della sua squadra…in serie D come in serie A!

Correva l’anno 1983 quando, all’età di 7 anni, misi per la prima volta piede allo Stadio Appiani assieme a mio papà e da quel momento sono sempre stato biancoscudato. L’emozione nel raggiungere lo stadio assieme a tanti altri padovani, di passare sotto la gradinata, prendere le caramelle dall’omino che gridava “Caramelle all’anice, menta, doppia menta…”, entrare e salire la gradinata , la folla trepidante, il profumo dell’erba del campo e di tabacco, le bandiere e i giocatori con la maglia bianca con lo scudo sul petto…Ma bando alle ciance che ora andremo a posizionare sulla mappa i luoghi del Calcio Padova che nel corso della sua storia ultracentenaria ha avuto un forte legame con la città, per uno degli itinerari a Padova più alternativi e rivolto a tifosi ed appassionati di calcio.

  • Piazzetta Garzeria. Il 29 gennaio 1910 presso il bar Borsa in Piazzetta Garzeria, quando al posto del supermercato Pam c’era ancora l’ottocentesco Teatro Garibaldi, è la data di fondazione del Calcio Padova. « È costituita col nome di Associazione del Calcio Padova una società avente lo scopo di incrementare la pratica e la diffusione del Gioco del Calcio in particolare e degli altri sport atletici in genere col fine della educazione fisica della gioventù. » (Primo articolo dello Statuto della nuova società). Tra i fondatori il barone Giorgio Treves de’ Bonfili (quello del parco Treves) che sarà giocatore ed allenatore e primo presidente.
  • Campo “Giovanni Battista Belzoni”, primo stadio del Calcio Padova.  Fu inaugurato nell’aprile del 1909 come primo spazio cittadino per l’educazione fisica alla presenza addirittura dell’allora Ministro all’Istruzione Luigi Rava dall’associazione Ginnastica e Sport. Dalla prima partita giocata del Calcio Padova, 0-0 contro l’Hellas Verona, fino al 1916 i biancoscudati giocarono nel campo di via San Massimo, nel borgo Portello. Il campo successivamente fu intitolato a Walter Petron, giocatore biancoscudato e del Torino, morto a 26 anni in via Loredan nel marzo 1945 colpito da una scheggia durante un bombardamento. La squadra del Grande Torino, pochi mesi prima della tragedia, impegnata a Padova nel 1949 portò una corona di fiori sulla tomba di “Lalo”, e sul campo dove c’è una lapide che lo ricorda. Protagonista della stagione 1913-14 fu un certo Silvio Appiani, un giovane attaccante che realizzò 18 reti in 14 partite portando il Padova a vincere la Coppa Veneta organizzata dal Venezia a cui partecipavano anche Hellas Verona e Petrarca.
  • Stadio “Comunale” (in seguito noto come Velodromo “Monti”). Costruito tra il 1914 ed il 1915 con il nome di “Stadium” è il più vecchio stadio comunale d’Italia realizzato “per i giuochi e per le corse ciclistiche e podistiche” nella zona dell’ex Foro Boario. Il Padova iniziò a giocarci un campionato fino 1916 prima dell’interruzione delle attività per l’incombere della Grande Guerra. Negli anni ’30 lo stadio fu intitolato a Giovanni Monti, calciatore del Padova, nato a Fratta Polesine e morto da aviatore volontario qual era precipitando nel lago di Garda nei pressi di Desenzano dopo una prova di velocità. A Fratta Polesine a Palazzo Monti, una lapide lo ricorda così come è ricordato all’ingresso dello stadio con una lapide con un’elica.
  • Stadio Silvio Appiani. Beh, parlare dello Stadio Appiani occorre un post intero, infatti l’ho scritto. Leggetelo qui. Per 70 anni è stata la casa del Calcio Padova, il luogo del cuore di tutti i tifosi biancoscudati, teatro di sfide epiche e custode di genuini ricordi ed emozioni di chi lo ha frequentato. Prende il nome dal giovane goleador del Padova, Silvio Appiani, morto sul Carso dopo essersi arruolato volontario nella Grande Guerra, riposa nell’Ossario di Redipuglia. In 70 anni di storia, di racconti e di aneddoti ce ne sarebbero tantissimi da ricordare. L’esordio fu la vittoria contro l’Andrea Doria, il 19 ottobre 1924 mentre l’ultima partita fu contro il Palermo (0-0) il 29 maggio 1994. Tra le partite più mitiche il 4-4 del 20 febbraio 1949 contro il Grande Torino di Mazzola e compagnia bella prima della tragedia di Superga. Indimenticabili per i più anziani gli anni Cinquanta con il Padova nei primi posti della classifica in serie A fino al 3° posto del 1957-58. Erano anni in cui anche le grandi squadre spesso e volentieri venivano sconfitte dal Padova, sostenuto da quella muraglia umana di tifo e passione che era lo Stadio Appiani, definita la Fossa dei Leoni.  Per ragioni anagrafiche ricordo le prime partite assieme a mio papà nella gradinata sud assieme agli amici del Club dea Cioca della Paltana. Si partiva dalla Paltana a piedi per raggiungere lo stadio dopo una passeggiata. Il profumo dell’erba, di tabacco, la folla, il foglietto con il programma e le formazioni, gli annunci degli autoparlanti “Trenfor, casa della poltrona a Roncaglia di Ponte San Nicolò, Caffè nero, caffè bianco, il caffè che vale un Perù, grappa Modin…” e ancora lo strillone sotto le tribune “Caramelle, all’anice, menta, doppia menta”. E poi i giocatori con la maglia bianca e lo scudo sul petto, da bambino mi facevano ridere perchè avevano quasi tutti i baffi ed i capelli ricci…la moda del tempo, Fellet, Giansanti, Rastelli e poi capitan Da Re, il fuoriclasse Cerilli…Per me indimenticabile, ovviamente anche gli anni, in cui ho iniziato a frequentare l’Appiani in Curva Nord, dietro lo striscione degli Hell’s Angels Ghetto, il nostro gruppo ultras. Anni molto emozionanti con i campionati che all’ultimo momento anzichè la serie A ci donavano grande delusioni, ma con giocatori che hanno fatto la storia del Padova, Nanu Galderisi, Damiano Longhi, Pippo Maniero fino a giocatori che da Padova decollarono per una brillante carriera come Albertini, Benarrivo, Di Livio e Del Piero. Fino a quando poi la serie A arrivò davvero e con essa il nuovo Stadio Euganeo.
    Grazie alla determinazione di alcuni tifosi, lo Stadio Appiani è stato salvato dall’abbattimento e con l’impegno dell’ex consigliere Michele Toniato sono stati coinvolti dapprima Interbrau e poi l’azienda Sunglass dell’attuale presidente Bergamin fautori di uno splendido restauro, anche se parziale. Un intervento che consente di prolungare la vita di questo impianto per allenamenti e partite delle giovanile e come luogo della memoria sportiva e popolare.
  • Trattoria “Da Cavalca” (oggi Ristorante Alle Piazze).  Questa trattoria, all’inizio di via Daniele Manin e a due passi da Piazza delle Erbe, era il “quartier generale” del mitico Padova di Nereo Rocco. Qui il Paròn andava a mangiare e ci portava la squadra prima delle partite casalinghe. Domenica mattina andavano tutti a messa alla Basilica di Sant’Antonio poi andavano a mangiare  in questa tradizionale trattoria veneta, immagino, un bel piatto di pasto e fagioli, un bollito e magari anche un bicchiere di vino, ma solo per il capitano Lello Scagnellato ed i “veci” della squadra (vedi immagine copertina in alto) Dopo pranzo, tra due ali di folla andavano poi al campo Appiani a giocare la partita. Ecco all’angolo di Piazza delle Erbe che da su via Daniele Manin ho sempre immaginato potesse essere posizionata una statua di bronzo dei Nereo Rocco che cammina tenendosi a braccetto con Lello Scagnellato….altro che statua della donna accoccolata davanti al Pedrocchi…
  • Bar Missaglia. All’angolo tra le via S. Lucia e via Breda e gestito dal 1992 da Carlo Quaggia è ancora aperto il “mitico” Bar Missaglia, aperto nel 1942 anche se fin da molto tempo i Missaglia gestivano esercizi ed attività in città. Erano in nove fratelli e la madre rimasta vedova molto presto e nel primo dopoguerra gestivano una latteria ed un bar in via Marsilio da Padova prima che negli anni Quaranta, per l’appunto,Italo ed Orione aprissero quest’altro. In via Gorizia, dal 1921 al 1964 invece, c’era un altro esercizio gestito da Bepi Missaglia, poeta dialettale padovano. I Missaglia erano così noti in città che una foto d’epoca del 1936 mostra soldati padovani impegnati nella campagna d’Africa allestire una cambusa con la scritta “Bar Missaglia” come insegna.
    Fin dal secondo dopoguerra il Caffè era frequentato dai calciatori del Padova, dai giocatori del Petrarca Rugby e dagli altri sportivi della scherma e del ciclismo. Nel 1946, quando aprì la Sisal qui fu inaugurata la prima ricevitoria del Veneto. Oltre agli sportivi qui si incontravano esponenti della cultura padovana ed il bar diventava “tavernetta dei poeti” con Dino Durante, Bruno Capovilla, ma anche il grecista Manara Valgimigli, Concetto Marchesi, l’antifascista Egidio Meneghetli, lo scultore Strazzabosco, il pittore Pendini, gli attori Gino Cavalieri e Ferruccio Tagliavini.
    Da qui partiva la “Rumorosa”, un camion militare americano con il quale il Bar Missaglia portava i propri clienti in trasferta al seguito del Calcio Padova!
  • Stadio Euganeo. Uno stadio nato male e mai amato dai tifosi sebbene a suo tempo desiderato molto per sostituire il vecchio Appiani. Il coinvolgimento nel malaffare e nel sistema delle tangenti ne gonfiarono i costi ed il progetto finì nel filone di inchiesta di tangentopoli che ne ritardò la costruzione. Fu possibile grazie ai finanziamenti per i mondiali di Italia ’90 e, un ulteriore finanziamento fu concesso dal Coni, a patto che l’impianto prevedesse caratteristiche di polifunzionalità. Il progetto iniziale dell’architetto Gino Zavanella, lo stesso dello Juventus Stadium, era simile allo stadio di Genova, all’inglese con quattro tribune su pianta rettangolare. E qui fu commesso il danno. Per ottenere i finanziamenti del Coni fu realizzata una pista di atletica su una struttura a pianta rettangolare con le distanze massime tra la pista e le tribune. Uno stadio freddo, lontano dal campo, nulla a che vedere con quel catino di emozioni che era l’Appiani. Si giocò 2 anni la serie A e poi fu declino fino alla c2 e molti campionati di C fino addirittura al fallimento e alla nuova rinascita.

 

Alberto Botton

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  1. Paolo

    MOLTO BELLO! Grazie dei ricordi. Perché io sono uno che ha preso, da ragazzino, del “mona” per aver tirato un rigore sul palo, al Monti!

    Al di là dei vari aneddoti, posso confermare l’eccezionalità di questa persona…….

    Ed una persona eccezionale fu Mariano Tansini, un signore che ha lanciato decine e decine di giovani nei professionisti, basti pensare che su 13 giocatori di una squadra (allievi), 8 finirono professionisti. Un vero signore, competente, educatore, mai citato o pochissimo!

    Parlano di crisi del calcio italiano……mah!Se invece di baby sitter , ci fosse qualcuno che mostra come si colpisce una palla…….

  2. Paolo

    È arrivato a Padova nel 1932, come giocatore, poi nel ’39 iniziò come allenatore. Nel 1966 è arrivato I° con la primavera. Era stato un’ala sx molto veloce e tecnica dal tiro potente, ma aveva la “caviglia di vetro”. Giocò nel Milan, Napoli 2 presenze in Nazionale A e 2 in B. Da non dimenticare Alfonsi suo braccio dx, ci faceva provare i fondamentali “1000” volte!

    Una citazione più importante della mia:«Riguardo ad Alfonsi e Tansini, cosa dire… Sono i miei padri putativi. Mi hanno fatto crescere. Devo a loro gran parte di ciò che sono diventato, più fuori che dentro il campo. Sono loro che mi hanno instillato le regole ed i valori della squadra e del gruppo.»

    (Albertino Bigon[1])

    Troppo lontano nel tempo? Io lo ristudierei…….

    Dopo gli anni’60 si é costruito un giocatore più atletico, a parte eccezioni di grandi campioni (Baggio e qualcun’ altro, lasciando i Rivera, gli Angelillo,Sivori, Corso , etc., campioni che insegnavano agli allenatori perché campioni naturali), per poi arrivare a vedere esibizioni di “atletica”, non di calcio. Il calcio é spettacolo e può essere arte, per cui vale la pena di pagare il biglietto. Il resto non sono piedi “magici” sono ferri da stiro.
    Però nella vita tutto torna, ora l’Ajax mi ha riconciliato con il calcio, se continua così sarà più bello dei miei tempi! Atletica + tecnica, anche raffinata. Speriamo, se no, andiamo a vedere le performances di atletica……che é molto bella.

  3. Bene Paolo, grazie mille per l’approfondimento! Parliamo di un’epoca comunque mitica per il Padova, da ricordare. Sono d’acccordo per quanto riguarda l’Ajax, bellissimo mix di atletica e tecnica. Ciclicamente danno lezioni di calcio al mondo pallonaro.
    Saluti,
    Alberto

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