Mary Shelley e i Colli Euganei

Mary Shelley ed il soggiorno sui Colli Euganei. Per l’autrice di Frankenstein un balsamo per le sue pene

Mary Shelley assieme al marito, il poeta romantico Percy Bisshe Shelley soggiornò ad Este dopo la pubblicazione di Frankenstein e la morte della figlioletta Clara ed ebbe modo di amare i Colli Euganei.

Tra i personaggi illustri che hanno avuto un qualche legame con il nostro territorio e che qui hanno vissuto parentesi più o meno lunghe della loro vita c’è anche la scrittrice inglese Mary Shelley, nota per essere stata l’autrice di Frankenstein, capolavoro della letteratura gotica che nel 2018 celebra il suo Bicentenario. Con il romanzo gotico anche Padova si è recentemente cimentata grazie a “La Giostra dei fiori spezzati. Il Caso dell’angelo sterminatore” di Matteo Strukul e ai “Tour nella Padova Gotica dell’800” ispirati allo stesso romanzo.

La vita stessa di Mary corrisponde ai canoni e all’immaginario del Romanticismo e della letteratura gotica, impregnata fin dalla nascita da esperienze di morte, tragedia e dolore. Nasce il 30 agosto 1797 con il nome di Mary Wollstonecraft Godwin e perderà la madre, Mary Wollstonecraft, filosofa ed antesignana del femminismo inglese, 10 giorni dopo, morta di parto. Il padre, William Godwin, filosofo e politico radicale la crescerà secondo il suo principi, libertari ed anarchici, appassionandosi alla letteratura grazie alle molte frequentazioni di intellettuali e poeti che il padre riceveva a casa. Mary crebbe anche mantenendo ed idealizzando la figura della madre: pare che imparò l’alfabeto seguendo i caratteri scritti sulla sua tomba. Vedrà morire nel corso della sua vita tre figli su quattro, oltre al marito, senza contare altre morti e suicidi nella cerchia delle proprie conoscenze.

Tra i frequentatori della casa di William Godwin c’era il poeta romantico Percy Bysshe Shelley che in realtà aveva conosciuto Mary già in precedenza quando lei era stata mandata a studiare in Scozia. Mary e P.B si innamorarono nel 1814 sebbene il poeta fosse già sposato con Harriet Westbrook e fuggirono per un viaggio in tutta Europa visto che il signor Godwin non diete la sua approvazione a questa relazione. Ad un certo punto dovettero interrompere la fuga e tornare in Inghilterra quando finirono i soldi per sopravvivere ed erano inseguiti da vari creditori. Nel frattempo i due ebbero la loro prima figlia, nata prematura e morta pochi giorni dopo la nascita senza che le fosse stato dato un nome e come se non bastasse la moglie di Shelley si suicidò. Una valle di lacrime insomma e non è certo finita qui!

I due si sposarono poco dopo nel 1816 riappacificati dopo che la morte della figlia ed una diversa concezione dell’amore li aveva fatti allontanare. Il poeta romantico voleva incoraggiare anche nella compagna a cercarsi anche altri amanti oltre a lui perché preferiva la poligamia mentre Mary si sentiva legata esclusivamente a Percy. Comunque sia, fatta pace, assieme al marito P.B Shelley, la sua sorellastra Claire Clermont ed il suo amante Lord Byron (anche lui poeta romantico e poligamo) ed il suo segretario e medico personale John William Polidori, Mary Shelley si trovò a trascorrere un soggiorno estivo sulle rive del Lago di Ginevra presso il sobborgo di Cologny a Villa Diodati, all’epoca Villa Belle Rive. Fu questa l’occasione che diede origine al mito di Frankenstein.

La genesi di Frankenstein, capolavoro della letteratura gotica ed horror

“Quando passo in rassegna la serie spaventosa delle mie imprese, non posso credere di essere colui il cui animo era una volta pieno di sublini aneliti alla bellezza e alla bontà. Ma così è: l’angelo caduto si è trasformato in demone maligno. Eppure anche quel nemico di Dio ha amici e compagni nella sua desolazione: io sono solo” – (La Creatura)

Fu in una serata, durante questo soggiorno sul Lago di Ginevra, di un’estate piovosa e cupa, meteorologicamente parlando e nei cuori di questi giovani, che i nostri quattro decisero di sfidarsi nel raccontarsi storie a tema “soprannaturale”. Del resto stravano trascorrendo le loro giornate dedicandosi alla lettura di racconti e storie tedesche tradotte in francese sui fantasmi, raccolte nell’antologia dal titolo “Fantasmagoriana”. Polidori in questa occasione pensò al “Il vampiro“, primo romanzo dedicato a questa figura simbolo ed iconica dell’horror, ispirato all'”amico” Byron al quale fu imputato un eccessivo egocentrismo e da cui trasse ispirazione Bram Stoker per il suo Dracula. Gli uomini del gruppo discutevano di temi quali il “galvanismo”, sulla natura dei principi di vita, sulla possibilità di dare vita ad una creatura assemblata. All’epoca venivano messi in scena nei teatri (teatri veri, non anatomici) “spettacoli” in cui si mostravano le reazioni meccaniche dei cadaveri “rianimati” attraverso l’uso della pila voltaica. Ed è così che l’immaginazione di Mary Shelley si mise in moto a tal punto che fece un incubo da cui ebbe origine il romanzo. Mary infatti sognò uno studente di medicina di fianco ad una creatura assemblata dal nulla e che, grazie a qualche forza sconosciuta, iniziava a dare segni di vita. Siamo nel 1816 e Mary Shelley all’età di 19 anni inizia a pensare al suo capolavoro e al suo personaggio iconico per la letteratura e anche per il mondo del cinema e della cultura popolare in genere quale divenne Frankenstein.

Frankenstein di Mary Shelley

Il dottor Frankenstein osserva la sua creatura in un’incisione del 1831 (Wellcome Images/Creative Commons)
Credit: Wellcome Library, London. Wellcome Images
images@wellcome.ac.uk
http://wellcomeimages.org)

E’ l’11 marzo 1818 la data di pubblicazione di “Frankenstein. Il moderno Prometeo”. Il sottotitolo “Moderno Prometeo” allude all’aspirazione degli scienziati di poter fare qualsiasi cosa. Mary Shelley cerca di unificare le due versioni relative a Prometeo: il Prometeo della mitologia greca, un titano ribelle che per salvare l’umanità non si fa scrupolo di rubare il fuoco all’Olimpo, una vicenda che vuole simboleggiare il tema della ribellione contro il destino; il Prometeo di Ovidio (“Metamorfosi”) in cui plasma gli esseri umani dalla creta.

Il romanzo ebbe un gran successo di pubblico ma inizialmente uscì anonimo e attribuito dalla critica a PB Shelley, autore della prefazione, perché in quanto donna Mary non riusciva a trovare una casa editrice che lo pubblicasse. Fu in occasione di una presentazione che il poeta Percy Bysshe riconobbe la paternità dell’opera a Mary che nel 1818 aveva 21 anni!

Un romanzo che, personalmente, ho letto solo quest’anno, nel 2018, volendomi unire alla proposta dell’Università degli Studi di Padova che scelse questo romanzo per l’iniziativa di lettura collettiva “One book one city“. Un romanzo da leggere, diverso dalle trasposizioni cinematografiche e che mette l’accento su temi profondi, filosofici ed etici, una critica, forse, alla megalomania di certi scienziati o che quantomeno pone delle domande etiche rispetto alla scienza e alla modernità. La creatura infatti accuserà lo scienziato Victor Frankenstein di averle dato vita come un essere mostruoso e di averla condannata alla solitudine, al disprezzo e all’odio di tutti gli uomini.

Per approfondire il racconto della vita di Mary Shelley suggerisco la voce di wikipedia o meglio ancora il film uscito recentemente in Italia “Mary Shelley. Un amore immortale” (2017) di Haifaa al-Mansour. Se poi volete leggere un bellissimo post sui luoghi del romanzo “Frankenstein” vi suggerisco di leggere quello di Giovy Malfiori nel suo Emotionrit, un travel blog che apprezzo molto.

Di seguito il video pubblicato dal profilo YouTube de “IlBo Live” magazine dell’Università degli Studi di Padova.

Ma arriviamo al dunque. Quale il legame tra Mary Shelley ed i Colli Euganei cui faccio riferimento nel titolo?

Il viaggio in Italia ed il soggiorno degli Shelley nei Colli Euganei, un balsamo per lenire il dolore e l’inquietudine

L’Italia era una delle tappe irrinunciabili del Gran Tour, il viaggio in Europa che aristocratici e borghesi europei, specialmente inglesi,  facevano specialmente nel passaggio dall’età adolescienziale a quella adulta. Il Gran Tour era un po’ una sorta di “interrail” o “progetto Erasmus” dell’epoca quindi che iniziò a diffondersi tra il XVI ed il XVII secolo e che raggiunse l’apice nel XVII e fino alla metà del XIX secolo.

Fu così che dopo la pubblicazione di Frankenstein ed il matrimonio tra Mary e Percy Bysshe Shelley, i due assieme a Lord Byron, alla sua compagna Clair Clermont e ai figlioletti dei due (i coniugi Shelley dopo la morte della primogenita ebbero altri due figli, William e la piccola Clara di 1 anno mentre Byron e Claire chiamarono la loro figlia “Allegra”) decisero di scendere in Italia e di intraprendere questo viaggio in un paese che affascinava da sempre intellettuali e letterati di tutto il mondo per la sua cultura, il suoi paesaggi, il clima mite. Nel caso di Mary  il suo viaggio in Italia fu molto di più, fu anche contatto con il popolo italiano e la sua oppressione, un paese rappresentato nell’iconografia tradizionale come una figura femminile splendida ma prostrata. Quasi un parallelismo con il vissuto personale di Mary che grazie al suo viaggio in Italia ebbe modo di emanciparsi come donna e di crescere come artista pubblicando romanzi, saggi critici, ed un diario di viaggio.

Il loro viaggio in Italia iniziò subito con un dramma, l’ennesimo, la morte della piccola Clara Shelley. La piccola ebbe un malore giunta nei pressi dei Colli Euganei e, portata a Venezia per essere curata, morì di febbre e fu sepolta al Lido di Venezia. E’ la visione del profilo dei Colli Euganei visti dal lido di Venezia ad ispirare i suoi “Versi scritti tra i Colli Euganei” di P.B Shelley sugli “euganei” visti come “Isole in fior nel mare della vasta angoscia

Percy Bysshe e Mary Shelley tra Este, i Colli Euganei e Venezia

Fu così che dopo i coniugi Shelley soggiornarono più di qualche mese, tra l’estate e l’autunno del 1818, nella cittadina di Este, l’antico borgo medievale (e antica culla della civiltà paleoveneta) ai piedi del versante meridionale dei Colli Euganei. Ed quindi anche grazie a questi esponenti del romanticismo inglese che trova un’ampia legittimazione l’istituzione del Parco letterario dei Colli Euganei intitolato a Petrarca.

Furono ospiti dell’amico Byron ad Este in quella che oggi è chiamata Villa Kunkler (di propietà della famiglia Piccioni), antico convento dei cappuccini , nota anche come “Villa Byron” per via che il poeta romantico la affittò e vi soggiornò, anche se pare solo per pochi giorni.

Fu in questa villa, proprio dietro alle mura del castello di Este che Percy Bisshe Shelley compose “Giuliano e Maddalao”, il primo atto del dramma lirico “Prometeo liberato”, Mary Shelley iniziò a scrivere il “Valperga” romanzo pubblicato pochi anni nel 1823 e che ambienta alcune vicende sui Colli Euganei. Mary Shelley nel corso di altri saggi e prefazioni ai libri del marito citerà spesso Petrarca e Foscolo, entrambi legati al territorio dei Colli Euganei.

Le dolci parole spese dagli Shelley sui Colli Euganei fanno capire il loro affetto per queste nostre terre in un momento di grande dolore personale come la morte della figlia Clara, dopo che già avevano perso la prima (e perderanno anche William l’anno successivo. Un solo figlio sopravvisse alla coppia). La dolcezza del paesaggio che Percy Bisshe descrisse nei suoi “Versi sui Colli Euganei” vissuto e amato durante numerose passeggiate pare abbiano contribuire a rassenare la coppia dal dolore ed averli ispirati nella loro arte.

Non solo. Per Mary Shelley il soggiorno ad Este fu significativo anche per quanto riguarda il suo Frankenstein. Se il successo è immediato per quanto riguarda l’apprezzamento dei lettori, non altrettanto fu per la critica. Era nella Villa dei Cappuccini di Este quando venne a sapere delle prime stroncature ma anche fu qui che ricevette del celebre scrittore scozzese Walter Scott, noto per il suo Ivanhoe.

Di recente pubblicazione (2017) è il libro “Isole in fiore. Mary e Percy B.Shelley tra Este, Venezia e i Colli Euganei” di Francesco Selmin, uno dei massimi esperti ed amanti del territorio dei Colli Euganei.

Alberto Botton

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