La vera storia di Babbo Natale. Un lungo viaggio per la gioia dei bambini

Nel periodo delle feste pare esserci sempre un personaggio deputato alla consegna dei doni ma qual è la storia di Babbo Natale come lo conosciamo oggi tanto amato dai bambini?

In occasione del Natale a Padova, vi parlo quindi della storia di Babbo Natale, figura la cui immagine è diffusa in tutto il mondo occidentale oltre che in Giappone ed in alcune zone dell’Asia Orientale, noto come Santa Claus nei paesi anglofoni ma comunque originato principalmente da San Nicola, anche se non solo da lui come vedremo.

Il Natale in particolare per i bambini è un periodo magico e un po’ tutti, credo e spero per voi, ricordiamo con gioia e forse un pizzico di nostalgia il Natale delle nostra infanzia, trascorso in famiglia con amici e parenti in un’atmosfera calda, gioiosa e rassicurante in attesa della Notte di Natale e soprattutto in attesa di quel signore anziano vestito di rosso con la barba bianca che sarebbe sceso dal camino per portarci i regali che noi gli avevamo chiesto scrivendogli una letterina: ma qual è la storia di Babbo Natale?

Dopo aver visitato la mostra “Prima di Babbo Natale. Santa Claus nelle illustrazioni tra Ottocento e Novecento” visitabile fino al 27 gennaio 2019 a Palazzo Zuckermann mi sono deciso di dedicare un post a questo personaggio che torna a farci visita ogni anno e che magari nelle nostre vite abbiamo sempre dato per scontato come esistesse da sempre e non è affatto così! Quali sono quindi le origini di Babbo Natale? Come si è sviluppata nel corso degli anni l’immagine di Babbo Natale come signore anziano dalla folta barba bianca e tutto vestito di rosso in viaggio con una slitta di renne e che abbiamo ritrovato ovunque, nelle pubblicità, nei film e in quelle bellissime cartoline ed illustrazioni tipiche del Natale Vittoriano ed ottocentesco.

La storia di Babbo Natale dalle origini

Anche per la storia di Babbo Natale e per il Natale valgono le considerazioni fatte in occasione dei post dedicati alle origini dell’Epifania (e della storia della befana) e di Halloween e cioè che quasi sempre le festività cattoliche comprendono e, sono state arricchite nel corso dei secoli, da un’infinità di tradizioni locali, spesso a loro volta originate da leggende e miti dell’era pre-cristiana e pagana, che hanno trovato nella modernità e anche nel consumismo una sintesi che ha le rese molto popolarissime in tutto il mondo.

Dalle feste pagane del solstizio d’inverno le prime tradizioni natalizie

Non tutti sanno che la data del Natale cristiano fu fatta cadere il giorno 25 dicembre da Papa Giulio I per sovrapporre la festività cristiana ai riti pagani preesistenti e relativi ai festeggiamenti del solstizio d’inverno, un’antica festa pagana dedicata al sole come succedeva in altre festività che seguivano il susseguirsi delle stagioni e dei cicli della natura. La festa del solstizio d’inverno era la festa della rinascita della natura, nel giorno di massima oscurità, si celebrava la luce poichè a partire da questo giorno le giornate iniziano ad allungarsi. Una festività in sintonia quindi con lo spirito del Natale cristiano che celebra la nascita del bambin Gesù.

Nei paesi germanici il solstizio d’inverno corrisponde alla festa di Yule, mentre nella tradizione celtica e druidica si parla di Alban Arthan, la festa della Luce di Re Artù. A questi tempi e a queste celebrazioni dobbiamo l’usanza di creare decorazioni con il vischio e l’agrifoglio o con le piante “sempreverdi” come lo è l’albero di Natale poichè sono piante che richiamano la vita e la rigenerazione. I celti furono i primi a decorare alberi di sempreverdi mentre i Vichinghi portavano in casa abeti rossi che venivano addobbati come alberi da frutto per invocare la fertilità nella buona stagione. Ai tempi dell’antica Roma si celebravano i Saturnali per celebrare il potere del sole (festa del “Sol invictus”) ed il ritorno alla luce: il solstizio d’inverno segna infatti il giorno più breve come numero di ore di luce, a partire dal quale le giornate di luce si allungano. Durante le giornate dei Saturnali a Roma tutto era concesso tant’è che possiamo considerare questa festa antesignana del carnevale.  In occasione dei Saturnali ci si scambiava piccoli doni, le strenne (in latino strinae).

Come per i riti dedicati ai Samhain anche in occasione dei riti legati al solstizio d’inverno venivano organizzati dei cortei notturni per boschi e campagne al seguito di divinità provenienti dal mondo dei morti (per i romani Saturno e Plutone) o le cosiddette cavalcate di Epona, dea celtica della fertilità, così come nei paesi germanici delle battute di caccia selvaggia capeggiate da Odino, divinità rappresentata come un anziano dalla folta barba bianca ed un bastone che amava girare in incognito tra i mortali tutto incapucciato.

L’avvento del Cristianesimo e la leggenda di San Nicola legata al Natale

Con l’avvento del Cristianesimo entriamo nel vivo della storia di Babbo Natale poichè emerge, come portatore di doni, la figura di San Nicola di Myra detto anche di Bari, la cui festa cadeva il 6 dicembre.. Secondo la tradizione infatti è da San Nicola che origina Babbo Natale poichè fu costui a soccorrere 3 giovani sorelle costrette a prostituirsi per la povertà della propria famiglia caduta in disgrazia regalando loro una dote di un altrettanti sacchetti di monete d’oro affinchè si potessero sposare. Secondo la leggenda San Nicola consegnò l’ultimo sacco calandosi dal camino…

Fu così che San Nicola fu l’occasione per ereditare e trasformare tutte le tradizioni pre-cristiane legate al solstizio d’inverno anche se, alcune credenze e miti rimasero a lungo nel folklore europeo. Fino al medioevo infatti si credeva che San Nicola, rappresentato in abiti vescovili, fosse accompagnato da un gruppo di essere selvaggi e demoniaci (come i moderni Krampus) ed era uno di questi a consegnare i doni ai bambini buoni o a punire quelli cattivi con una bacchetta di legno o portandoseli via, addirittura.

Ancora oggi la consegna dei doni il 6 dicembre è piuttosto diffusa in Olanda, Germania, Austria, anche in Italia in Alto Adige e nella città di Bari, dove, secondo la tradizione, sono conservate le sue reliquie.

Dai portatori di doni della Riforma protestante a Santa Claus

Nei paesi germanici e dell’Europa continentale maggiormente interessati dalla Riforma Protestante del XVI secolo e alla conseguente sparizione del culto dei santi (e quindi anche di quello di San Nicola) divennero loro i portatori di doni in occasione delle festività natalizie.

In Inghilterra, a partire dalla metà del XV secolo si hanno testimonianze della figura di “Father Christmas”, altro personaggio che rientra nella storia di Babbo Natale. “Father Christmas” rappresentava l’impersonificazione dello spirito gioioso del Natale ed è costui che, nel celebre “Canto di Natale” di Charles Dickens, ispira il personaggio dello Spirito del Natale Presente. Father Christmas arrivava a capo di un corteo mascherato che passava di casa in casa per festeggiare il Natale con musica e pantomime assieme ai suoi figli. Già nel Seicento veniva raffigurato con una lunga barba sottile e vestito con un lungo pastrano con i bordi di pelliccia, ed un cappello dotato di fibbia mentre nel Settecento e ancor di più nell’Ottocento appariva con un aspetto da druido, adornato con ghirlande di vischio e agrifoglio. Father Dickens divenne in Inghilterra portatore di doni natalizio solo nella seconda metà dell’Ottocento, quando divenne la versione britannica del Santa Claus che inizia a spopolare negli Stati Uniti.

Tornando alla Germania e all’Europa continentale, fu proprio Martin Lutero nel 1535 impose il giorno di Natale come giorno di consegna dei regali che prima avveniva il 6 dicembre, festa di San Nicola. Fu in questi anni che si impose una nuova figura, anch’essa legata alla storia di Babbo Natale e cioè quella del Christkindl, il “bambino di Cristo”, una sorta di angioletto biondo o lo spirito di un bambino che porta i doni in nome di Gesù. Durante l’XIX secolo il Christkindl fu adottato anche da alcuni paesi e territori cattolici, come sud della Germania, Svizzera, Austria, Alto Adige, Slovenia, Croazia mentre nei paesi protestanti fu via via sostituito dal Weihnachtsmann, una figura di transizione tra San Nicola ed il moderno Santa Claus che riprende anche il Signor Inverno e la tradizione russa del Nonno Gelo, ancora oggi diffusa in Russia. Nella seconda metà del Settecento, quando venne menzionato per la prima volta, il Weihnachtsmann veniva rappresentato come un vecchio rassicurante e bonario dalla folta barba bianca con un lungo abito ed un cappello a punta o coperto da un cappuccio. Si spostava a piedi o a cavallo portando con sè un sacco pieno di doni per i bambini buoni o un fascio di verghe di legno per quelli cattivi (retaggio del terrificante Knecht Ruprech che accompagnava San Nicola). Le bellissime illustrazioni a colori realizzate in Germania nella seconda metà dell’Ottocento si diffusero in tutta Europa, anche in italia, e molto anche negli Stati Uniti ed indubbiamente influenzarono la nascita del moderno Santa Claus che di fatto vuol unificare la figura del portatori di doni natalizi.

Santa Claus, portatore di doni natalizi negli Stati Uniti.

Se i primi coloni inglesi giunti negli Stati Uniti furono i puritani che, in sintonia con la Riforma, avevano rifiutato il culto dei Santi i coloni olandesi di Nuova Amsterdam, da cui originerà la città di New York, mantennero vivo il ricordo della festa di Sinterklaas (la festa di San Nicola del 6 dicembre) che divenne la festa natalizia più popolare. Inoltre nel corso del Settecento e del secolo successivo giunsero molte ondate migratorie dalla Germania che a loro volta introdussero altri portatori di doni.

Fu quindi in seguito a questi flussi migratori dall’Europa e tutte le credenze e le tradizioni legate al Natale introdotte che si avvertì la necessità di trovare una sintesi, individuata nella figura di Santa Claus, storpiatura del Sinterklass olandese.

La fortuna di Santa Claus tra Ottocento e Novecento. Le cartoline e la pubblicità!

L’Ottocento fu il secolo che decretò il successo di Santa Claus e che diede l’impulso decisivo alla storia di Babbo Natale e questo grazie all’immagine. Anche il Babbo Natale moderno infatti, se vogliamo, è il risultato di un processo di comunicazione e marketing che si è sviluppato nel corso degli ultimi due secoli, perdonatemi il taglio poco romantico del ragionamento ma credo che più o meno andò proprio così.

Nel 1821, in un libricino pubblicato per i bambini dal titolo “The Children’s friend” all’interno del quale c’era un poemetto scritto da Arthur J. Stansbury dedicato all’ “Old Santeclaus” con le prime raffigurazioni a lui dedicate. Santa Claus appariva come un vecchio dalla barba bianca vestito di un pesante pastrano e con in testa una sorta di colbacco, un cappello di pelliccia. Per la prima volta lo si vede viaggiare a bordo di una slitta trainata da una renna che lo accompagna sui tetti delle case, dai cui comignoli vi si intrufula per la consegna dei regali, giocattoli o dolciumi che lascia nelle calze appese dai bambini sui camini, o di verghe di legno per i bambini cattivi.

Nel 1823 ancora più successo ebbe l’immagine di Clement C. Moore inserita nel poemetto “A visit from St. Nicholaus” e che vedeva Santa Claus rappresentato come un gnomo bonario, vestito in abiti tradizionali olandesi del Settecento che viaggiava con una slitta trainata da ben 8 piccole renne.

Già nel 1841 appare il primo annuncio pubblicitario in cui Santa Claus appare nelle vesti di testimonial. Nel quotidiano locale “Albany Evening Journal” di Albany l’azienda “Pease’s Great Variety Store” reclamizza i propri prodotti in vista delle feste. Da allora l’uso dell’immagine di Santa Claus nella pubblicità divenne comune e non solo nella pubblicità. Per la propensione del personaggio in questione a suscitare fiducia e sentimenti positivi l’immagine di Santa Claus fu utilizzata anche per promuovere anche vari strumenti finanziari o impressa su banconote.

L’illustratore Thomas Nast a partire dal 1863 iniziò a pubblicare sulle pagine del “Harper’s Weekly” le sue incisioni e vignette tra cui anche quelle dedicate a Santa Claus, un Santa Claus la cui immagine iniziò a distaccarsi dal quella dello gnomo olandese precedente per divenire un elfo, sempre di piccola statura, ricoperto di un folta pelliccia marrone ma dall’aspetto più rubicondo e rassicurante. Dal 1873 iniziò a realizzare anche una serie di cartoline augurali per il mercato europeo e, visto il successo immediato, le ripropose anche per il mercato americano. Santa Claus nel 1885 appariva più alto e corpulento con un vestito rosso bardato da una pelliccia bianca con stivali e cintura neri. La storia di Babbo Natale, o meglio la storia della sua immagine, è ormai quasi giunta quasi a compimento.

A partire dagli anni 20 del Novecento quest’immagine di Santa Claus entra nell’immaginario comune americano anche grazie alle copertine del “Sunday Evening Post” realizzate dal pittore ed illustratore Norman Rockwell che adottava una stile realistico senza rinunciare a conferire romanticismo ed ironia al personaggio di Santa Claus. Decisivo nella storia di Babbo Natale e nella costruzione dell’immaginario comune è la pubblicità della Coca Cola del 1931 con il disegno di Hadden H. Sundblom che raffigura il Santa Claus moderno con le guance rosse il viso rugoso, il fisico corpulento ma allo stesso tempo vitale ed energico.

E a partire dagli Stati Uniti, un Santa Claus/Babbo Natale particolamente forte e vigoroso è pronto a ricevere le letterine dei bambini di tutto il mondo e a farsi carico di far loro reperire sotto l’albero i tanto attesi doni! Ed è così che la storia di Babbo Natale arriva ai giorni nostri, un Babbo Natale sempre al passo dei tempi, pronto a confrontarsi con lo stile di vita attuale e con i cambiamenti in corso! Ho, ho, ho!

 

Alberto Botton

tag: storia di Babbo Natale, origini di Babbo Natale

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