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Turismo della birra. Sono in crescita gli appassionati che viaggiano alla scoperta delle produzioni locali

Ormai da tempo chi si occupa di turismo lo fa pensando al suo plurale poiché “i turismi sono tanti, milioni di milioni” tanti quante sono le passioni e gli interessi che motivano le persone a viaggiare e che attraggono la loro attenzione anche nelle varie destinazioni: ecco perché da qualche tempo a questa parte si può parlare anche di turismo della birra. Il seguente post è pertanto inserito nella categoria “Dal mondo del turismo”.

Turismo della birra, turismo brassicolo o turismo birraio sono le espressioni utilizzate nella lingua italiana per descrivere il fenomeno (se volete ampliare la ricerca usando google in lingua inglese, “beer tourism” è il termine da inserire nella barra) che, nonostante la birra sia tra le più antiche bevande prodotte dall’uomo (leggi la storia della birra su wikipedia), è ancora piuttosto recente, specialmente nel nostro paese a differenza di altri in cui la cultura birraia è più radicata nei territori.

Un po’ di numeri sul turismo brassicolo

Il rinnovato interesse per la birra e per un turismo motivato dal desiderio di scoprire birre e birrifici locali e di entrare nelle culture locali anche attraverso l’esplorazione del mondo della birra è dovuto essenzialmente al boom della birra artigianale in tutto il mondo, Italia compresa. Se sono noti i numeri dell’indotto generato dal turismo enogastronomico così come sono molte le proposte turistiche legate al mondo del vino e dei prodotti tipici, non si può ancora dire la stessa cosa per ciò che concerne la birra. Tuttavia è questione di tempo perché l’Italia non è certo priva di interesse visto che è il quinto paese europeo come numero di micro-birrifici dopo Regno Unito, Germania, Francia e Svizzera così come non mancano i pub ed i festival della birra organizzati lungo tutto lo stivale. Si tratta, probabilmente di valorizzare le potenzialità per proporre offerte organizzate di turismo della birra.

Se paesi di grande cultura birraia come Belgio, in cui la birra è protagonista dell’offerta turistica delle Fiandre, così come per Praga e la Repubblica Ceca, celebre la fabbrica della Guinness a Dublino, l’Italia può far valere l’artigianalità della birra in sintonia con l’immaginario del nostro paese apprezzato nel mondo per lo stile di vita a misura di uomo e di comunità locale, di tipicità locali e valorizzazione degli ingredienti naturali, di relazione tra le persone.

Cercando sul web (perché non sono esperto di niente ma cerco di documentarmi) ho trovato delle statistiche relative al 2015 (sono pronto ad aggiornarle ma comunque sono indicative) in cui si sottolinea come negli Stati Uniti la vendita di birre artigianali, craft beers, è cresciuta del 16% in quell’anno mentre in Europa i micro-birrifici al 2015 sono 5.845, un numero che denota una crescita significativa (dati The Brewers of Europe, 2016). In Italia il turismo brassicolo può contare sulla presenza di quasi un migliaio di microbirrifici diffusi nelle varie regioni italiane comprese il Veneto e tra questi emergono delle vere eccellenze in grado di competere a livello europeo, concorrendo e confrontandosi con paesi di cultura brassicola più radicata come il nord Europa.

Turismo della birra. Quali le tendenze e le proposte

Tra chi si è cimentato in studi e ricerche sul turismo della birra suggerisco “Beer tourism. From theory to practise” di Zoltán Bujdosó e Csaba Szűcs della Károly Róbert University, Eger, Ungheria.

Sostanzialmente per comprendere il fenomeno del turismo della birra è necessario in primis comprendere le motivazioni di questi turisti e distinguere innanzitutto chi organizza un viaggio mettendo la birra al centro, magari con il desiderio di esplorare la cultura birraria di un paese e di un territorio, da chi sceglie in primis una destinazione turistica, all’interno della quale può trovare anche la birra e la possibilità di vivere un’esperienza legata al mondo della birra tra quelle disponibili.

Il vero, il duro e puro turista della birra può voler organizzare o cercare un itinerario, ad esempio visita dei birrifici all’interno di un territorio, ad esempio un “tour” dei birrifici delle Fiandre in Belgio che producono la celebre Geuze, o può decidere di trascorrere un weekend in occasione di un festival di birra artigianale, può voler cercare, una volta in loco, un pranzo o un’esperienza gastronomica in cui la birra sia protagonista e non un complemento, può voler partecipare a degustazioni e ad incontri con altri appassionati con cui condividere il momento.
Se il turista da priorità invece alla destinazione turistica può essere incentivato comunque a scegliere di visitare città in cui la birra sia comunque presente. Se pensiamo ai festival di birra viene in mente l’Ocktoberfest di Monaco che ogni anno attrae più di 6 milioni di persone o anche in festival della birra ceca a Praga ma sempre più quando si parla di festival si intende i festival di birra artigianale che consentono di degustare birra di produttori locali ma anche quella dei birrifici ospiti che vengono invitati per l’occasione. Sono un po’ come delle grandi fiere , un luogo di incontri tra addetti ai lavori ed appassionati. Oltre a quelle persone che si trovano in “loco” e decidono di unirsi alla festa!

Turismo birraio a Padova?

E’ una provocazione? Anche no! Questo mio pensiero va oltre il fatto che girando per il centro città e non solo non mancano i pub dove degustare birra artigianale, come ho scritto nel post in cui consiglio dove bere birra artigianale a Padova .

Chiaramente da blogger che ha scelto di occuparsi del proprio territorio devo fare i conti con una tendenza ad una certa “grandeur” patavina, il che, per altro, non mi sembra sbagliato. Mi sono chiesto quindi se effettivamente Padova abbia le potenzialità per diventare una destinazione di turismo della birra e mi sono risposto di si, anche se forse meglio chiedere conferma a chi lavora nel settore. Magari a quelli della Dieffe, il centro di eccellenza nella formazione professionali un po’ i tutti gli ambiti del food & beverage, e che propone un apprezzatissimo percorso Corso per birrai artigiani, da cui poi sono usciti molti mastri birrai dei birrifici veneti. Ero presente nella serata in cui fu scoperto il “Wall of fame” (leggete qui).

Padova non sarà Praga o Dublino come radicamento culturale della birra nella società ma qualcosa da dire ce l’ha anche Padova, eccome se ce l’ha. Penso alla storia della birra Itala Pilsen, fondata nel 1919 e che per tanti anni è stata prodotta nello stabilimento di Piazza Insurrezione, nel cuore della città ed immagino il profumo di malto che si aggirava nelle vicinanze, un po’ come a Dublino se vi aggirate nei pressi della Guinness Storehouse lungo il fiume Liffey. Penso allo stabilimento della Peroni, in zona industriale, realizzato nel 1973 da cui escono ogni anno circa 1,8 milioni di ettolitri, al Birrificio Antoniano, nato nel 2012 come birrificio agricolo e che ha ricevuto moltissimi riconoscimenti nazionali ed internazionali. E poi i birrifici artigianali tra cui spicca la Cr/ak Brewery di Campodarsego, anch’essa apprezzata in tutta Italia e all’estero, e premiata nel 2018 come miglior birrificio italiano al Beer Attraction di Rimini, il birrificio Birdò di Abano Terme, la Birra agricola “Busa dei briganti” dei Colli Euganei, il Birrificio Estense di Montagnana, lo storico Antico Birraio di Curtarolo, il birrificio Camerini di Piazzola. Ormai da qualche anno Cr/ak organizza un festival preso letteralmente d’assalto da tantissima gente ed il suo birrificio è visitabile ed accoglie anche una “tap room” dove poter gustare tutte le produzioni accompagnate da buonissimo cibo del territorio padovano e veneto. E poi le cosiddette “beer firm” quali Birra Arcadia, White Pony (zona Prato della Valle) che producono birre eccezionali e mi scuso se ho dimenticato qualcuno.

Alberto Botton

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