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Via Belzoni (Borgo Portello)

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Per la categoria “Le strade di Padova” quest’oggi vi parlo di via Belzoni, intitolata ovviamente a Giovanni Battista Belzoni che qui nacque nel 1778 e di cui ho scritto nella categoria “personaggi illustri” con il post Giovanni Battista Belzoni, l’Indiana Jones padovano, esploratore, archeologo e primo egittologo la cui vita sarebbe davvero degna di una produzione cinematografica internazionale (al di là del personaggio creato da George Lucas ed interpretato da Harrison Ford).

La precedente “puntata” de “Le strade di Padova” era dedicata a via Altinate. Ebbene proseguendo da via Altinate, e attraversando la strada (via Morgagni-via Falloppio)si giunge giusto all’imbocco di via Belzoni, via che conduce verso il cuore del rione Portello (leggi dal sito di Padovanet l’nteressante pubblicazione “Borgo Portello, il cuore antico e popolare di Padova”), che ho già spiegato essere il rione popolare per eccellenza di Padova, laddove vivevano i barcaioli che navigavano dal Portello (piccolo porto) verso Venezia e non solo, sfruttando i canali che fino ai primi decenni del Novecento erano un’importante arteria per il traffico commerciale.

via Belzoni PadovaNon si tratta di una strada del centro storico piena di negozi o bar o percorsa da turisti e amanti dello shopping ma è una via vissuta dai propri abitanti, vecchi e nuovi, “portellati” da generazioni e studenti universitari che in zona vivono in appartamenti, case dello studente e varie residenze, studiano nelle varie aule studio presenti nei pressi così come nei dipartimenti universitari delle vicine via Ognissanti (prolungamento di via Belzoni verso zona Stanga), via Marzolo e via Loredan, così come il complesso al di là del canale Piovego che si sta allargando a vista d’occhio con in nuovi edifici in costruzione. E’ comunque una via di città perchè pur sempre all’interno delle mura cinquecentesche. La componente universitaria nella zona è visibile anche per via delle molte fotocopisterie e per il fatto che, nei fine settimana quando gli universitari fuori sede tornano a casa e l’Università è chiusa, la zona è piuttosto deserta, animata a volte con mercatini in via Portello. La via è più volte al centro delle legittime proteste dei residenti per problemi legati alla microcriminalità e per la presenza di spacciatori nella zona specie nelle ore serali e notturne. Su questo tema c’è lo spazio commenti per permettere a residenti del Portello e non di dire la propria opinione.

(foto dalla pagina facebook "Quei del Porteo")
(foto dalla pagina facebook “Quei del Porteo”)

Quella nell’immagine di apertura del post è la casa dove nacque e visse il mitico Belzoni, ad un centinaio di metri dall’inizio della strada. Ovviamente nel corso degli anni la via ha cambiato un po’ aspetto, specie laddove si sono dovuti ricostruire edifici e palazzi danneggiati ai bombardamenti della seconda guerra mondiale ma comunque se la si percorrere a piedi in un momento di poco traffico si può percepire l’anima della via secondo me. Non è una semplice strada che collega un luogo ad un altro ma è anche una via che è e che è stata vissuta da persone che condividevano quei luoghi. Un tempo le strade erano spesso un’estensione della vita in casa…Gli spazi pubblici come le strade erano davvero pubblici e per strada si viveva molto di più di oggi sicchè mi immagino il Portello e via Belzoni come una via brulicante di gente indaffarata nei propri affari e mocciosi schiamazzanti. Un quartiere popolare con le sue botteghe, i suo negozi, le sue Chiese. Belzoni prima di partire per i soi viaggi faceva il barbiere con il padre in questa via.

complesso universitario PaolottiAll’inizio di via Belzoni alla confluenza con via Paolotti, laddove ora c’è il Complesso universitario Paolotti (vedi foto qui a destra. Nel piccolo riquadro alcuni studenti usciti dall’aula studio per una pausa), un tempo c’era il carcere dei Paolotti dove negli anni della guerra furono rinchiusi molti oppositori del regime, partigiani e anche molte donne, comprese le donne ebree che dopo lo smantellamento del campo di concentramento di Vo’ Vecchio furono trasferite proprio al Paolotti, prima del loro terribile viaggio verso la Risiera di San Sabba a Trieste e poi verso Auschwitz. Oggi la presenza universitaria si evince anche da indizi come quelli nel collage a destra: molte bici, anche scassate per paura dei molti furti, e diversi luoghi “abbelliti” dagli annunci degli studenti in cerca di alloggio.

1399601775Si tratta comunque di una via tipicamente padovana con i suoi portici a tutto sesto e con delle belle case e palazzi, molti dei quali costruiti e di proprietà dei veneziani che nell’epoca della Serenissima quì vi fecero costruire i loro palazzi, vista la prossimità con il Portello ed il canale Piovego, arteria di comunicazione principale per raggiungere Venezia.
Ancora oggi possiamo ammirare Casa Soranzo in gotico fiorito, all’inizio della via (foto a destra particolare delle finestre) e poi Palazzo Gaudio (vedi foto a sinistra con statue sulla sommità e ai lati), Palazzo Valaresso e Palazzo Michieli, di fronte al quale si apre il Portello. Lungo il canale Piovego oggi scorrono i battelli turistici diretti verso la Riviera del Brenta per visitare le famose Ville Venete.

1791555232Dal libro di Giuseppe Toffanin “Le strade di Padova”, che mi ha dato l’idea per questa rubrica, riporto: “Prima di chiamarsi via Belzoni la strada che conduceva al Portello era suddivisa in contrada Orfani e contrada Beata Elena. Per Orfani si intendeva il pio Luogo degli Orfani o Nazzareni, con la chiesetta dedicata alla Resurrezione del Signore: dopo la pestilenza del 1528 Sebastiano Chiara vi aveva raccolto giovani rimasti senza famiglia; dovevano indossare un abito color roano con croceh bianca sul petto alla sinistra. La beata Elena prendeva nome dalla beata Elena Enselmini ed era una chiesetta tuttora esistente sconsacrata, che venne pure chiamata S. Maria o S. Basilio degli Armeni o S. Francesco di Sales, ora via Ognissanti. Nella Chiesa dell’Immacolata (immagine a destra), al centro di via Belzoni sono raccolte molte tele provenienti da chiese scomparse per la soppressione napoleonica”. La precedente chiesa di S. Maria Iconia, abbattuta nei primi anni dell’800, pare fosse la chiesa di riferimento dei templari padovani.

Invitando tutti, “porteati” in primis a raccontare episodi aneddoti riguardo a via Belzoni, chiudo con una poesia scritta da Sergio Nave e premiata nell’edizione 2009 del concorso della Provincia di Padova “Mi me ricordo”, bell’iniziativa che permetteva di esprimere attraverso varie forme artistiche i propri ricordi della Padova che fu…un modo per far conoscere ai giovani la storia popolare della città. La poesia è “La nave del Porteo” che era quell’edificio di via Portello, angolo via Belzoni, che oggi è segreteria universitaria ma che un tempo era un caseggiato dove vivevano in condizioni difficili di sovraffollamento, promiscuità numerose famiglie dei barcari del portello.

La foto d’epoca a destra raffigura un momento di festa al Portello nel 1955. La Nave non si vede bene ma è in fondo sulla destra nel palazzo laddove oggi sorgono alcuni sportelli dell’ESU e dell’Università di Padova ma comunque è un’immagine che emoziona, secondo me, e che ci riporta a quegli anni ben descritti anche dalla poesia.

Il consiglio è poi quello di visitare la pagina facebook “Quei del Porteo” piena di foto, ricordi e testimonianze.

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La nave del Porteo (Sergio Nave)

La nave del Porteo xe ‘ndà in disarmo

e i marinai?, dispersi ai quatro venti

mi me ricordo la nave; na casa longa e bianca

piena de paciolosi… de porteati s’ceti

le stive jera piene de tante bele macete

de tante soferense, de gioie e de speranse

e questa jera ea forsa e jera el vento in popa

che la mandava ‘vanti.

‘Desso ghe ne’ ‘naltra, moderna, rassionae, cussi i dise

‘na roba più importante.

Curioso a so ‘ndà vedarla…ma la go trovà insipida

squaida, voda, sensa ne ti e ne mi

sul molo fato de cogoi no ghe xe più i toseti

che sguassa soto ea pompa e manca i caretini

no ghe xe più e donete che tanto sberegava

no vedo più i toseti basarse de scondon

ghe manca el sae, l’anema no ghe xe vita a bordo

a issare el gran pavese ghe manca i marinai

ghe manca … i porteati.

 

Alberto Botton

http://about.me/abotton