Egitto di Belzoni - mostra Belzoni Padova 2019-2020

In attesa della grande Mostra L’Egitto di Belzoni a Padova! (Dall’Autunno 2019)

Raramente sono stato così contento al momento dell’annuncio di un evento culturale in programma nella mia città come per la Mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”, visitabile a Padova da ottobre 2019 a giugno 2020.
Il perché è presto detto: finalmente la città di Padova rende omaggio ad un suo concittadino più famoso forse all’estero che in città (Per il Times “L’italiano più famoso del mondo“), quel Giovanni Battista Belzon (poi cambiato in Belzoni) che testimonia perfettamente il detto “Nemo Propheta in patria est“, un padovano dalla storia eccezionale e dalla vita straordinariamente avventurosa, un personaggio proprio da film d’avventura e che proprio uno dei popolari personaggi dei film d’avventura ha ispirato. George Lucas infatti si ispirò al nostro Giovanni Belzoni nel creare il personaggio di Indiana Jones.

Io e il Grande Belzoni!

Ora, non sono di certo un esperto di Belzoni, non sono uno studioso, ne ho scritto libri ne faccio parte dell’associazione Belzoni che si sta impegnando nel promuovere la figura di questo grande padovano, tuttavia consentite anche a me, modesto blogger locale, di condividere piccole gioie belzoniane! 🙂

sketch fumettista Walter Venturi Il grande Belzoni

Lo “sketch” di Walter Venturi a me dedicato

Su Giovanni Belzoni, l’Indiana Jones di Padova ho scritto il post che potete leggere cliccando sul link, così come ho dedicato un post al fumetto “Il grande Belzoni” di Walter Venturi pubblicato dalla Sergio Bonelli editore. Ho avuto modo di incontrare Walter Venturi in occasione della presentazione fatta qualche anno dopo l’uscita del fumetto in occasione del festival di fumetti Be Comics e congratularmi con lui dopo che ci eravamo sentiti via facebook. A lui stesso pareva strano che fosse stato lui, un romano di nascita, a narrare le gesta di un grande padovano!

Un’altra soddisfazione, che fa per me della mostra L’Egitto di Belzoni una sorta di chiusura del cerchio, fu un breve intervento in una trasmissione radiofonica. Dopo aver scritto il post su Belzoni, fu infatti contattato dalla redazione  Rai Radio 2 della trasmissione “Il geco di città” e partecipai in quanto blogger locale concittadino di Belzoni assieme, mi par di ricordare ad una ricercatrice del Museo Egizio di Torino e ad un mediatore interculturale egiziano. Divertente fu che quelli d Radio 2 mi chiesero di farmi trovare davanti alla casa di Belzoni, nella via che oggi che da lui prende il nome, per il collegamento e che io pure ci andai effettivamente come se via radio trovarmi li o nell’orto di casa mia avrebbe fatto qualche differenza.

Non solo, grazie all’articolo su Belzoni qualche anno fa ebbi un’altra bella soddisfazione! Fui infatti contattato dall’associazione culturale “Gaetano Osculati” di Biassono in Brianza perché dopo aver letto il mio articolo decisero di organizzare una visita ai luoghi belzoniani a Padova in una sorta di gemellaggio tra l’esploratore brianzolo Gaetano Osculati che ebbe il merito di far conoscere l’Amazzonia al mondo. E così feci, girai il contatto ad un tour operatore padovano, suggerendo anche qualche percorso di visita che poi fu effettivamente messo a punto da una guida turistica, e così un pulmann giunse a Padova dalla Brianza, un po’ anche per merito mio. Questo il loro racconto, anche se non fui citato ma pazienza

Parte dal Portello la storia del Grande Belzoni

Casa dell'esploratore Giovanni Belzoni a Padova

Casa del Belzoni

Cresciuto al Portello assieme ai molti fratelli, in una famiglia povera. dopo aver iniziato a lavorare come garzone nella bottega di barbiere del padre, si trasferì a Roma per gli studi al Seminario dove studiò materie idrauliche ma soprattutto iniziò ad appassionarsi all’archeologia, fuggì per non essere arruolato nell’esercito napoleonico ed inizio a vivere di espedienti in giro per l’Europa fino a quando, in Inghilterra, si affermò come teatrante e come “uomo forzuto” al circo. Belzoni era infatti un omone di oltre 2 metri, con una forza incredibile, e al circo faceva impazzire il pubblico con il suo numero del “Sansone Patagonico” quando riusciva a sollevare da terra una piramide di 12 uomini.

Si innamorò di una donna irlandese, Sarah Banne e con lei decise di cambiare vita perché, lui, esperto di studi idraulici, mal sopportava di essere applaudito come un “fenomeno da baraccone”, la sua ambizione reclamava rispetto e fu così, che a Malta ebbe modo di conoscere emissari del Pasha d’Egitto e qualche membro dell’intelligence inglese. In quegli anni il Meditìteraneo era un po’ come un “lago inglese” vista l’influenza britannica che però era insidiata dai francesi, in particolare in Egitto. Già qui, si possono notare tutti gli elementi per un film bomba al botteghino, un film che vedrei bene girato da Tim Burton o John Landis: l’italiano forzuto che abbandona per ambizione l’ambiente circense, una donna irlandese dal carattere forte e risoluto che lo segue, interessi diplomatici in epoca coloniale, spionaggio…Ma l’avventura del nostro Belzoni è appena iniziata. Giunto in Egitto per aiutare il governo locale per progettare sistemi di irrigazione si rende conto che non sarà neppure quel settore a dargli da vivere ma sarà quell’italica grande capacità nell’arte di arrangiarsi a cogliere che in quel momento gli stati europei si lanciavano in spedizioni alla scoperta dell’Egitto sconosciuto e dei suoi tesori. La Mostra sull’ Egitto di Belzoni farà senz’altro, e  mi auguro in modo spettacolare, vedere come Belzoni decise di cavalcare quest’onda e di lanciarsi nell’attività di esploratore prima e di egittologo poi, quando volle concentrarsi, nello scoprire i tesori dell’antica civiltà egizia!

“L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”, una grande mostra per un nostro grande concittadino

Belzoni visse la sua straordinaria avventura in Egitto dal 1815 al 1819 in un periodo in cui impossessarsi di oggetti d’arte, sculture, statue dell’antica civiltà egizia rappresentava un’occasione di prestigio per gli Stati europei. In quegli anni dell’Ottocento iniziano a formarsi le straordinarie collezioni di musei quali il British Museum di Londra, il Louvre di Parigi, i musei di Torino, Firenze, Bologna, Lleida ed i più grandi fornitori erano i diplomatici di stanza da quelle parti, quali Drovetti per la Francia, Henry Salt per l’Inghilterra e Anastasi per la Svezia che si servivano di persone come Belzoni per campagne di scavo considerate quasi dei saccheggi. All’epoca non c’era la cognizione, ne da parte dello stesso Egitto ne dei paesi europei, di un’unica grande civiltà antica e le opere ritrovate trafugando tombe e profanando templi soddisfavano più un gusto modaiolo per l’esotico che il desiderio di scoperta scientifica.
Belzoni ebbe comunque modo di dimostrare le sue competenze ingegneristiche quando costruì un marchingegno per sollevare e trasportare l’enorme statua della testa del “Giovane Memnone” (in realtà Ramses II) lungo il Nilo prima di essere portato in Inghilterra al British museum, scoprì la magnifica tomba di Sethi I, Berenice, la città sul Mar Rosso, l’ingresso della piramide di Chefren a Giza e quello del tempio di Abu Simbel, …Dalla piramide di persone che sollevava nei circhi e teatri d’Inghilterra  alle piramide egizie!

La mostra di Belzoni mi auguro possa anche raccontare l’Egitto di Belzoni ma anche il Belzoni uomo, con la sua straordinaria forza interiore, il suo sentirsi cittadino del mondo, la sua voglia di libertà che lo fece fuggire da governi quali quello Napoleonico ed austriaco che opprimevano la sua gente, la sua ambizione e desiderio di affermarsi per le sue competenze e non per il suo aspetto fisico.
Il cambiarsi il proprio nome da Bolzon in Belzoni sottolinea forse una sua insofferenza per le sue origini padovane. Non che in cuor suo non amasse la propria città ma, specie in quegli anni, sotto il giogo di potenze straniere, in quella che era una piccola città e cresciuto in una famiglia povera darsi un nome dal suono più “italiano” forse era un modo per lui, affrontare con maggior sicurezza la vita quotidiana nei vari paesi in cui visse. O forse per puro pragmatismo: amava sentirsi a casa e lo stesse fece in Egitto quando decise di smettere le vesti occidentali per vestire secondo la moda araba. In quegli anni si sentiva comunque suddito britannico perché in Inghilterra aveva  raggiunto una posizione rispettabile anche se voleva essere apprezzato per altro rispetto al suo mestiere di teatrante. Fu un certo Charles Dickens che lo ammirava molto a dire che Belzoni ed Henry Salt si conoscevano entrambi fin da prima dell’incontro a Malta poiché entrambi facevano parte della loggia massonica del duca del Sussex.  Non che i due si amassero ma Belzoni soffrì molto quando il console Salt voleva appropriarsi delle sue scoperte anziché riconoscerle.  Fu anche per questo che, all’interno della piramide di Chefren e non solo volle lasciare la sua firma “Scoperta da G. Belzoni il 2 marzo 1818“.
La mostra “L’ Egitto di Belzoni” mi auguro saprà far conoscere la straordinaria vita di questo grande padovano, a tributargli gli onori che merita.

Man mano che filtreranno indiscrezioni e curiosità sulla mostra di Belzoni ve le scriverò qui sotto!

In attesa della Mostra di Belzoni a Padova. Letture per scoprire le avventure dell’Indiana Jones del Portello
(in aggiornamento)

Non solo mostra Egitto di Belzoni. Progetti ed iniziative
(In aggiornamento)

 

 

Alberto Botton

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