Vecchia Padova cultura popolare

La cultura popolare è l’anima della città!

Di Padova si può dire sia una città dalle mille identità (ne ho scritto qui) e, di questi tempi, si possono trovare anche altre immagini in grado di “raccontarla” parzialmente poiché Padova come molte altre città è in continua trasformazione per via dei processi di globalizzazione economica in corso da anni. La conseguenza è il rischio, di renderla sempre meno riconoscibile ed interpretabile agli occhi degli abitanti stessi vista la natura e la rapidità del cambiamento ma soprattutto di perderne l’anima, ammesso che le città ne abbiano una…D’altra parte cos’è il patrimonio immateriale di cui parla anche Unesco, se non l’espressione dell’anima di un luogo?!

L’anima di un luogo, a mio avviso, si esprime tramite la sua cultura popolare (clicca e vai alla rubrica sulla Padova popolare) e cioè di quell’insieme di usanze, tradizioni, storie e stili di vita che appartengono agli abitanti e alle persone comuni (determinati a loro volta dal contesto economico e politico), molto più della cultura considerata “alta”. L’identità più profonda di un luogo è espressione della cultura popolare, identità che travolta dai cambiamenti e delle trasformazioni economiche, rischia di risultarne sempre più annacquata.  Anche Padova non fa eccezione rispetto a questi processi in corso e ho l'”impressione” che negli anni gli abitanti stiano perdendo il legame con la storia della città e di come questa sia cambiata, senza lasciare tracce ( o poche) di come era e soprattutto di com’era vissuta.

Su questo fronte anni fa avevo ideato un progetto fotografico “Padova una città in divenire” in collaborazione con l’associazione “Arte laterale”, non più attiva, per fermare il tempo della città e trattenere le immagini della città in questo momento storico. Rispetto ad alcune foto fatte allora la città è già cambiata e ha cancellato alcune tracce rimaste in piedi fino a poco fa che ricordano la città com’era  decenni fa. Assieme alla community degli Instagramers Padova organizzammo un contest fotografico #PadovaCheCambia, dedicato al cambiamento urbano della città pensato proprio dal sottoscritto che portò ad una mostra nel corso dell’InstaParty di quell’anno. Tema che continua ad affascinare visto che negli anni altri contest e concorsi fotografici su questo stesso argomento sono stati proposti.

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Riviera Ponti Romani com’era

Il mio interesse per la cultura popolare non è fine a se stesso e volto al passato in tono “nostalgico” dal momento che tutto cambia, soprattutto le città in questi anni, ed è giusto guardare al futuro. Una città che abbia coscienza di se e sia in grado di raccontarsi credo risulti più attraente di una città-museo che attrae per quanto può far vedere e che nei confronti della quale gli abitanti abbiano perso qualsiasi legame.

Cercando su internet ho trovato questo meraviglioso articolo con un itinerario di ‘”archeologia” industriale ad esempio.  Non si tratta di quel che Padova può far vedere che è davvero tanto ma l’esperienza e le emozioni che questa può trasmettere o meno al visitatore. La Cappella degli Scrovegni con gli affreschi sono qualcosa di assolutamente straordinario da vedere ma l’anima di Padova è nelle piazze, tra i banchi di frutta e verdura di Piazza delle Erbe, nelle botteghe sotto al Salone, nelle enoteche, al Caffè Pedrocchi, nelle aule dell’università, nelle cerimonie religiose come la processione del Santo piuttosto che quella dedicata alla Madonna dei Noli, lo era allo Stadio Appiani.

Aurelio Scagnellato, capitano del Padova degli anni Cinquanta

Aurelio Scagnellato, capitano del Padova degli anni Cinquanta

La memoria di professioni storiche come quella dei barcari del Portello e non solo, degli “scariolanti”, episodi storici quali l’8 febbraio 1848, personaggi illustri come Belzoni piuttosto che figure quasi mitiche come quella della “Gaetana” altrove in Europa diventano pretesti per raccontare la città e la sua storia se non veri e propri gadget da vendere ai turisti mentre da noi la toponomastica quasi dimenticata mostra una distanza tra le persone ed i luoghi. Già quando ero ragazzino, io ci si dava appuntamento davanti a “Ricordi” e prima i “paninari” si trovavano al Master, qualcuno identifica Piazza delle Erbe con gli spritz e sempre meno persone conoscono l’origine del “Canton del Gallo”, del “Volto della Corda”, del “Canton delle Busie”…

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La Gaetana, personaggio “folkloristico” padovano

Tutto questo bel discorso per dirvi che è giusto valorizzare la cultura “alta” e le ricchezze del patrimonio artistico della città ma non dimentichiamoci neanche della cultura popolare. Dal vecchio blog su virgiliopadova cito me stesso ripetendovi che “Luigi Nardo al termine del suo libro “Ma quando penso a Padova…” lanciò già anni addietro una suggestione o forse solo un suo sogno e cioè quello di un museo della civiltà cittadina di Padova, così come ci sono quelli della civiltà contadina. Al di là di saltuarie esposizioni manca un Museo di Padova, uno spazio in cui venga mostrata la storia della città…”. Ora non credo che questo sia fattibile ma sarebbe senz’altro affascinante una museo della città dall’epoca dei veneti antichi ai giorni nostri includendo quindi la storia del ‘900.

Celebrazioni della Madonna dei Noli l'8 dicembre scorso

Celebrazioni della Madonna dei Noli l’8 dicembre scorso

Pur nella consapevolezza che ci vorrebbe uno sforzo economico importante, mi piacerebbe infatti se ai Musei Civici ci fosse una sezione dedicata al ‘900, ai cambiamenti economici, agli sviluppi urbanistici della città, immagini, ritagli di giornali, pezzi d’epoca risalenti agli anni delle guerre mondiali, le società sportive, dalla Rari Nantes e Canottieri al Calcio Padova e al Petrarca Rugby…insomma la storia della gente comune. Un esempio che ho visto ed apprezzato con i miei occhi è il “People’s Palace” di Glasgow, un centro civico con museo in cui si racconta proprio della vita di generazioni di abitanti della città e degli avvenimenti storici, sociali e culturali che hanno vissuto.

Di tanto in tanto, quindi, tornerò a rimpinguare la rubrica “Padova popolare” con nuovi post per sottolineare ancora una volta che si può benissimo parlare di futuro senza rinunciare all’identità locale e che si può dare evidenza all’identità locale anche in una città aperta al globale. In questo abbiamo preziosi alleati nelle varie persone che fanno ricerca, studiano, postano vecchie foto, raccontano e spiegano su gruppi facebook quali “Padova, ieri, oggi e domani” e “Vecchia Padova”.

Piazza Garibaldi

Alberto Botton

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