Alla scoperta dei casoni della Saccisica, testimonianza del Veneto rurale che fu

Piccole abitazioni tradizionali, i casoni veneti, oggi verrebbe apprezzati per la sostenibilità dei materiali, e per l’efficienza energetica. Queste caratteristiche case rurali dal tetto di paglia erano un tutt’uno con la campagna e la natura circostante.


Tra i segni rimasti a testimonianza della civiltà rurale del Veneto del passato ci sono senz’altro i casoni veneti, le povere e caratteristiche abitazioni con il tetto di paglia e canne palustri dei mezzadri che lavoravano le nostre campagne.

I casoni veneti sono stati a lungo l’icona della miseria e dell’indigenza delle famiglie più povere. Richiamano e ricordano quel Veneto agricolo da cui partirono in molti già durante l’Ottocento falcidiato anche dalla pellagra. D’altra parte, questo stigma sociale, era anche funzionale agli interessi dei grandi proprietari terrieri.

A dire il vero, di questi casoni ne sono rimasti davvero pochi, per lo più restaurati proprio a scopo etnografico a testimonianza del Veneto contadino del passato. E’ possibile visitarli e vederli in occasione di eventi, visite guidate ed escursioni alla scoperta della Saccisica. Questo territorio è un’ampia area tra le province di Padova e Venezia, connotata da campagne fertili, fiumi, corsi d’acqua. Ad impreziosire e rendere unico questo territorio è inoltre la laguna veneta meridionale, nelle vicinanze della stessa Venezia e di Chioggia.

I Casoni veneti rappresentano un forte elemento identitario di questo territorio tant’è che una delle iniziative più rappresentative è il festival “Scene di paglia. Festival dei casoni e delle acque”. Per info: https://www.scenedipaglia.net/

Per informazioni ed eventi in Saccisica segnalo la pagina facebook dell’ufficio informazioni turistiche IAT Saccisica e il mio articolo dedicato a Villa Roberti a Brugine, altro punto di riferimento del territorio così come l’articolo sulla Corte benedettina di Correzzola.

Storia di queste costruzioni rurali. Com’erano costruite, quando si diffusero

Il casone era una costruzione rurale per lo più a pianta rettangolare con il tetto spiovente di paglia e canne palustri. Inizialmente le pareti erano fatte di ramaglie di paglia mentre solo successivamente in muratura. I mattoni, dalla forma irregolare, venivano ottenuti dall’impasto di argilla ed acqua, poi esposti e solidificati al sole.
Il casone veneto si sviluppava in pochi ambienti tra cui la cucina con il camino (detto “cavarzerana”) che ne era il fulcro. Non era raro che dalle faville si propagasse un incendio distruttivo. I pavimenti erano per lo più in terra battuta e spesso si condividevano gli spazi con gli animali. All’interno del casone convivevano spesso animali da corte ma molte famiglie tenevano anche una mucca per avere il latte e un asino, utilizzati per varie funzioni.

Leggi dall’interessante blog di Paolo Zatta un approfondimento sulle tecniche di costruzione dei casoni: http://www.gastrosofia.it/architettura/casone/

storia dei casoni veneti
Famiglia davanti al proprio casone nei primi anni del Novecento

Questi edifici, i casoni veneti, assomigliano e ricordano un po’ i cottages della campagna inglese ed irlandese.

Il cambiamento dell’economia veneta del Quattrocento passata sotto il dominio della Serenissima modifica anche il lavoro nei campi modificandone l’agricoltura. Il Veneto, compresa la campagna padovano diviene il “granaio” della Saccisica e l’agricoltura locale è finalizzata allo “sfruttamento” commerciale. I nuovi proprietari terrieri, i patrizi veneziani vendevano infatti i prodotti del raccolto della terraferma a Venezia per il fabbisogno dei cittadini veneziani.
Si rese così necessario fornire un’abitazione semplice, funzionale e poco costosa, ai numerosi mezzadri ai quali fu dato in concessione appezzamenti di terra affinché la potessero lavorare.
La maggioranza de i casoni veneti si diffusero nelle vicinanze delle zone lagunari e palustri ed ecco spiegato il motivo perché, tra i molti casoni presenti nella campagna padovana, da nord a sud della provincia, quelli della Saccisica, nei pressi della laguna veneta, fossero particolarmente numerosi.

Fu durante il ventennio fascista che si diffuse l’idea che si trattasse di abitazioni insalubri, oltre che poco dignitose, in realtà ad essere poco dignitosa era la povertà delle persone che abitavano i casoni più che i casoni stessi, realizzati con materiali naturali, freschi d’estate e caldi d’inverno.

Fatto sta che si iniziò a trasferire le persone in case popolari in muratura. Lo stesso duce Mussolini, in visita a Padova, partecipò all’inaugurazione di case popolari anche in Saccisica. Nel 1933 in provincia di Padova c’erano ancora 2644 casoni sparsi nei vari comuni. I casoni veneti della provincia di Padova non erano solo in Saccisica ma anche nella Bassa Padovana e nell’Alta, nella zona del Campiosampierese, ma il numero maggiore era a Piove di Sacco dove si passò infatti dagli oltre trecento ancora presenti negli anni Trenta al centinaio dei primi anni Quaranta.
L’abbandono, la dismissione e la distruzione dei casoni veneti proseguì poi nel Dopoguerra, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, a tal punto che in pochi sopravvissero.

I casoni veneti della Saccisica di terra e quelli di laguna in Valle Millecampi

Nella zona della Saccisica, ed in particolare nel territorio di Piove di Sacco, sono stati restaurati alcuni di questi casoni veneti. Oggi sono aperti e visitabili in occasione di eventi, feste popolari e visite guidate. L’obiettivo, chiaramente è quello di mantenere viva la memoria di come vivevano i nostri avi e del loro stile di vita. Quotidianità ovviamente connessa con le attività lavorative della campagna padovana.

Eccovi di seguito i casoni della Saccisica, quelli di terra e quelli di laguna, in Valle Millecampi. Si tratta dell’unico lembo di laguna veneta in provincia di Padova, a sud di Venezia e nelle vicinanze di Chioggia. La Valle Millecampi è un paradiso di biodiversità dove vivono numerose specie di animali di terra, acqua e cielo. L’area assieme a Venezia e alla laguna è stata riconosciuta nel 2012 tra i patrimoni Unesco, patrimonio mondiale, ed inserita nella rete europea Natura 2000.

I casoni veneti di terra. Il Casone rosso

casoni veneti della Saccisica - Casone rosso

Tra gli ultimi casoni veneti rimasti c’è il suggestivo Casone Rosa, meglio noto come “Casone rosso” per via dell’ultima colorazione. Siamo a Corte, frazione del Comune di Piove di Sacco, in via Fiumicello, 44 (vai a google maps)  e comodamente raggiungibile a piedi dal centro storico di Piove di Sacco.

Il casone rosso di Piove di Sacco fu eretto nel 1800 ed abitato addirittura fino al 1990. 
Prende il nome dall’argilla rossa usata come intonaco dato durante un accurato restauro nel 1993. Fu necessario questo intervento di restauro dopo che il casone fu in parte vittima di un incendio: il colore originario era rosa.
Di piccole dimensioni lo si può ammirare nel suo splendore attuale dopo l’ulteriore restauro del 1998 accurato e rispettoso dei materiali originari. A caratterizzarlo è in primis il tipico tetto in paglia. Negli anni Settanta la struttura originaria prevedeva solo quattro ambienti, cucina, due camerette ed uno sgabuzzino. Visto che è stato abitato fino al 1990 la struttura del casone è stata modificata con l’aggiunta di altre stanze. Le finestre dei casoni sono per lo più di piccole dimensioni per mantenere le stanze calde d’inverno e fresche d’estate.

Il Casone rosso è anche dotato di un bel giardino dove sono esposti attrezzi agricoli e di uso quotidiano dei tempi andati.

E’ aperto solo in occasione di visite guidate, eventi ed escursioni organizzate.

Il Casone Bianco

casone bianco casone ramei Piove di Sacco

Il Casone bianco o “Casone Ramei”  si trova in via Ramei, 16 (vai a google maps), a Piove di Sacco. Si trova a circa 15-20 minuti a piedi dal Casone rosso.

Fu costruito sul finire dell’Ottocento ed abitato dalla famiglia Zecchin fino al 1979. In seguito, negli anni Ottanta, fu acquisito e restaurato dal Comune di Piove di Sacco. Le caratteristiche sono quelle tipiche del casone veneto ed è particolarmente interessante perché ospita il “Museo della cultura popolare e della civiltà contadina“. 

La proprietà è costituita da due edifici. Il primo, il casone originario, è edificato su due piani nonostante appaia piuttosto basso. Il “cuore” del casone era rappresentato dalla cucina e dal gran focolare tradizionale (detto “cavarzerana” dalla cittadina di Cavarzere). Il secondo casone era in origine il deposito degli attrezzi e fungeva da cantina. Il fienile era ricavato nel sottotetto. Questo casone fu restaurato ed ampliato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale per ospitare la famiglia allargata.

Oggi il Casone bianco è gestito dall’associazione “Gruppo del Cason” di Piove di Sacco. Dal 1996 i volontari dell’associazione rende possibile l’apertura del casone e del parco attiguo. Oltre ad organizzare visite guidate, il gruppo promuove incontri e iniziative culturali assieme ad altre realtà del territorio.

Il Casone bianco o Casone di via Ramei è aperto al pubblico la domenica dal 1 aprile al 30 settembre dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 18,30. Il casone è inoltre aperto in occasione delle seguenti festività:  25 aprile, 2 giugno, 15 agosto.
E’ possibile visitare il Casone in altri momenti su prenotazione.

Associazione Amici del Cason
T. 049 5842394 – 328 2146168
F. 049 9709335

Il Casone azzurro

casone azzurro Vallonga Arzergrande

Il Casone azzurro di Vallonga, località del comune di Arzergrande, che si trova in Strada San Marco, 9 (vai a google maps) è un tipico casone della Saccisica che mantiene tutte le caratteristiche dell’architettura originale. Fino al 2006 una famiglia ci viveva dentro a questo casone. Il Comune lo prese in affidamento successivamente e lo ristrutturò nel 2008 per ospitare iniziative per la comunità locale e i visitatori.

Il Casone azzurro si fa notare per il colore dell’intonaco da cui prende il nome e per la sua conformazione tipica con il caratteristico tetto in canne palustri appoggiato e legato a travi di legno, il pavimento in terra battuta, il sottotetto utilizzato come deposito di paglia e/o fieno e le pareti costruite rivestendo di argilla un’intelaiatura di graticci e pali. Per dipingere l’esterno veniva, come in questo caso utilizzata la calce. In genere la costruzione dei casoni non prevedeva la realizzazione di fondamenta o al limite con fondamenta piuttosto basse.
Il casone azzurro di Arzergrande, toponimo che parla di un territorio modellato da fiumi e da alvei antichi di corsi d’acqua, è inserito in un’area verde che ospita eventi ed iniziative.  

Dai casoni di terra passiamo ai casoni di laguna che si trovano in Valle Millecampi, nel territorio del comune di Codevigo.

I casoni veneti di acqua. Il Cason delle Sacche

casone delle sacche Valle Millecampi

Tra questi il Casone delle Sacche, costruito come rifugio per cacciatori nell’Ottocento, è proprietà della Provincia di Padova che ha provveduto al suo recupero. Curiosità su questo casone è il suo utilizzo come set del film “La moglie del prete” (1970) di Dino Risi  con Marcello Mastroianni e Sofia Loren (vai all’estratto vide su youtube).

Questo casone della laguna veneta sud si raggiunge percorrendo fino in fondo via Cason delle Sacche (vai su google maps), toponimo che richiama la conformazione geografica della zona con le insenature (sacche) che si insinuano rispetto alle lingue di terra.
E’ una continua sfida tra terra ed acqua, un gioco di maree che rende il paesaggio vivo e visto il grande interesse naturalistico qui potete trovare pannelli illustrativi sulla flora e fauna del territorio.

Al Casone delle Sacche c’è un piccolo parcheggio da cui è possibile iniziare delle escursioni a piedi, in bicicletta e anche canoa alla scoperta di questa zona della laguna, per vedere anche il Casone Millecampi e raggiungibile solo via acqua o addentrarsi nella Valle Millecampi e quelli limitrofe quali Valle Morosina e Ghebo storto (in realtà quest’ultime due di proprietà privata).
Nelle vicinanze e da visitare c’è anche la spiaggia della Boschettona, molto apprezzata dagli amanti del kite surf.

I Casoni della Fogolana

I Casoni della Fogolana sono 4 casoni costruiti in tempi recenti in Valle Millecampi in via Cason delle Sacche, 8 (vai a google maps) a poche centinaia i metri dal Cason delle Sacche. La forma, così come i materiali utilizzati per realizzarli, rievoca i casoni da pesca originari.
Sono stati realizzati a scopo di educazione ambientale e come luogo deputato ad iniziative culturali e turistiche.

Per informazioni sulle aperture e restare informati sulle molte proposte di eventi vi segnalo la pagina facebook de I casoni della Fogolana.

Itinerario in bici alla scoperta de i casoni veneti della Saccisica

itinerario dei casoni della Saccisica

Se siete interessati a fare un bel giro in bicicletta vi suggerisco l’itinerario dei casoni della Saccisica in GPX che potete scaricare dal portale di Visit Saccisica.

Alberto Botton

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Alberto Botton
Alberto Bottonhttps://www.blogdipadova.it/
Insegnante di accoglienza turistica e geografia, appassionato di territorio, scrivo su Padova e provincia sul web da oltre 15 anni. Mi piacciono i podcast e la birra artigianale.

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