Giorgio Perlasca Giusto delle Nazioni Padova

Giorgio Perlasca, “Giusto tra le nazioni”, esempio di umanità e coraggio

Era da tempo che pensavo di inserire Giorgio Perlasca nella rubrica dei “personaggi illustri” ma la decisione di farlo me l’ha fornita il caso. Una mattina di un paio d’anni va passeggiavo infatti in Piazza dei Signori e guardando al Palazzo della Gran Guardia notai uno di quegli striscioni che si dedicano alle mostre allestite. Mi avvicinai e lessi “Budapest- Sulle orme di Giorgio Perlasca“, questo il titolo della mostra che si  poteva visitare. Ovviamente salii ed entrai nel salone della Loggia, sentendo delle voci fin dalle scale. Dopo essere entrato mi resi conto che era in corso la presentazione o l’inaugurazione della mostra, organizzata per i 25 anni dalla morte.

La sala era piena di ragazzini delle scuole ed alle pareti una serie di pannelli dedicati a Giorgio Perlasca a Budapest e alla sua incredibile impresa che l’ha reso degno di essere inserito tra i “Giusti delle Nazioni”. A parlare ai ragazzini era il figlio di Giorgio Franco Perlasca, fondatore e presidente della Fondazione Giorgio Perlasca, e subito dopo fu il turno degli insegnanti e così mi decisi di stare ad ascoltare la loro lezione. Ascoltando mi vennnero in mente i tempi in cui per la prima volta, quando il ragazzino ero io, venni a conoscenza di questa storia. Ascoltando gli insegnanti però mi sono reso conto che non ero solo io, a fine anni Ottanta, a venire a conoscenza di questa impresa per la prima volta bensì il mondo intero. Fu solo sul finire degli anni Ottanta che il mondo si rese conto della portata del gesto di Giorgio Perlasca, in questi tempi a rendersi conto della portata perché fu lo stesso Perlasca a tenerla nascosta.

Giorgio Perlasca a Budapest. Una bugia per salvare 5000 vite!

«Vorrei che i giovani si interessassero a questa mia storia unicamente per pensare oltre a quello che è successo, a quello che potrebbe succedere e che sapessero opporsi eventualmente a violenze del genere» (Giorgio Perlasca)

http://www.giorgioperlasca.it/viaggio-della-memoria-budapest-sulle-orme-di-giorgio-perlasca/Chi era Perlasca? Giorgio Perlasca nacque a Como il 31 gennaio 1910 ma si trasferisce ancora bambino a Maserà di Padova per motivi di lavoro del padre. Da giovane aderì al partito fascista e nel 1930 si arruolò nelle Camicie nere, partecipò come volontario nella guerra d’Etiopia e nella guerra civile spagnola a sostegno del generale Franco e l’esperienza spagnola, grazie alla quale appresa la lingua spagnola, gli sarà molto utile in seguito. Di ritorno in Italia si allontanò dal fascismo perché non condivideva le “leggi razziali” e l’umiliazione nei confronti di altri essere umani e la decisione di allearsi con i nazisti di Hitler. Dopo aver svolto il ruolo di istruttore di artiglieria chiese ed ottenne una licenza militare indeterminata e fu così che abbandonò la carriera militare, lasciò l’Italia per dedicarsi ad attività commerciali come venditore di carni bovine per conto di una ditta di Trieste, e con la moglie iniziò a girare da Croazia, Serbia, Romania e, dal 1942, in Ungheria.

Nel 1943 dopo l’alleanza tra il Regno d’Italia e gli alleati i tedeschi si misero alla ricerca degli italiani, Perlasca fu catturato ed internato, riuscì a fuggire e chiese ed ottenne protezione l’ambasciata spagnola e, grazie ad un documento che attestava la sua partecipazione alla guerra civile spagnola, ricevette un documento ed una nuova identità: Jorge Perlasca. Fu allora che Perlasca iniziò a collaborare con l’ambasciata spagnola che, assieme ad altre ambasciate estere, erano impegnate a salvare cittadini ebrei dall’internamento nei campi di sterminio, tramite rilascio di salvacondotti e la residenza in apposite abitazioni “protette” che godevano di uno status di extraterritorialità e non potevano essere toccate dai nazisti.

Ad un certo punto, nel novembre 1944 l’ambasciatore spagnolo tornò in patria per non riconoscere il governo filonazista ungherese e fu allora che iniziò a materializzarsi la grande bugia di Giorgio Perlasca. Finse di essere lui il nuovo ambasciatore di Spagna, giunto in sostituzione del precedente! Un gesto a dir poco coraggioso, se non temerario…per quanto Perlasca avesse appreso lo spagnolo e ad avesse costruito attorno a se una rete di persone di fiducia poteva essere scoperto in ogni momento, il che sarebbe voluto dire morte certa. I nazisti non si facevano scrupolo di ammazzare sul posto chicchessia figuriamoci un impostore italiano che aveva rinnegato il suo passato fascista e che quotidianamente si recava ai binari di partenza per i campi di concentramento per cercare di strappare più vite possibili alla morte.

Tra il 1° dicembre 1944 ed il 16 gennaio 1945 furono migliaia i salvacondotti falsi che “Jorge Perlasca” firmò e migliaia le persone che ospitò nelle case protette (più di 5000) e riuscì, minacciando una falsa ritorsione economica ai cittadini ungheresi residenti di Spagna, di evitare l’incendio del ghetto di Budapest dove vivevano 60.000 ebrei ungheresi.

Fece tutto questo ma non solo. Intervistato da Minoli disse che fu tutta una questione di raccontare tante “balle”! Non si limitò a firmare carte ma quotidianamente si recava nella case protette per gestirne l’organizzazione, prendersi cura delle persone ed assicurarsi che ognuno di loro avesse di che mangiare.

Un’impresa simile a quella di Schindler e di altri eroi che si ribellarono alla barbarie nazista in nome dell’umanità. Un’esperienza a dir poco avventurosa, degna di un film ed un film su Perlasca è stato realizzato infatti, anzi, una mini-serie televisiva intitolata “Giorgio Perlasca, un eroe italiano” con Luca Zingaretti nel ruolo di Perlasca.

Dopo 40 anni di silenzio Giorgio Perlasca “giusto tra le Nazioni”

«Al passaggio della bufera, l’empio cessa di essere, ma il giusto resterà saldo per sempre.» (Proverbi, 10:25)

E quando finì la guerra Perlasca torno in Italia e visse la sua vita come niente fosse…scrive un memoriale ed inviò un documento per difendersi da eventuali accuse che il governo spagnolo gli poteva muovere ma niente più. Scrisse anche a De Gasperi che non gli rispose. Dopodiché, salvo qualche episodio raccontato ai familiari, i quali più di tanto non gli dettero peso, non disse più nulla dell’impresa che fece…in un’epoca in cui condividiamo tutto e spesso e volentieri mettiamo l’ “io” davanti a tutto si può capire quale fu la statura morale di Giorgio Perlasca.

Fu solo nel 1987 che il contenuto del suo memoriale divenne pubblico ed iniziò a diffondersi la storia di Giorgio Perlasca. Il tutto perchè alcune donne ebree ungherese residenti in Israele riuscirono a rintracciarlo ed andarono a trovarlo per esprimergli gratitudine per averle salvate da bambine e divulgare il suo esempio di coraggio e solidarietà. Fu grazie a queste donne che Perlasca ricevette in vita i meritati riconosimenti per quanto fatto.

Il 23 settembre 1989 ricevette da Israele il riconoscimento di Giusto tra le nazioni e piantato un albero a lui dedicato dietro al memoriale per i bambini, a fianco a quelli di Wallenberg, diplomatico svedese anche lui eroe a Budapest e Wiesenthal, il noto cacciatore di nazisti. I “Giusti tra le Nazioni” sono quelle persone comuni non ebree che a rischio della loro stessa vita hanno salvato la vita anche solo ad un ebreo dal genocidio nazista della Shoa e poi sono tornate a fare la vita di sempre, in silenzio. Secondo un’antica leggenda ebraica nel mondo ci sono sempre 36 giusti che rappresentano il motivo per cui Dio non ha mai pensato di porre fine all’umanità.

Anche a Budapest nel cortile della sinagoga c’è una lapide che ricorda Giorgio Perlasca.

A contribuire alla notorietà dell’impresa di Giorgio Perlasca il libro del giornalista Enrico Deaglio “La banalità del bene” e la trasmissione-inchiesta di Gianni Minoli che intervistò Perlasca per la sua trasmissione “Mixer” andata in onda nel 1990 e che vi ripropongo a fondo pagina.

Nell’ottobre 1991 fu insignito dell’onorificenza di grande ufficiale dal governo italiano e nel dicembre 1991 il senato approvò un vitalizio annuo ma Perlasca  lo rifiutò perchè, disse, di aver fatto solo il suo dovere…

Morì il 15 agosto 1992 per un attacco di cuore. E’ sepolto nel cimitero di Maserà di Padova ed in suo onore sono state intitolate strade e scuole. Nel 1997 è stato pubblicato da “Il Mulino” il suo memoriale con il titolo “L’impostore”. Su iniziativa del figlio, Franco Perlasca, è nata la Fondazione Giorgio Perlasca per trasmettere la sua eredità morale ed umana alle giovani generazioni.

Itinerario della memoria a Budapest “Sulle orme di Giorgio Perlasca”

itinerario della memoria Giorgio Perlasca Budapest

La Fondazione Giorgio Perlasca, in collaborazione con il Consolato Generale Onorario di Ungheria di Venezia e l’Associazione Culturale Italo-Ungherese del Triveneto ha inoltre costruito un itinerario della memoria patrocinato dal MIUR Veneto.

Per tutte le scolaresche ma anche per i singoli turisti e viaggiatori desiderosi di visitare la bellissima città di Budapest è possibile seguire questo percorso  “Budapest, itinerario della memoria sulle orme di Giorgio Perlasca”. Sul posto ci sono guide turistiche preparate ad accompagnare gruppi lungo questo itinerario che ripercorre i luoghi frequentati da Perlasca e in cui si compì la sua grande impresa: la legazione di Spagna, la stazione da dove partivano i treni diretti ai campi di concentramento, le case protette, la riva del Danubio dove molti ebrei venivano uccisi e gettati nel fiume, il Museo dell’Olocausto e molti altri luoghi. Per info sull’itinerario: http://www.giorgioperlasca.it/viaggio-della-memoria-budapest-sulle-orme-di-giorgio-perlasca/

Giorgio Perlasca ricordato al Giardino dei Giusti di Padova

A Padova nella zona di Terranegra c’è il Giardino dei Giusti del mondo. A differenza di altri memoriali questo luogo è dedicato a tutti quegli eroi che si opposero a rischio della loro stessa vita a tutti i genocidi del mondo, alla Shoa ma anche al genocidio armento, alla Bosnia e al Ruanda.

Il giardino dei giusti di Padova, inaugurato nel 2008, si ispira al Giardino dei Giusti di Gerusalemme ed è caratterizzato da un’opera scultorea del padovano Elio Armano. A ricordo dei vari Giusti riconosciuti tra cui, ovviamente Giorgio Perlasca, una pianta ed una stele.

Sul grande muro che circonda il giardino una frase di Annah Arendt “Si può sempre dire un si o un no“.

 

Fondazione Giorgio Perlasca: http://www.giorgioperlasca.it/

 

 

Alberto Botton

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