Festa dell’Epifania. Significato religioso, origini della befana e altre tradizioni

Con il seguente post vi parlo della festa dell’epifania che “tutte le feste si porta via”! (Ma tranqui che dopo inizia il Carnevale!)


Ho un certo interesse per quella che è la cultura popolare ed in generale per le tradizioni, anche ancestrali, che si perdono nella notte dei tempi e questo vale anche per la festa dell’epifania.

Questo post vuol essere un approfondimento culturale sul significato religioso della festa dell’epifania, secondo la tradizione, e della parola epifania.

Per quanto riguarda Padova, inoltre, a partire dal 2023 l’ex tradizionale rogo della befana in Prato della Valle è stato mandato in soffitta. Al suo posto, ad allietare e riempire di meraviglia i più piccoli c’è un’alternativa. Si tratta di una marionetta gigante raffigurante la simpatica vecchina che rappresenta l’anno vecchio che se ne va..

La befana in Prato della Valle dell’epifania 2025 avrà un’immagine rinnovata, come potete vedere nel video qui sotto

Epifania: significato religioso della festa

Come tutti sappiamo, la festa dell’Epifania è una festa cristiana che si celebra il 6 gennaio. Questo vale per le chiese occidentali e anche quelle orientali che seguono il calendario gregoriano. Viene invece celebrata il 19 gennaio dalle chiese che seguono il calendario giuliano.

Il termine “epifania” deriva dal greco antico e significa “manifestazione”, “apparizione divina”, “venuta”. Si riferisce ovviamente all’apparizione di Gesù bambino di fronte all’umanità. Questa viene rappresentata dalla visita dei tre Re Magi nel Cristianesimo occidentale e dal battesimo nel Cristianesimo Orientale.

Tuttavia il fatto che i Re Magi fossero tre così come il fatto che si chiamassero Melchiorre, Baldassare e Gaspare fu introdotto dalla Chiesa solamente nel Medioevo. Nè i vangeli nè la Bibbia danno infatti indicazioni precise sul numero e l’identità dei Magi. Pare che furono scelti nomi diffusi all’epoca tra i sovrani indoeuropei e la Persia (attuale Iran).

Se volete approfondire visitate la voce “Epifania” su wikipedia.

La cometa di Halley nella natività? Una fantastica “intuizione” di Giotto nella Cappella degli Scrovegni

Giotto Adorazione dei Magi Cappella degli Scrovegni Padova

Dopo quello dei Re Magi, sfatiamo un altro mito, quello della cometa di Halley.

Non so voi ma fin da piccolo quando facevo il presepe o i disegnini della Natività sopra alla capanna o grotta dove nacque Gesù ho sempre creduto ci andasse la cometa di Halley. È grazie alla stella cometa che i Re Magi riuscirono a giungere a destinazione, no? Non era così?

Pare invece che questo “mito” fu introdotto nell’ “Adorazione dei Magi” di Giotto quando nel suo splendido ciclo di affreschi nella “nostra” Cappella degli Scrovegni di Padova l’artista toscano dipinse al posto della stella di Betlemme una cometa, la cometa di Halley che pare aver visto tra il 1301 e 1302.

Origini e festa dell’Epifania secondo la tradizione

Il Ma che c’entra la festa dell’Epifania cristiana, con la Befana ed altri riti e tradizioni?

Come in altre situazioni (pensiamo ad Halloween) anche in occasione dell’epifania assistiamo a fenomeni di “sincretismo” e di fusione tra festività cristiane e antichi riti pagani preesistenti. Mi riferisco alla figura della Befana e ai roghi della Befana o dei panevin, cataste di legname. Si tratta di tradizioni di origine molto più antica e pre-cristiana ma comunque ben radicate nelle usanze delle persone. Talmente ben radicate da non poter essere eliminate del tutto e per fortuna, secondo me, perché anche la cultura arcaica arricchisce quella contemporanea.

Qui sotto alcune immagini del rogo della Befana in Prato della Valle, com’era da tradizione fino a pochi anni fa.

brusa la vecia Padova festa dell'epifania a Padova

Quali sono dunque le origini della befana? Il termine befana in origine significava appunto “epifania” dal greco Bifania e le sue origini sono pagane, ai tempi dell’antica Roma e legata al culto di Diana.

Se il 25 dicembre è stato scelto come giorno di Natale, pare dalla festa pagana del Sol Invictus quando il sole vince sul giorno più lungo dell’anno, il solstizio d’inverno, era tradizione festeggiare 12 giorni dopo la dea Diana, dea dell’abbondanza e della cacciagione.  Dodici giorni dopo il solstizio d’inverno si celebrava la morte e la rinascita della natura e quindi nei culti più antichi quali romani ma non solo si celebrava l’epifania di Madre Natura.

Nell’antica Roma si identifica questa Bifania con Diana, ma anche nella mitologia germanica. Holda e Berchta rappresentavano la personificazione femminile dell’inverno. La Dea non era rappresentata ovviamente come brutta e vecchia, fu la Chiesa Cattolica dell’Alto medioevo che, per condannare i riti propiziatori pagani, “trasformò” la Befana in una strega.

Da qui la tradizione della befana del “Brusa la vecia” durante la festa dell’Epifania e dei roghi della befana con i quali oggi si brucia l’anno vecchio e si da il benvenuto al nuovo. In origine erano appunto celebrazioni in sintonia con l’avvicendarsi delle stagioni che scandivano anche il tempo di vita delle persone visto che dalla natura e dal raccolto dei prodotti della terra si era dipendenti. Oggi quella del Brusa la vecia è una tradizione diffusa in tutta Italia , anche nel nostro Veneto, sebbene la Befana fosse particolarmente diffusa in regioni quali Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche ed Umbria.

In seguito, passato l’Alto Medioevo la Chiesa Cattolica, superato forse il periodo di maggiore oscurità, volle limitare il significato diabolico della Befana. Lo fece attribuendole un’immagine più bonaria collegata alla storia dei Re Magi.

Fu così che nacque la leggenda che diede poi origini alla “tradizione della calza della Befana“. Questo è il motivo per cui la festa dell’Epifania è ancora tra le preferite dai bambini! In origine il carbone veniva inserito nelle calze come ricordo dei falò di cui parlerò dopo o comunque della stagione invernale. In seguito il carbone nella calza della Befana divenne la “punizione” per i bambini disobbedienti.

Nel XII secolo si diffuse infatti la credenza che i Re Magi, in difficoltà nel cercare il luogo di nascita di Gesù chiesero informazioni ad un’anziana signora che si rifiutò di aiutarli e non volle seguirli per andare a visitare il “bambino”. La donna poi si pentì e dopo aver realizzato un cesto di dolci si mise alla loro ricerca ma non riuscendo a trovarli si fermava ad ogni casa donando dolciumi a tutti i bambini che incontrava. Da quel momento si diffuse l’usanza di lasciare fuori dalla casa gli scarponcini e le calze dei bambini affinché nel suo lungo viaggio la befana potesse cambiarseli o meglio augurandosi fossero riempiti di dolciumi!

Festa dell’epifania. I “Panevin” e i falò di inizio anno

Altrove c’erano altre tradizioni ed altri riti (leggi la voce Befana su wikipedia). In Veneto erano e sono ancora oggi diffusi in occasione della festa dell’Epifania nelle aree più rurali della regione, i cosiddetti “panevin” o falò di inizio anno la sera del 5 gennaio. I panevin costituiscono una tradizione dell’Italia nord-orientale con le sue varianti nella modalità e le sue varianti linguistiche (in Friuli “pignarul”, tra Treviso, Pordenone e Venezia, panevin (guarda altre foto di Cristian Guizzo sui panevin nella marca trevigiana) o panain, da pane e vino, ma anche “pìrola-pàrola”.

Davanti ai falò si usa poi ristorarsi con vin brulè e pinza, dolce “povero” della tradizione contadina fatto con pane raffermo ed ingredienti di risulta..chissà se il nome “Panevin” deriva proprio dall’usanza del consumare vin brulè e pinza. In compagnia e davanti al fuoco poi osservando il movimento delle faville si spera di cogliere buoni auspici per la successiva stagione ed il successivo raccolto.

« Pane e vino,
la pinza sotto il camino.
Faville a ponente
pannocchie niente,
faville a levante
pannocchie tante »

Evviva la festa dell’Epifania che tutte le feste si porta via!

Alberto Botton

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Alberto Botton
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Insegnante di accoglienza turistica e geografia, appassionato di territorio, scrivo su Padova e provincia sul web da oltre 15 anni. Mi piacciono i podcast e la birra artigianale.

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