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La Cappella degli Scrovegni e la grande opera d’arte di Giotto a Padova

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Cappella degli Scrovegni Padova

Un capolavoro d’arte che appartiene all’umanità e che Padova ha l’onere e l’onore di custodire


La Cappella degli Scrovegni a Padova, dedicata alla Beata Vergine Annunziata, è un luogo di culto cattolico e principale luogo di interesse culturale della città per via del ciclo degli affreschi realizzato da Giotto.
Questi affreschi della cappella, realizzati tra il 25 marzo 1303 e il 25 marzo 1305, sono considerati un capolavoro e una delle massime espressioni artistiche del Trecento in Italia ed Europa. La Cappella degli Scrovegni è inserita rientra nei luoghi suggeriti all’interno del post su cosa visitare a Padova.

L’opera che la Cappella degli Scrovegni custodisce è considerato il più completo ciclo pittorico del grande maestro toscano che segnerà una vera e propria rivoluzione nella storia dell’arte occidentale. Le scene del ciclo degli affreschi con le storie di Anna e Gioacchino, di Maria e Gesù, le allegorie dei vizi e delle virtù e lo straordinario Giudizio Universale sono di un’espressività tale da emozionare e da padovano ancor di più.
Paradossalmente ritengo che questo sia il luogo meno “padovano” di Padova perché appartiene all’umanità, a tutto il mondo! Venire qui per me è un po’ come visitare il Palazzo del Bo, sede storica dell’Università di Padova: sono luoghi che hanno la forza ed il potere di far sentire una medio-piccola città della provincia italiana come centro del mondo.

Questa piccola chiesetta dalle linee architettoniche pulite e semplici, la cui facciata è caratterizzata da una bella trifora gotica sorge contigua ai resti dell’antica arena romana.
Fu infatti voluta Da Enrico Scrovegni, ricchissimo banchiere padovano, come cappella privata dell’imponente e sontuoso Palazzo, Palazzo Scrovegni, poi distrutto nell’Ottocento, e pensata anche come futuro mausoleo di famiglia Scrovegni.
Enrico Scrovegni era figlio di un altrettanto ricco usuraio, Reginaldo o Rinaldo Scrovegni e pensò di commissionare la realizzazione di un ciclo di affreschi a Giotto all’interno della Cappella, pare in suffragio di se stesso e del padre. Reginaldo Scrovegni, in quanto usuraio, fu citato da Dante Alighieri nel XVII canto dell’Inferno della Divina Commedia.

La Cappella degli Scrovegni fu consacrata in occasione della festa dell’Annunciazione il 25 marzo 1303.

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Filmato prodotto dall’Università degli Studi di Padova

Gli affreschi di Giotto: arte che emoziona

Appena entrati all’interno della Cappella degli Scrovegni l’impatto è davvero notevole: personalmente rimango sempre estasiato dalla vivacità dei colori degli affreschi di Giotto. Se i colori sono la prima meraviglia che gli occhi riescono a cogliere seguendo la spiegazione della guida potrete poi ammirare la fluidità delle varie scene raffigurate: quasi un fumetto ante-litteram.

Come detto prima le scene raffigurate sono quelle di Anna e Gioacchino, i genitori di Maria, poi quelle di Maria e Gesù fino al Giudizio Universale dell’Apocalisse raffigurato sulla controfacciata. Davvero spaventosi i demoni che si mangiano o torturano le anime dannate, immagini senz’altro ispirate all’Inferno dantesco.
Solo questo La grande espressività, infatti, è quel che segna la rivoluzione artistica di Giotto che supera l’arte medievale e bizantina per dettare le “linee guida” della modernità rinascimentale. La prospettiva che da movimento alle scene e la raffigurazione dei sentimenti umani erano un’assoluta novità. Il tutto sotto alla volta a botte colorata come un cielo azzurro stellato.

Tra gli affreschi una vera e propria “chicca” che crea una “liason” tra la Padova città d’arte e la Padova città della scienza. Nell'”Adorazione dei Magi” infatti, Giotto raffigura per la prima volta nella storia la stella di Halley, la biblica stella cometa, con uno stile “naturalistico”. Probabilmente Giotto ebbe modo di vedere il passaggio della stella di Halley nel 1301 e di restarne colpito a tal punto di volerla inserire nel suo affresco. Stella cometa, Magi..tant’è che ho menzionata questa curiosità culturale nel mio post dedicato alle origini dell’Epifania.

Pare che l’intero ciclo degli affreschi di Giotto alla Cappella degli Scrovegni di Padova sia stato ispirato dall’opera di Alberto da Padova (che non sono io) teologo agostiniano “lector” dei frati del vicino monastero degli Eremitani. In realtà questo predicatore era stato dimenticato e fu riscoperto da Giuliani Pisani, filologo classico e studioso dell’arte, che lo ha individuato come “teologo di Giotto” nonché grandissimo ed instancabile studioso della Cappella degli Scrovegni. Per chi volesse approfondire suggerisco infatti il suo libro “Il capolavoro di Giotto. La Cappella degli Scrovegni” Editoriale Programma (2015).

All’interno della Cappella degne di nota sono anche le sculture di Giovanni Pisano, interprete straordinario della cultura gotica così come il sarcofago di Andriolo De Santi che custodisce le spoglie di Enrico Scrovegni.

Il celebre e prezioso crocifisso di Giotto si può invece ammirare all’interno dei Musei Civici agli Eremitani.

Come visitare la Cappella degli Scrovegni a Padova

La Cappella degli Scrovegni è visitabile tutto i giorni dalle 9 alle 19 ed il biglietto di ingresso include anche la visita ai Musei Civici agli Eremitani e Palazzo Zuckermann. In alcuni periodi dell’anno si può visitare anche in notturna.

Per visitare la Cappella degli Scrovegni è necessario prenotare almeno 3 giorni prima a meno che si decida di pagare tramite carta di credito: in questo caso si può prenotare fino ad un giorno prima rispetto alla visita. Il visitatore sprovvisto di prenotazione può provare a vedere se c’è disponibilità presso la biglietteria dei Musei Civici Agli Eremitani, a cui si accede per visitare anche la Cappella degli Scrovegni.

Si accede in piccoli gruppi di 25 persone al massimo accompagnati da una guida turistica incaricata a mostrarvi e a spiegarvi la bellezza davanti ai vostri occhi. La visita ha una durata complessiva di circa 30 minuti. Potrete godervi la meraviglia degli affreschi di Giotto solo 15 minuti preceduti dal passaggio per altrettanti 15 minuti nel cosiddetto C.T.A (Corpo Tecnologico Attrezzato), sala di compensazione che consente di stabilizzare il microclima all’interno della Cappella. All’interno di questa sala vedrete dei filmati di presentazione e di introduzione alla visita, indubbiamente tanto breve quanto intensa!

D’altra parte pensate che questi accorgimenti meticolosi sono preziosi ed indispensabili per preservare l’integrità degli affreschi e dei materiali che, un andirivieni di persone, aperture e chiusure di porte, filtraggio di luce, alla lunga comprometterebbero.
Come detto all’inizio per Padova è un onore avere in città un simile capolavoro ma è anche un onere ed un impegno quello di doverlo tutelare a beneficio dell’umanità.

Per le prenotazioni e le indicazioni nel dettaglio della modalità di visita: http://www.cappelladegliscrovegni.it/

Cappella degli Scrovegni: Padova città dell’affresco ha inizio da qui

Se Padova verrà raccontata come “nursery of art” da William Shakespeare nel Prologo de “La bisbetica domata” lo si deve in primis all’opera di Giotto a Padova, impegnato già nella Basilica di Sant’’Antonio, nel Palazzo della Ragione prima di questa commissione privata.

Giotto ispirerà la nascita di un movimento artistico a lui ispirato, i cosiddetti “giotteschi”, particolarmente attivo a Padova, nel Trecento, secolo d’oro, in cui a governare era l’illuminata Signoria dei Carraresi. Tra questi artisti uno dei più noti ed apprezzati è senz’altro Giusto de Menabuoi di cui sul blog ho già parlato negli articoli dedicati al suo meraviglioso ciclo di affreschi al Battistero del Duomo e la sua celebre veduta di Padova del Trecento all’interno della Basilica del Santo.
Altri artisti giotteschi protagonisti a Padova furono Guariento, considerato l’artista di corte dei Carraresi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona.

E’ grazie a Giotto e alla Cappella degli Scrovegni se Padova è candidata a città patrimonio mondiale dell’umanità Unesco per gli affreschi del Trecento come Padova Urbs Picta. Possiamo infatti considerare una realtà e non un semplice “slogan” Padova città dell’affresco.

Alberto Botton


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