Belzoni esploratore antico Egitto

Giovanni Belzoni, l’Indiana Jones di Padova!

Per la rubrica “personaggi illustri“, dedichiamo questo post a Giovanni Belzoni, (nome completo Giovanni Battista Belzoni), esploratore ed egittologo, forse più conosciuto all’estero che non a Padova, un vero personaggio ma mai abbastanza illustre come meriterebbe di essere. Per la sua incredibile vita avventurosa la sua figura meriterebbe una maggiore valorizzazione se è vero che le avventure vissute dal nostro Belzoni pare abbiano ispirato il personaggio cinematografico Indiana Jones, noto in tutto il mondo e creato da George Lucas. Scusate se è poco! Ma sappiamo bene che il detto “Nemo propheta in patria est” è particolarmente azzeccato a Padova…

La “mitica” Sergio Bonelli edizioni qualche anno fa ha pubblicato il fumetto  “Il grande Belzoni” del disegnatore romano Walter Venturi, distribuito in tutta Italia e presentato in varie città, compresa Bruxelles, e anche a Padova, con un paio d’anni di ritardo in occasione del festival di fumetti Be Comics.

Giovanni Belzoni. Dal borgo popolare del Portello, alla Londra di Dickens fino alle esplorazioni in Egitto

Giovanni Battista Belzoni esploratore egittologo di Padova

Ritratto di G.B Belzoni

Dopo aver letto la sua biografia è infatti facile associare Giovanni Belzoni (vedi nell’immagine a sinistra un ritratto con il look “alla araba” che prese dal momento in cui iniziò a fare l’esploratore) ad Indiana Jones (omaggiato poi da Walt Disney con il personaggio a fumetti Indiana Pipps, eheeh) o ad altri personaggi spesso esaltati dal cinema piuttosto che dalla letteratura proprio per la sua vita avventurosa a tal punto che appare molto verosimile il fatto che ad ispirare George Lucas nella creazione del suo personaggio cinematografico fu proprio l’esploratore padovano. D’altra parte il “vero” Indiana Jones seppur noto in determinati ambienti, non ha di certo la popolarità di quello interpretato da Harrison Ford e la prima responsabile è senz’altro la sua città natale, la nostra Padova se è vero che Belzoni è mediamente più noto come l’istituto professionale che da Giovanni Belzoni prende il nome.

Nacque a Padova nel 1778 da una famiglia modesta e numerosa, Belzoni era uno di 13 fratelli! Fino all’età di 16 anni aiutò il padre nella bottega di barbiere al  Borgo Portello, popolare rione di Padova.

Fin da giovane Giovanni Belzoni fu mandato dalla famiglia a Roma per studiare al Seminario dove iniziò ad interessarsi soprattutto di idraulica, ma cominciandosi anche ad accostare all’archeologia, forse sotto il fascino delle rovine dell’antica Urbe. Si trasferì poi a Parigi, dove si mise  vendere per strada immagini sacre e altri oggetti. Per evitare la coscrizione nell’esercito napoleonico riparò in Inghilterra nel 1803 dove tra i vari lavori arrivò a fare anche l'”uomo forzuto” in un circo. Era alto 2 metri e aveva un fisico imponente. Si presentava al pubblico come Patagonian Sanson (Sansone della Patagonia) ed il suo numero principale era quello di riuscire a sollevare una piramide umana di 12 persone!!

Viaggiò poi in Spagna, Portogallo, Sicilia e Malta, allestendo anche spettacoli di idraulica applicata, creando giochi di acqua e di fuoco, che ebbero molto successo nel mondo del teatro. Nel 1815, durante un soggiorno nell’isola di Malta venne a sapere che il viceré d’Egitto, Mohammed Ali, era alla ricerca di nuove soluzioni nel campo di idraulica per risolvere problemi legati all’irrigazione. Si decise così a partire per l’Egitto per mettere a disposizione le sue conoscenze nel campo. Fu l’inizio di una nuova vita. Giovanni Belzoni presentò al sovrano una macchina di sua invenzione per il sollevamento dell’acqua, macchina che però non ebbe il successo sperato. Ma in Egitto Belzoni ebbe modo di conoscere il console generale britannico, Henry Salt, che era anche un amante dell’archeologia egizia, il quale gli commissionò il trasporto, dal tempio funerario di Qurneh (Tebe ovest) al British Museum di Londra, di una statua colossale di Ramesse II (vedi a destra la raffigurazione dello stesso Belzoni). Sfruttando le sue conoscenze di ingegneria idraulica, piuttosto che le sue scarse nozioni archeologiche, Belzoni riuscì a portare a compimento l’impresa, che segnò l’inizio di altre “imprese” archeologiche.

la scoperta di Abu Simbel Belzoni

La rimozione della sabbia che ostruiva l’ingresso del tempio di Abu Simbel fu un lavoro titanico che solo Belzoni riuscì a portare a termine con successo. (Coll. privata)

In un momento in cui l’egittologia era ancora agli inizi e in cui la scrittura geroglifica non era stata decifrata, Giovanni Belzoni si mise a viaggiare per il Paese scoprendo monumenti di grande valore, dedicandosi a scavi e a prospezioni archeologiche in zone anche poco note.

Arrivò ad Abu Simbel, iniziando lo scoprimento del tempio di Ramesse II (vedi immagine a destra, lo stesso tempio di Gardaland per intenderci…;)). Asportò da File un obelisco, che si rivelò poi di grande importanza per la decifrazione della scrittura egizia; condusse scavi nel tempio di Mut a Karnak, da dove prelevò alcune bellissime statue; cominciò ad esplorare la necropoli della Valle dei Re, scoprendo le tombe di Ramesse I e di Sethi I (ottobre 1817). Nel marzo del 1818 trovò l’ingresso della piramide di Chefren, che si pensava massiccia, e l’evento suscitò in Inghilterra un tale entusiasmo, che venne coniata una medaglia commemorativa dell’evento. All’interno della camera sepolcrale mise la sua firma “scoperta da G.Belzoni, 2 marzo 1818″ per evitare che anche in questo caso, qualcun altro si appropriasse dell’impresa.
Erano anni in cui gli Stati nazionali facevano a gara a chi riusciva ad importare i pezzi più preziosi per i propri musei nazionali per una questione di prestigio. Se Belzoni ed altri come lui erano le persone che in prima persona si sporcavano le mani in queste imprese, spesso erano diplomatici i diretti interlocutore dei curatori dei vari musei. Tra questi Herny Salt console inglese, il committente di Belzoni, Bernardino Drovetti console francese, Giovanni Anastasi, console d’Egitto per Svezia e Norvegia

Esplorò anche la città di Berenice sul Mar Rosso e l’Oasi del Fayyum. Molti sono i meriti di Belzoni; tra questi “prudenza estrema nello stabilire la datazione di un monumento…sobrietà e precisione nelle descrizioni… assenza di interpretazioni avventate degli oggetti, e di ogni mitizzazione degli antichi Egiziani”. “Notevoli furono l’impegno nel ricopiare e ricalcare in cera buona parte dei bassorilievi della tomba di Seti I, come pure, rintracciata la città di Berenice, la cura nel rilevare la zona e abbozzare un tentativo di datazione in base ai dati del tempio ivi rinvenuto; precisione e metodo il B. dimostrò nell’apertura della piramide del re Chefren, riuscendo nell’impresa attraverso un attento esame della struttura interna della piramide di Cheope.

piramide di Chefren Belzoni

L’iscrizione lasciata da Belzoni all’interno della Piramide di Chefren

Nel 1819 Belzoni fece ritorno in Inghilterra, avendo procurato al British Museum importanti monumenti egizi, grazie ai quali la modesta collezione egizia era diventata molto importante. Altri cimeli vennero dati a Cambridge, a Bruxelles, a Padova. La relazione dei suoi viaggi fu scritta in inglese in quegli stessi anni, corredata da un bellissimo volume di tavole. Il racconto ebbe un notevole successo, così come la mostra, allestita nella Egyptian Hall di Piccadilly dei calchi grafici tratti dalla tomba di Sethi I. Ai primi del 1823 Belzoni partì nuovamente per l’Africa per conto dell’Associazione africana con sede a Londra. Nel dicembre dello stesso anno, mentre si trovava in Nigeria morì, colpito da malattia.

Statua di Ramesses al British MuseumGiovanni Belzoni quindi fu molto importante per l’archeologia e per un museo quale il British Museum. Leggendo quà e là su internet pare che Rappresentativi Britannici fecero credere a Belzoni che le sue scoperte Egizie gli sarebbero state accreditate. Lavorò instancabilmente,(usando miracolosamente quel suo innato fiuto di ricerca) portando alla luce incredibili reperti attualmente in mostra al British Museum di Londra. Fu impunemente ingannato e usato dall’allora governo Britannico che gli negò l’onore di essere nominato come autore dei ritrovamenti. Se vi recate al British Museum e vedete la statua di Ramesses (vedi foto a sinistra) sappiate che è lì per merito di Belzoni nonostante non troverete scritto il suo nome se non dietro all’orecchio del faraone si cui lo stesso Belzoni iscrisse il suo nome. La BBC qualche tempo fa racconto` la vita del Grande Belzoni in un serial televisivo, esponendo finalmente una verita` che per troppo tempo fu soppressa. Sarebbe bello un giorno poter vedere il suo nome inscritto al British Museum, vicino ai suoi amati reperti egizi.

I luoghi belzoniani a Padova

Se le scoperte di Belzoni in Egitto le potete leggere sui libri così come delle sue vicissitudini in Inghilterra, è comunque possibile visitare i luoghi di Belzoni a Padova.

A Padova gli è stata dedicata una via nel cuore del borgo dove era nato, il Portello,il più popolare dei borghi padovani, via Belzoni appunto, dove, davanti alla casa in cui nacque e visse al civico 42, è visibile una targa a lui dedicata.

All’interno del Palazzo della Ragione, sopra all’ingresso che collega il Salone con i palazzi comunali c’è un bel e grande medaglione con il volto di Belzoni. Qui, su disposizione dello stesso Belzoni c’erano anche due statue di Sekmet donate alla città che dal 1985 si trovano presso i Musei Civici agli Eremitani.

Presso il Museo Archeologico all’interno del complesso dei Musici Civici degli Eremitani esiste infatti una sezione egizia formata da due sale dedicate al pionere dell’egittologia Giovanni Belzoni.

Una curiosità è rappresentata anche dal fatto che il Belzoni conoscesse Jappelli, il noto ingegnere ed architetto che progettò il Caffè Pedrocchi, al cui interno, la Sala Egizia e quella Moresca rappresentano proprio un omaggio di Jappelli all’esploratore padovano. Entrambi facevano parte della massoneria. Addirittura Charles Dickens, che lo stimava, scrisse in un saggio che Belzoni , in Inghilterra, faceva parte della loggia massonica del Duca del Sussex.

Alberto Botton

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