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“L’anima della frontiera “, il romanzo western di Matteo Righetto tra le montagne del Veneto e del Trentino

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L'anima della frontiera romanzo di Matteo Righetto Mondadori

Per la rubrica letteraria del blog, (trovate sulla destra dell’home page tra i tag “Letteratura, libri, fumetti“) quest’oggi vi parlo de ” L’anima della frontiera “, l’ultimo romanzo dello scrittore padovano Matteo Righetto edito dalla Mondadori, 192 pagine.

Ho finito di leggere questo libro da da pochi giorni, per me il primo libro, finora, che leggo di Righetto e devo dire che mi è piaciuto molto per la storia narrata, per come questa è stata contestualizzata nello scenario storico del territorio in cui è ambientata, per la scrittura semplice, chiara e allo stesso tempo coinvolgente ed incalzante. Perdonatemi non sono avvezzo con la recensione dei libri, tuttavia provo a raccontare quelli che mi sono piaciuti e che devono avere però un requisito fondamentale: storie vere o inventate devono comunque essere inserite in un territorio i cui luoghi devono necessariamente avere una parte.

Matteo Righetto scrittore L'anima della frontiera
Matteo Righetto (foto Pierantonio Tanzola http://www.pierantoniotanzola.com )

L’Anima della frontiera è un romanzo  che, credo, non è etichettabile con un unico genere.

E’ senz’altro un romanzo d’avventura ma anche un romanzo di formazione visto che protagonista è una giovane e forte ragazza che, affrontando difficoltà e superando ostacoli crescerà e maturerà. E’ anche un romanzo di genere western. Un western ambientato sulle “nostre” montagne tra Veneto e Trentino, tra la Valbrenta e le vette feltrine, il monte Pavione e la Valle di Primiero Western? Si, non saremo negli Stati Uniti e la storia non narra di cercatori d’oro ma il genere western richiama un’etica contadina che è propria anche del nostro Veneto ed evoca alcuni miti che ritroviamo anche qui: l’avventura, la sfida a leggi e ad un sistema ingiusto, la lotta per migliorare la propria vita e quella della propria famiglia, l’inseguimento di nemici, la fuga, la vendetta, l’avvento della ferrovia, i minatori ed ovviamente il mito della frontiera, nel caso del romanzo di Matteo Righetto quella tra Veneto ed Austria che, nel periodo storico in cui è ambientato il romanzo, a fine Ottocento, corrisponde al confine tra Veneto e l’attuale Trentino.

La trama de L’anima della frontiera

Quella narrata ne L’anima della frontiera è una storia d’altri tempi. Protagonista o è una giovane ragazza di nome Jole De Boer che vive con la propria famiglia in un paesino denominato Nevada nell’alta Val Brenta nei pressi di Enego. Siamo negli ultimi anni dell’800 ed il giovanissimo Stato Italiano applica severi controlli e restrizioni a chi, come i De Boer, coltiva il tabacco, pianta esotica importata nel XVI secolo durante l’epoca della Serenissima Repubblica. La coltivazione e commercializzazione del tabacco ha rappresentato per quattro secoli un’importante fonte di sostentamento per le comunità di questa ristretta area della montagna veneta ed il tabacco della Valbrenta era considerato di qualità superiore.

Sono anni in cui dal Veneto emigrano milioni di persone in fuga da povertà e pellagra così chi resta, per far fronte alle difficoltà e ad una vita di privazioni si ingegna come può ed è così che tra i coltivatori di tabacco non mancano coloro i quali cercano di rimpinguare il misero reddito contrabbandando oltre frontiera il tabacco coltivato in eccesso rispetto alle richieste dello stato monopolista.

L’avventura di Jole De Boer ha inizio quando a 15 anni il padre decide di iniziarla all’attività di contrabbandiera portandola appresso nel suo viaggio oltre la frontiera italiana, posta sulle vette feltrine e sul Monte Pavione (2334 m), in territorio austriaco per vendere il tabacco. Un paio d’anni dopo Jole sarà costretta ad intraprendere il viaggio da contrabbandiera per andare alla ricerca del padre non più rientrato dalla precedente traversata e soprattutto per provvedere al sostentamento della madre e dei fratelli. Jole andrà incontro a mille peripezie e lungo il suo cammino tra i boschi guadando fiumi e torrenti, salendo in quota assieme al suo cavallo, sempre attenta a non farsi scoprire dalle guardie. Come finirà? Ovviamente non spoilererò la storia, leggete il romanzo!

Nel suo viaggio Jole incontrerà vari personaggi, un’umanità che ben contestualizza la storia nell’epoca in cui è ambientata. Tra questi personaggi c’è la montagna con il suo spirito: la montagna in questo romanzo di Righetto, come anche nel precedente “La pelle dell’orso” (non ho letto il libro ma visto il film) non è una semplice ambientazione ne una comprimaria ma piuttosto gioca il ruolo di co-protagonista. Il viaggio di Iole intrapreso con coraggio e senso di responsabilità le permetterà di entrare in contatto con ” l’anima della frontiera ” , metafora della separazione tra bene e male, tra adolescenza ed età adulta, tra bene e male e tra le due categorie di esseri umani destinati a farsi la lotta l’una contro l’altra: i prepotenti ed i poveri cristi.

La Val Brenta ed i luoghi de L’anima della frontiera come destinazione di turismo sostenibile

Il romanzo L’anima della frontiera è ambientato sulle “nostre” montagne, tra Veneto e Trentino ed è per questo che, almeno a me, una volta letto mi fa sorgere il desiderio di andare a vedere quei luoghi arricchito dalle suggestioni letterarie che ci offre lo scrittore Matteo Righetto e le informazioni storiche e culturali che fanno da contesto alla storia. Per esempio non sapevo che in Val Brenta si coltivasse il tabacco, men che meno conoscevo il fenomeno dei contrabbandieri di tabacco.
Della Valbrenta e della Valstagna conosco le grotte di Oliero, il festival di musica celtico, il Brintaal Celtic Folk che si svolge adesso a Cismon del Grappa e la possibilità di fare rafting sul Brenta grazie all’Ivan Team Rafting, il famoso Palio delle Zattere, la rievocazione storica legata alla fiorente economia del legname che, dal 1200 alla caduta della Serenissima, legato in zattere, lungo il Brenta giungeva fino all’arsenale di Venezia. Ma evidentemente c’è molto altro da scoprire!

La famiglia De Boer vive in un paese dal nome inventato Nevada nei pressi di Enego nella Val Brenta nota anche come Canale di Brenta, (“canalotti” era il nome con cui si identificavano gli abitanti) una stretta valle compresa tra Bassano del Grappa e Cismon del Grappa, il prolungamento meridionale della Valsugana solcata ovviamente dal fiume Brenta, anzi dalla Brenta (i nomi dei fiumi nascono tutti al femminile prima di essere resi al maschile durante il ventennio. La Brenta, la Piave…) tra l’Altopiano di Asiago ed il massiccio del monte Grappa sulla destra e davanti le vette feltrine, in particolare il Monte Pavione sul quale c’era il valico per oltrepassare la frontiera di allora e giungere nei primi paesi che appartenevano all’Impero Austro-Ungarico come quelli della Valle di Primiero e la Val Noana. Qui era diretta Jole de Boer nel suo viaggio da contrabbandiera e questi sono i luoghi che possono essere percorsi anche dal turista di oggi.

Insomma la Val Brenta può essere un’interessante destinazione turistica per chi ama la montagna e l’escursionismo. Per farvi un’idea vi segnalo un articolo da “Le volpi del Vajolet” blog di Luca Mattiello che vi racconta la salita al Monte Pavione e da cui ho preso la foto qui sopra. Leggete qui: http://www.volpidelvajolet.it/2016/08/salita-al-rifugio-dal-piaz-ed.html

Percorrerne i sentieri tra i boschi a piedi o a cavallo ispirati dalla storia narrata per seguire il viaggio della protagonista del romanzo fa de L’anima della frontiera un romanzo ecologico, che volutamente o meno, secondo me promuove anche un turismo sostenibile rispettoso dell’ambiente e della storia dei luoghi.

Giunti in Val Brenta non potrete non visitare il Museo del tabacco a Carpanè di San Nazario che ben illustra come per l’identità del territorio il tabacco e la sua coltivazione siano assolutamente rilevanti per la storia di questi luoghi così come il Museo Etnografico Canale di Brenta a Valstagna. Non a caso si svolge anche un evento sportivo denominato “Antico Trail del contrabbandiere” una corsa di 42km o 23km che percorre interamente l’Altavia del tabacco, percorso all’aria aperta che si propone come museo diffuso.

 

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Alberto Botton

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